SuperMario, supereroi e Calciatori

Si fa presto oggi a diventare eroi, anzi supereroi, influenzati come siamo da fumetti e videogiochi, un richiamo all’infanzia e all’adolescenza, alla frivolezza per dare un tocco di colore alla grigia e monotona vita di ogni giorno. Figuriamoci poi nel calcio, dove ogni inezia viene chiacchierata, discussa, sviscerata, analizzata, ingrandita, glorificata, incensata. Qualsiasi cosa, la minima cosa poco oltre l’ordinario, la normalità, la mediocrità forse, ed ecco che tifosi, allenatori, dirigenti e giornalisti esaltano e magnificano l’autore, lo idolatrano, appioppandogli un epiteto fantasioso. Calcio e soprannomi, un binomio inscindibile. Tanti, tantissimi, di tutti i tipi. A tal proposito, come non citare uno dei protagonisti della vittoria dell’Italia sulla Danimarca, Mario Balotelli. Anzi, SuperMario, come è stato ribattezzato in onore al personaggio dell’omonimo videogioco che spopolava nei primi anni ’90.

Anche se adesso gioca all’estero, in Inghilterra, nel Manchester City, Mario è sempre sulla cresta dell’onda delle croanche sportive nostrane per le prestazioni non sempre all’altezza della sua classe. Da uno come lui ci si aspetta sempre molto, perchè Balotelli è senza ombra di dubbio uno dei calciatori italiani più forti e più talentuosi, ma purtroppo, come accade spesso in questi casi, occorre proprio scomodare il vecchio adagio “genio e sregolatezza”. Tanto talento ma anche tanta poca continuità di rendimento, tanti alti e bassi, dovuti anche ad una testa “calda”, famosi i suoi comportamenti ed i suoi colpi di testa dentro e, come se non bastasse, fuori dal campo, per non parlare del gossip, di cui la punta dei Citiziens è presenza quasi fissa.
Che peccato, che spreco per un ragazzo dalle potenzialità immense. Perchè poi guardi Italia-Danimarca e vedi che finalmente questo ragazzo sta dimostrando sul campo quanto davvero vale. A fine gara gli aggettivi si sprecano, tutti pronti a gettare quintali di miele e di titoloni sull’ex attaccante dell’Inter. Ma in questi casi occorre anche essere in grado di andare oltre l’emotività del momento, superare l’euforia e chiedersi: perchè Balotelli è così? Per quale oscuro motivo non sfrutta appieno quelle grandi doti che gli ha generosamente elargito Madre Natura?

Si, perchè fa una rabbia indicibile assistere ad una prestazione come quella offerta contro i danesi e a prove in cui, invece, spiccano solo indolenza, poco mordente, poco impegno, anche strafottenza e soprattutto poco rispetto verso compagni, avversari, allenatori, società e soprattutto appassionati e tifosi, vera forza motrice, vera anima di questo gioco.
E basta continuare a giustificarlo tirando in ballo la solita storia della giovane età. Il calciatore bresciano ha ormai 22 anni, età in cui si dovrebbe cominciare a prendere coscienza del mondo e di come ci si comporta, di cosa è giusto e cosa è sbagliato, a maggior ragione di come ci si muove su un palcoscenico che ormai calca da diversi anni e ai livelli più elevati. Sia chiaro, errare è certamente permesso, anzi, è normale, fisiologico, ma, come dicevano i latini, è perseverare che è diabolico. E Mario questo l’ha fatto, più volte…
Le sue dichirazioni nel post partita di Italia-Danimarca lasciano ben sperare: “Sia con la nazionale che con il City mi sono sempre impegnato tanto e sto migliorando. Se sono piu’ umile? Questa umiltà ce l’ho da un po’ e posso continuare ad averla”.

Hai centrato il punto caro Mario. Perchè nel calcio il talento è tanto, nessun allenatore e nessun allenamento te lo tira fuori, o ce l’hai o non ce l’hai, ma non è tutto, non basta essere bravi, avere una tecnica sopraffina e fare mirabilie con i piedi. Occorrono anche, e soprattutto, altre qualità, quali appunto l’impegno e l’umiltà. Perchè puoi essere bravo quanto vuoi, ma se in campo non corri, se non rincorri l’avversario, se non ci metti tutto te stesso, tutte le tue forze rispettando la casacca che stai indossando, i tifosi che ti stanno guardando, e che hanno pagato per guardarti, ma soprattutto la tua dignità personale, allora rimarrai magari un supereroe acclamato dalla massa informe, ma non sarai mai un vero Calciatore. Ideale che unisce tutte le caratteristiche precedentemente elencate.
Pensa a quelli meno fortunati di te, pensa a quegli onesti pedatori che calcano i più polverosi campi di periferia, dimenticati dai media e sconosciuti ai più, pensa a quelli che non ce l’hanno fatta ma che, pur non essendo dei fuoriclasse, continuano, per lavoro e per passione, ad inseguire un pallone con sacrificio, fino a quando l’arbitro non fischia, quelli che sputano l’anima in campo, quelli che non mollano mai.

Questa è la differenza tra un supereroe ed un Calciatore. Forse dopo ieri non cambierà nulla e Balotelli continuerà ad essere croce e delizia, o forse no, chi lo sa. Ma, caro Mario, il calcio non è sempre un videogioco…

  10:59 17.10.12
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SuperMario, supereroi e Calciatori
Si fa presto oggi a diventare eroi, anzi supereroi, influenzati come siamo da fumetti e videogiochi, un richiamo all’infanzia e all’adolescenza, alla frivolezza per dare un tocco di colore alla grigia e monotona vita di ogni giorno. Figuriamoci poi nel calcio, dove ogni inezia viene chiacchierata, discussa, sviscerata, analizzata, ingrandita, glorificata, incensata. Qualsiasi cosa, la
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