Il punto sulla 23a di Serie A: Juve – Napoli, che duello!

balotelliA fine campionato questa 23a giornata verrà sicuramente ricordata come una delle più emozionanti: dall’esonero di Zeman al momentaneo primo posto del Napoli, continuando per i crolli di Lazio ed Inter, e finendo con il riscatto della Juventus e la vittoria del Milan firmata Balotelli. Ce n’è per tutti i gusti, insomma: quel che è certo e che, al momento, non ci sono i presupposti per annoiarci. La Serie A, questa Serie A, non avrà il fascino della Premier League, ne’ i fuoriclasse della Liga, ma tiene ancora incollati alla poltrona.

Cosa ha detto il turno appena trascorso? Ha detto che il Napoli è seria pretendente allo scudetto: in mancanza del contributo (ma solo in termini di goal) di Cavani, ci hanno pensato Hamsik e Paolo Cannavaro a far esplodere di gioia il San Paolo. Lo slovacco, negli ultmi due anni, sta conoscendo una crescita esponenziale, dimostrando la sua fondamentale importanza nell’economia del gioco della squadra: ottima risposta a chi lo definiva, qualche anni addietro, ‘giocatore a metà’. Tornando alla giornata di campionato, se il Napoli ha battuto un colpo, la Juventus ha fatto altrettanto, andando a vincere sul non facile campo del Chievo Verona: l’impressione è che il duello andrà avanti sino a fine stagione, senza ulteriori intrusioni. E complimenti a Matri per il goal da antologia.

Ieri (o sarebbe più opportuno dire venerdì), è stato certificato il fallimento del progetto Roma. Un fallimento che ha visto pagare, come sempre in questi casi, l’allenatore, Zeman. Il boemo ha grosse colpe dalla sua parte, come quella di aver inspiegabilmente puntato sul disastroso e sempre scadente Goicoechea in luogo dell’affidabile Stekelenburg o di aver accantonato De Rossi in favore dell’acerbo e lento Tacthsidis, oppure ancora quella di aver voluto a Roma Ivan Piris, forse il peggior esterno destro di tutto il campionato. E però, è innegabile che anche chi sta ai piani alti qualche domanda deve pur farsela: le responsabilità non possono essere addebitate sempre e soltanto alla conduzione tecnica, vero Luis Enrique?

Ma se per la compagine capitolina è la parola giusta, per l’Inter non si può parlare di fallimento. Checchè ne dica il presidente Moratti, forse reso ebbro dal calciomercato, il reale obiettivo dei nerazzurri è ambire ad un posto in Champions. E’ risaputo come il calcio risenta parecchio degli umori da “ultimo risultato”, e l’ultimo risultato dei nerazzurri non induce certo all’ottimismo: tuttavia è inutile gettare la croce addosso a Stramaccioni, come pure fare sensazionalismi negativi. Del resto, è evidente che con l’Inter si debba avere pazienza, e che ci vorranno un paio di anni per restituirla ad altissimi livelli. Dire il contrario vorrebbe dire macchiarsi di pubblicità ingannevole e nessun tifoso lo merita.

Ha lasciato un po’ stupiti la sconfitta della Lazio in casa del Genoa: tuttavia i rinforzi della compagine ligure, come abbiamo già avuto modo di sostenere, rispondevano alle esigenze di una squadra che aveva troppi punti deboli. La vittoria con i biancocelesti è un po’, anche, al sapore di fortuna. Ciò non testimonia la fine di una crisi ma permette di respirare una sana ventata di cauto ottimismo, come pure l’aver perso non deve far passare l’immagine di una Lazio in caduta libera. Non era squadra da scudetto prima, non è da mezza classifica adesso. Dirà la sua, sino a fine campionato, alla stregua della Fiorentina, tornata a vincere contro il Parma.

In zona retrocessione si fa sempre più drammatica la situazione di Pescara e Palermo: situazioni critiche, che affondano le proprie radici in un mercato estivo preso troppo alla leggera e in un mercato di riparazione vissuto a ritmi frenetici, con rinforzi presi alla rinfusa e senza una programmazione convinta e mirata. Così, Gasperini o meno, Bergodi o non Bergodi, non si andrà avanti se non che per la strada che porta dritti in Serie B. A proposito degli abruzzesi, ieri il Presidente del Pescara, Daniele Sebastiani, nel post partita ha raccontato che, ad una delegazione di tifosi, sia stato concesso di entrare nello spogliatoio della squadra per parlare con i vari calciatori, “invitandoli ad avere maggior attaccamento alla maglie e ad evitare di uscire la sera durante la settimana“: bene, quando sentiamo queste cose qui, lo sconforto prende il sopravvento e le domande che ci poniamo sono tante, con una al di sopra di tutte: come possiamo sperare che in Italia il calcio cambi, se ancora ci sono dei presidenti che concedono a dei tifosi (?) situazioni del genere? Onore e merito, invece, al Siena di Iachini: bocciatissimo in sede di mercato, ha risposto con una prestazione strepitosa, che ha messo alle corde la pur non irresistibile Inter, cui sono state rifilate tre reti nel pomeriggio di ieri.

Il capitolo finale della nostra analisi lo dedichiamo a Mario Balotelli: tornato in Italia da pochi giorni, lanciato titolare in extremis per via dell’infortunio di Pazzini, ha firmato la vittoria del Milan con una doppietta decisiva che richiama forzatamente l’attenzione di chi non lo considera decisivo. Aldilà del fatto che il rigore concesso ai rossoneri ci fosse o meno (e non sembra affatto ci fosse), ieri il calcio italiano ha ritrovato un protagonista assoluto, che potremo vantare di fronte al mondo intero. In tempi in cui i campioni vanno sempre più prendendo direzioni che portano via dall’Italia è una cosa da non sottovalutare ed anzi da apprezzare con la dovuta ammirazione, possibilmente senza distinzione di tifo e bandiera.

  23:50 03.02.13
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A fine campionato questa 23a giornata verrà sicuramente ricordata come una delle più emozionanti: dall’esonero di Zeman al momentaneo primo posto del Napoli, continuando per i crolli di Lazio ed Inter, e finendo con il riscatto della Juventus e la vittoria del Milan firmata Balotelli. Ce n’è per tutti i gusti, insomma: quel che è
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