Inter, un mercato a due facce in funzione di Strama

KovacicNon v’è miglior giudice del campo per poter sentenziare su questo o quel giocatore, per cui è sempre meglio andarci cauti con le opinioni. Tuttavia, viste le varie manovre di cui è stata protagonista l’Inter in questa sessione di mercato, sia in entrata che in uscita, proviamo a dar loro una dimensione. In sintesi, sono arrivati Schelotto, Kuzmanovic, Kovacic e Rocchi, e sono andati via Mariga, Sneijder, Coutinho e Livaja.

A leggere i nomi, si potrebbe pensare ad un mercato basato sulla follia, ed invece bisogna esulare dalla superficialità, cercando di capire perchè Branca e soci abbiano agito seguendo certe direzioni. Premesso che la vicenda legata all’olandese poteva essere gestita molto meglio, quantomeno per evitare un’eccessiva svalutazione del calciatore che, una volta finito fuori squadra, è stata prodotto inevitabile. E tuttavia, quando il rapporto con un tesserato si fa logoro – pur senza entrare nel merito della vicenda -, separarsi è l’unica via possibile: sarebbe stato opportuno scegliere strategie diverse, in questo caso, ma inutile recriminare oltre.

Quanto a Coutinho, l’impressione è che in casa nerazzurra si siano privati di un giocatore dalla grandi potenzialità tecniche, ma con un talento che, quando chiamato in causa, è rimasto spesso incompiuto: i 10 milioni di euro (più eventuali bonus) versati dal Liverpool sono pura manna dal cielo. Certo, sarebbe stato preferibile sacrificare, magari, Ricky Alvarez, giocatore dotato anch’egli di buona tecnica ma tremendamente lento, che vive di lampi troppo isolati per potergli garantire un futuro in Serie A, ma per lui sono giunte in sede unicamente offerte di prestito un motivo, motivo per cui è stato venduto proprio il brasiliano. Livaja, avrebbe fatto comodo come vice Milito, ma è stato chiaro sin dall’inizio che parte del suo cartellino sarebbe stata sacrificata sull’altare di Schelotto. Mariga, invece, Stramaccioni proprio non lo considerava, e il suo soggiorno parmense non potrà che giovargli.

Ed a proposito dell’orama ex atalantino, il ‘galgo’ è un tassello che mancava alla rosa. Non sarà un fenomeno ma è sicuramente un buon giocatore, che può disimpegnarsi su entrambe le fasce, dalla buona corsa e soprattutto ottimo conoscitore di quella che è l’ostica realtà della Serie A. Ha dalla sua una voglia matta di imporsi con la maglia nerazzurra e ce la metterà tutta per riuscirci, purchè non cercherà di strafare. Continuando a valutare i nuovi acquisti, Kuzmanovic arriva per dare un po’ di ordine al centrocampo: ha già giocato due anni e mezzo nel nostro campionato dove ha fatto vedere buone cose e potrà dare una mano importante.

Ma il pezzo forte del mercato del club meneghino si chiama Mateo Kovacic, bomba di mercato esplosa poche ore fa: 11 milioni di euro per un classe 1994 sono ritenuti, da qualcuno, tantissimi. E però, nel calcio, chi non risica non rosica, viene da dire. Il Milan per El Shaarawy ha speso – cartellino di Merkel compreso – circa 15 milioni di euro, la Roma per Lamela 17: parecchia grana ma, col senno di poi, spesa benissimo. Certo, parliamo di un bambino quasi, visto ke Kovacic non ha ancora compiuto 19 anni, eppure ha già dalla sua una certa esperienza, come testimoniano le 12 presenze collezionate sin qui in Champions League con la Dinamo Zagabria, o il fatto che da ben due anni fosse titolare del suddetto club. Del resto, chi lo ha visto giocare giura che si farà più forte di Modric, mentre il suo ex allenatore della Croazia Under 17 lo ha paragonato a Prosinecki: confronti eccellenti e notevoli, che qualcosa vorranno pur dire… Ed a proposito di rischio, ci viene spontanea una domanda: è più rischioso spendere 11 milioni di euro per un talento che conosce già certi palcoscenici europei e su cui c’erano i più grandi club continentali (vedi Real Madrid e Manchester United), oppure versarne 18 al Corinthians per il 25enne Paulinho che, a parte anonime esperienze in Polonia e Lituania, non ha mai lasciato i lidi brasiliani?

Quanto all’arrivo di Rocchi, sarebbe stato più consigliabile puntare su Livaja, ma, come detto sopra, dar via la metà del giovane croato è stato il prezzo da pagare per arrivare a Schelotto. E chissà che in queste ultime ore di mercato Branca non riesca a riportare a Milano il giovane Samuele Longo che, dopo un buon inizio, all’Espanyol non sta trovando più spazio: purchè lo si faccia consideri prima alternativa a Milito, con tutto il rispetto per il veterano Rocchi.

Insomma, quello dell’Inter è un mercato a due facce: la prima, dolorosa, porta addosso il nome di Sneijder, non tanto per la cessione in sè, quanto per l’irrisoria cifra cui è stato dato via; la seconda è invece legata all’utilità, nel senso che sono stati portati a casa obiettivi funzionali a quelle che erano le esigenze di Stramaccioni. Come scritto sopra, l’arrivo di un laterale era necessario, visto che Jonathan è inadeguato a certi livelli, ed il centrocampo andava rimpolpato a dovere. Per rendere l’opera di riparazione completa, si potrebbe portare a Milano un altro difensore, ma i vertici del club, d’accordo con l’allenatore, sembra abbiano deciso di dar fiducia a Silvestre, in attesa dei rientri di Samuel e Chivu: in fondo, tra Andreolli – candidato principale alla maglia del ‘biscione’ – e l’argentino ex Palermo e Catania, non sembrano correre, poi, grosse differenze. Inoltre, Andreolli stesso, magari assieme a Carrizo, potrebbero arrivare domani, nell’ultima giornata di mercato. Ad ogni modo Stramaccioni può dirsi soddisfatto: le sue richieste sono state esaudite e starà a lui, adesso, trovare la quadratura del cerchio. In attesa dei colpacci della prossima estate, quando l’arrivo di un difensore e di una punta di spessore saranno d’obbligo.

  22:37 30.01.13
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Non v’è miglior giudice del campo per poter sentenziare su questo o quel giocatore, per cui è sempre meglio andarci cauti con le opinioni. Tuttavia, viste le varie manovre di cui è stata protagonista l’Inter in questa sessione di mercato, sia in entrata che in uscita, proviamo a dar loro una dimensione. In sintesi, sono
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