Osvaldo parla chiaro: “Se un compagno vende la partita non lo denuncio, lo ammazzo di botte”

Pablo Daniel Osvaldo ha rilasciato una lunga intervista al mensile GQ, che andrà in edicola nella giornata di domani. Intervista dove l’attaccante argentino non ha mancato di mettere in evidenza doti come la sincerità e la capacità di non dare mai risposte votate all’ovvietà. Il calcio è stata la strada che si è scelto, ma non l’unica che ha preso in considerazione: “Oggi ti dico che se non avessi fatto il calciatore sarei un musicista rock o blues. Parecchi anni fa la gente mi chiedeva cosa avrei voluto fare da grande, e quando rispondevo dicendo che il mio sogno era diventare calciatore, mi guardavano male. Credevano non ce l’avessi fatta, ma io sono sempre stato sicuro di me stesso“.

Emerge anche la passione dell’oriundo per la lettura: “Il mio scrittore preferito è Joaquin Sabina, una persona che per sostenere un’idea ha messo a repentaglio la propria vita. E’ un poeta, un narratore straordinario. Ti restituisce l’illusione che stia parlando proprio di te. Un altro artista che amo è Frederic Beigbeder, un nichilista che crede nel dogma della velocità. Se non siamo certi di vedere il domani è meglio correre, dice. Comunque adoro anche scrivere canzoni o poesie, lo faccio sempre“.

L’impatto di Osvaldo con l’Italia non fu dei migliori: “Arrivai a Bergamo che avevo vent’anni, nel gennaio del 2006. C’era tanta neve, c’era il freddo, e poi l’albergo in quel posto isolato, circondato dai silos di Zingonia, in mezzo al nulla. Appena entrai in camera, iniziai a piangere. Ero disperato, non c’era un argentino, ne’ un uruguaiano. Tutti i compagni parlavano una lingua diversa dalla mia, io non capivo cosa dicessero ma ridevano e temevo ridessero di me. Col tempo, però, le cose sono andate sempre meglio“.

Il centravanti adora il suo lavoro, ma ci sono aspetti di cui farebbe volentieri a meno: “In Italia quando si parla di calcio non ci sono vie di mezzo. Un giorno sei un fenomeno, quello dopo un bidone. Quando percepisco la mancanza di equilibrio nel giudicare mi infurio, e mi passa la voglia di fare tutto. Quando sento dire che al pubblico pagante è concesso tutto dico che non è una cosa normale! Se io perdo una palla non puoi vomitarmi addosso tutto il tuo odio! Se il tifoso sbaglia a lavoro io che faccio? Vado a picchiarlo, gli tiro addosso una banana o insulto sua madre? Non è così che funziona. Inoltre mi piacerebbe ogni tanto poter andare in una piazza, in mezzo alla gente, senza esser riconosciuto. Quando ho giocato all’Espanyol, a Barcellona, lo facevo sempre. Andavo in Placa de Catalunya con un amico. Lui faceva ritratti alle persone, io suonavo la chitarra: era meraviglioso“.

Dicevamo di un Osvaldo che preferisce la sincerità all’ovvietà nel rispondere. Anche su argomenti spinosi come possono essere quelli relativi al calcioscommesse o all’omosessualità nel calcio: “Se vengo a sapere che un mio compagno si è venduto una partita non vado a denunciarlo, non sono un delatore e quello che succede nello spogliatoio deve restare lì. Però non mi giro dall’altro parte, piuttosto lo prendo in disparte e lo ammazzo di botte. Quanto ai gay nel calcio, la società in cui viviamo non è come l’Alabama degli anni ’50 ma siamo abbastanza indietro su questo argomento. Se avessi un compagno di squadra omosessuale non mi cambierebbe nulla. Sono essere umani liberi, prima ancora che calciatori“.

L’italoargentino è uno che non ci sta a perdere, neppure quando gioca con gli amici: “Le partitelle con gli amici d’infanzia sono sempre state combattute come se si giocasse la finale di un mondiale. Nessuno ci sta mai a perdere, neppure io. Solitamente faccio il portiere, ma se la mia squadra è sotto vado in attacco per recuperare“.

  16:46 28.11.12
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Osvaldo parla chiaro: “Se un compagno vende la partita non lo denuncio, lo ammazzo di botte”
Pablo Daniel Osvaldo ha rilasciato una lunga intervista al mensile GQ, che andrà in edicola nella giornata di domani. Intervista dove l’attaccante argentino non ha mancato di mettere in evidenza doti come la sincerità e la capacità di non dare mai risposte votate all’ovvietà. Il calcio è stata la strada che si è scelto, ma
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2012-11-28 16:46:39
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