Se non rinnovi vai fuori: un malcostume da abolire

CavandaE’ un malcostume tutto italiano quello di mettere fuori rosa i calciatori che non sono disposti a rinnovare il contratto alle cifre proposte dalle società. Un brutto viziaccio, che si sta facendo largo soprattutto negli ultimi tempi. La questione è di quelle delicate, perchè si nega il diritto, ad un calciatore, di poter essere a disposizione dell’allenatore e, peggio ancora, di non potersi allenare con i compagni di squadra. Ultimo esempio, in questo senso, è dato dalla posizione di Luis Pedro Cavanda. La sua situazione è sotto gli occhi di tutti: ha chiesto un rinnovo a 350.000 euro netti l’anno, Lotito ne ha proposti 180.000.

Cosa è successo, quindi, di fronte al rifiuto del calciatore belga? E’ successo che Cavanda è finito ad allenarsi da solo, senza essere convocato per il match contro il Napoli di domenica scorsa. Purtroppo, in questo genere di contesto, il nome della società capitolina – che pure si è distinta per altre importanti iniziative del patron Lotito – sta facendo scuola: nel passato ci sono stati i casi di Stendardo, Matuzalem e Ledesma a parlare, adesso tocca a Cavanda. Giusto per fare altri due esempi abbastanza recenti, Sneijder è stato costretto dall’Inter ad andare a giocare al Galatasaray. Motivo? Si rifiutava di modificare, al ribasso, il contratto prolungato pochi mesi prima su proposta della stessa società nerazzurra! Per questo è stato messo ai margini della squadra, con Stramaccioni che, di giorno in giorno, sudava le fatidiche setta camicie nel giustificare, con non meglio precisate scelte tecniche, le continue esclusioni dell’olandese. Tornando alla Lazio, stessa sorte sta toccando al francese Diakitè, in odore di firma con il Napoli nella prossima stagione.

A al proposito, è giusto invece lodare il club di De Laurentiis, il quale, pur avendo preso atto della volontà di Campagnaro di andare a scadenza di contratto (passerà all’Inter), non gli sta precludendo ne’ la possibilità di giocare, ne’ tantomeno quella di allenarsi con i compagni. Come si può constatare, il comportamento delle società nei confronti di alcuni tesserati rasenta, talvolta, limiti estremi, e parlare di mobbing potrebbe non essere fuori luogo. La domanda che in molti, al riguardo, si pongono è legittima: imporre ai singoli elementi di allenarsi a parte e impedirgli di disputare incontri ufficiale, rappresenta un limite alla libertà lavorativa oppure no? Purtroppo, questo è un argomento abbastanza delicato, in cui non esiste neppure una adeguata e chiara regolamentazione del caso, col risultato che i club si sentono in diritto fare ciò che vogliono. Il paradosso è che, in alcuni casi, tutto parte da contratti fatti firmare dalle stesse società ai vari giocatori, salvo poi ripensarci volendo imporre una riduzione dell’ingaggio. Ci si augura vivamente che questo tipo di circostanze non si diffondano a macchia d’olio, altrimenti sarebbe un duro colpo alla libertà d’azione e di scelta dei calciatori.

  15:53 12.02.13
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E’ un malcostume tutto italiano quello di mettere fuori rosa i calciatori che non sono disposti a rinnovare il contratto alle cifre proposte dalle società. Un brutto viziaccio, che si sta facendo largo soprattutto negli ultimi tempi. La questione è di quelle delicate, perchè si nega il diritto, ad un calciatore, di poter essere a
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2013-02-12 15:53:37
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