Un bidone è per sempre: Hugo Rubio

RubioAlla fine degli anni ’80 sono parecchi i bidoni che varcano i confini italiani per mettere in mostra i propri orrori calcistici. Colpa soprattutto della poca lungimiranza di varie società, convinte di portare a casa il fenomeno di turno e ritrovandosi tra le mani elementi buoni per la terza categoria…

Tra queste società si segnala il Bologna che, nel 1988, si macchia dun peccato terribile. In quella stagione, sulla panchina dei felsinei, c’è il profeta del calcio spettacolo, Gigi Maifredi, che l’annata precedente ha condotto i rossoblu nella massima serie. Alla squadra manca un centravanti di razza, uno di quelli che conosce a dovere l’arte del fare goal. Così, non essendoci parecchi soldi a disposizione, si fanno arrivare in prova due attaccanti cileni, uno solo dei quali può essere tesserato.

Dopo averli visionati varie volte, ed averne testato le abilità sul campo da gioco, Gigi Maifredi convince la dirigenza a mettere sotto contro colui che è conosciuto nel proprio paese col profetico soprannome di ‘Divino Passerotto‘, vale a dire Hugo Rubio. L’altro cileno, invece, viene ritenuto inadatto al calcio italiano, poco esplosivo e qualitativamente scarso: il suo nome è Ivan Zamorano e di lì a qualche anno sarebbe diventato uno dei più bravi centravanti del mondo giocando, tra le altre, per Real Madrid e Inter…

Rubio, conosciuto anche col nome di Maradona delle Ande, proviene dal Colo Colo, ed ha anche una buona esperienza internazionale con la nazionale cilena. Le premesse sembrano buone dunque ma, ad inizio stagione, durante una partita in notturna di Coppa Italia contro il Napoli si rompe il ginocchio e sparisce prima di subito dai giochi. Al rientro in campo, gioca appena 14 partite senza mai andare in goal, segnalandosi per le sue prestazioni simili a quelle che potrebbe esibire un palo delle luce.hugo rubio

Più che un che campione, il centravanti cileno si rivela infatti come uno dei peggiori scarponi che il calcio italiano ricordi: lento, impacciato, con nullo fiuto del goal, proprio come nella sua precedente parentesi Europea, vissuta al Malaga due anni prima. Dopo la triste parentesi in Italia, la sua carriera, in verità mai esplosa, conosce un rapido declino: dal San Gallo (dove lo manda in prestito proprio il Bologna) al Colo Colo,  dall’Union Espanola e ancora al Colo Colo, per lui la gloria non esiste più.

Smessi gli scarpini da gioco, nel 1996, si ricicla nel mestiere di procuratore sportivo, in cui sta tuttora avendo più successo di quello ottenuto sui campi da calcio. Anche se, ad onore del vero, qualche suo degno discepolo ‘bidone’ lo ha portato anche in Italia: qualcuno ricorda Hector Tapia del Perugia, suo connazionale e seguace? Ecco perchè preferiamo citare, tra gli altri che sono ad oggi sotto la sua procura, l’attuale centravanti del Cagliari, Mauricio Pinilla. Uno che, sicuramente, ha meglio rappresentato il Cile nel calcio italiano, di quanto non abbia fatto il ‘Maradona delle Ande’ (sic)…

  09:30 19.02.13
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Alla fine degli anni ’80 sono parecchi i bidoni che varcano i confini italiani per mettere in mostra i propri orrori calcistici. Colpa soprattutto della poca lungimiranza di varie società, convinte di portare a casa il fenomeno di turno e ritrovandosi tra le mani elementi buoni per la terza categoria… Tra queste società si segnala
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