Un bidone è per sempre: Vratislav Gresko

greskoE’ l’ottobre del 2000 e l’Inter, allenata da Marco Tardelli, ha bisogno di un rinforzo sulla fascia sinistra, presa sempre più da una sorta di maledizione, dopo l’infausta cessione di Roberto Carlos orchestrata da Roy Hodgson nel 1996. Ed è proprio su indicazione del tecnico nerazzurro che Massimo Moratti scuce un assegno di 11 miliardi delle vecchie lire per portare a Milano Vratislav Gresko, laterale mancino del Bayer Leverkusen e della Slovacchia. Tardelli, difatti, ricorda di averlo affrontato ai tempi in cui allenava l’Under 21 e l’impressione che gli aveva destato era talmente buona da volerlo alla sua corte.

Gresko arriva all’Inter all’età di 23 anni e con alle spalle esperienze nello Slovan Bratislava e nel Bayer Leverkusen. All’esordio, contro la Roma, Gresko fa intravedere qualità importanti, incidendo nel 2 a 0 finale con un assist per Recoba. I tifosi del ‘biscione’ si entusiasmano e, dopo i vari Centofanti, Pistone e via dicendo, sono convinti che la loro squadra abbia finalmente trovato un degno erede di Andreas Brehme. Mai illusione fu più crudele. Lo slovacco si rivela ben presto per quello che è realmente: un calciatore mediocre capace di errori grossolani e pochissime cose buone. Non per nulla il pubblico di San Siro lo prende di mira.

E tuttavia, con l’arrivo dell’estate del 2001, dopo una prima stagione vissuta in maniera negativa, l’Inter decide di continuare a puntare su di lui: con l’arrivo del nuovo tecnico, Hector Cuper, si pensa e si spera che le cose andranno meglio. Come non detto. Gresko continua a deludere le volte in cui è chiamato in causa e, nella partita più importante dell’anno, risulta decisivo. Per gli avversari. L’infausta data è nella memoria di tutti i tifosi: parliamo del 5 maggio 2001, giorno in cui disputa l’ultima giornata del campionato.

L’Inter, che si trova in testa alla classifica a + 1 sull’Inter e + 2 sulla Roma, deve semplicemente battere una Lazio che non ha nulla da chiedere al campionato, godendo anche dei favori del tifo di tutto lo Stadio Olimpico: sconfiggendo i biancolesti, la squadra di Cuper potrebbe festeggiare lo scudetto a distanza di più di dieci anni (1989) dall’ultimo vinto. Insomma, tutto lascia presagire al più classico lieto fine. Tuttavia, gli ottimisti del caso non hanno fatto i conti con lui, uno dei bidoni più grandi che i tifosi dell’Inter potranno mai ricordare: l’incontro termina infatti con la vittoria della Lazio per 4 a 2, e Gresko combina disastri in serie, compreso l’assist sconcertante che consente a Poborsky di segnare il goal del provvisorio pareggio (2 a 2): alla fine di quella giornata l’odiata Juventus è Campione d’Italia, mentre il cammino dell’Inter si concludere amaramente addirittura al terzo posto, venendo superata persino dalla Roma.

Il principale capro espiatorio è proprio lui, Vratislav Gresko da Tajov: che i tifosi dell’Inter non vogliono, giustamente, vedere più neppure in fotografia. Ecco perchè, nell’estate del 2002, dopo più di 40 presenze, il club meneghino lo cedoe al Parma. In prestito però, visto che nessuno è talmente folle da volerne acquistare definitivamente il cartellino. La sua avventura in terra emiliana dura però pochi mesi, in cui accumula 5 presenze: nel gennaioo del 2003 Gresko viene infatti ceduto, sempre a titolo temporaneo, al Blackburn.

Che a fine annata – incredibile ma vero – riscatta il cartellino dello slovacco, per la gioia di Massimo Moratti. In Inghilterra Vratislav rimane 3 stagioni, per poi passare, nel 2006, al Norimberga e, dopo un solo anno, al Bayer Leverkusen, che lo riaccoglie a braccia aperte e lo tiene sino al 2009, anno in cui appende le scarpe al chiodo. Il suo ritiro è però provvisorio dato che, nel 2011, all’età di 34 anni, il Podbrezova, squadra della seconda divisione slovacca, lo riabilita al calcio giocato mettendolo sotto contratto. Ed ecco cosa fa Gresko ai giorni d’oggi: ancora il calciatore! Strano a dirsi per uno che, da quel lontano 5 maggio, è oramai considerato come l’artefice di uno dei peggiori disastri sportivi che la storia del calcio ricordi. Non ditelo a lui però: pare non essere particolarmente d’accordo…

  15:30 07.03.13
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Un bidone è per sempre: Vratislav Gresko
E’ l’ottobre del 2000 e l’Inter, allenata da Marco Tardelli, ha bisogno di un rinforzo sulla fascia sinistra, presa sempre più da una sorta di maledizione, dopo l’infausta cessione di Roberto Carlos orchestrata da Roy Hodgson nel 1996. Ed è proprio su indicazione del tecnico nerazzurro che Massimo Moratti scuce un assegno di 11 miliardi
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