Un bidone è per sempre: Juan Eduardo Esnaider

esnaiderCorre il 1998 e la Juventus è alla disperata ricerca di un calciatore che possa porre rimedio al grave infortunio di cui è rimasto vittima, al ginocchio, Alex Del Piero. Così Luciano Moggi, dopo aver valutato varie opzioni, decide di mettere a segno un doppio colpo, portando a Torino il francese Thierry Henry, prelevato dal Monaco, e l’argentino Juan Eduardo Esnaider, acquistato dall’Espanyol.

All’arrivo di quest’ultimo i tifosi della Juventus appaiono a dir poco perplessi: chi sarà mai questo argentino, dal passato discreto e nulla più, che si è guadagnato una chiamata in una delle squadre più forti d’Europa? Ma tant’è, Esnaider approda in bianconero, in cambio di un assegno di ben 12 miliardi di lire: cifre impressionanti, come quelle riportate sul contratto, che garantirà ad Esnaider ben 2,3 miliardi di lire netti l’anno.

Tutto sommato, a guardare il suo palmares, il prode Esnaider non è un fenomeno, ma neppure l’ultimo arrivato. Prima di vestire la maglia della Juve, l’argentino ha giocato per squadre come Real Madrid, Atletico Madrid ed Espanyol, e proprio presso queste ultime due ha fatto vedere buone cose, segnando con importante regolarità (30 goal in 70 partite), dall’estate del 1996 all’inverno del 1999. Il centravanti, che quando giunge in Italia ha 26 anni, è noto anche per il suo carattere, non propriamente conciliante.

Ad ogni modo la sua avventura in bianconero, dopo le rituali promesse fatte in conferenza stampa (“Finalmente qui mi sentirò un calciatore, voglio vincere la Champions”), dimostra quel che è realmente Esnaider: un bidone d’altri tempi, almeno nel calcio nostrano. Nelle volte in cui l’allora allenatore Ancelotti lo manda in campo, l’attaccante non fa nulla per ricambiare la fiducia, dimostrando una mobilità pari a quella di un armadio a due ante. I tifosi juventini non ne possono più, ed a nulla vale la mossa del tecnico di provare a dare un senso all’acquisto di Esnaider, riciclandolo come vice Zidane. Inutile dire quali siano stati i risultati.

A fine stagione, dopo 16 presenze complessive e 2 goal (1 in Coppa Italia ed 1 in Coppa Uefa), Esnaider se ne torna in Spagna, dove ad accoglierlo c’è il Real Saragozza, già sua ex squadra nelle stagioni che vanno dal 1993 al 1995 (61 partite e 29 segnature). E qui Esnaider, in qualche modo, si riabilita, dopodiché giocherà per Porto e Murcia, prima di chiudere la carriera in patria, nel Newell’s Old Boys, anno di grazia 2005.

Ad oggi Esnaider fa l’allenatore per la squadra riserve del Real Saragozza ed è anche direttore della Ciudad Deportiva. Nel frattempo, purtroppo, è stato colpito da un gravissimo lutto: nel dicembre dello scorso anno è infatti venuto a mancare il figlio 17enne, affetto da una grave malattia. Un episodio terribile nella carriera di un calciatore di buona fattura, che in Italia ha però vissuta una parentesi che gli è costata la poco carina ma tutto sommato giusta, nomea di bidone del calcio

  15:00 16.03.13
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Corre il 1998 e la Juventus è alla disperata ricerca di un calciatore che possa porre rimedio al grave infortunio di cui è rimasto vittima, al ginocchio, Alex Del Piero. Così Luciano Moggi, dopo aver valutato varie opzioni, decide di mettere a segno un doppio colpo, portando a Torino il francese Thierry Henry, prelevato dal
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