LA MEGLIO GIOVENTU’ – Erik Lamela

erik-lamela-river-plate-1938402807Ne abbiamo trovato un altro! esclamarono gli attenti osservatori della celebre cantera blaugrana, quando nel 2004 in uno degli abituali tornei giovanili furono letteralmente folgorati dal talento dell’allora dodicenne Erik Lamela. I talent scout con l’acquolina in bocca, iniziarono a contattare la base, il Barcellona, e far partire le operazioni di routine. Come spesso accade si punta a convincere la famiglia e strappare l’ennesimo talento sudamericano da portare in Europa: 120mila euro a stagione, abitazione e lavoro per i genitori, scuole migliori garantite per lui e i due fratelli, e l’ingresso nel settore giovanile più rinomato del pianeta, un sogno, la famiglia ci sta. Però El Coco, tradotto noce di cocco che sta per testardo-cocciuto, sa che è un’occasione da prendere al volo, ma ama Buenos Aires, e il distretto di Carapachay dove nacque il 4 Marzo 1992, ama i suoi affetti, i suoi amici, le sue abitudini, e come ogni ragazzino di 12 anni, vedere allontanarsi questo mondo è motivo di sofferenza, non ci sta!
Non ci sta neanche il presidente del River Plate, che annovera il ragazzo tra le fila della sua di cantera. Josè Maria Aguilar, è un omone che sa il fatto suo, è avvocato e sa come farsi sentire, inizia la sua battaglia contro il Barcellona, minacciando la società spagnola di sporgere denuncia alla FIFA per il comportamento scorretto tenuto dai blaugrana, come se non bastasse si mette di mezzo anche la Nike a fare ancora più gola al ragazzo e alla famiglia offrendo anche la sponsorizzazione per il suo passaggio al Barça. Ma il primo tifoso dei Millionarios, non si fa mettere i bastoni tra le ruote neanche dal colosso americano e forte dello stato d’animo del ragazzo, riesce a convincere ance la famiglia: si torna a casa, si torna nei barrios.
Il River riesce così a scampare al primo tentativo degli “europei” di portare via quel piccolo fenomeno entrato nelle giovanili del club platense a soli 8 anni, questa esperienza negativa però apre gli occhi ai dirigenti, così appena Erik compie 16 anni viene messo sotto contratto.
erik-lamelaContinua la trafila nel settore giovanile dei Los Millionarios e gli capita anche di doversi accomodare in panchina in alcune partite, per via del suo fisico gracilino. Nel 2009 però, arriva la convocazione con la prima squadra e l’esordio, il tecnico Nestor Gorosito gli concede gli ultimi 10 minuti della gara di campionato contro il Tigre al Monumental, cambia la prospettiva per El Coco, che fino ad allora del celebre impianto argentino conosceva solo gli spalti, quella bolgia dal campo ha un effetto ancora più forte.
La stagione dell’esplosione di Lamela coincide sfortunatamente con la clamorosa retrocessione del River, la prima nei suoi gloriosi 110 anni di storia. Il giovane Erik appena diciannovenne in quella stagione riesce ad andare in gol 4 volte e a confezionare 6 assit, gioca spesso nonostante in quell’annata disastrosa sulla panchina del River si susseguono Cappa, Morales e Almeyda, a tentare di scongiurare il disastro della Serie B, che si materializzerà comunque, diventando un vero e proprio dramma sociale. I tifosi delusi mettono a soqquadro le vie della città con violente proteste, in questo contesto poco fortificante il trequartista riesce comunque a mettere in mostra tutte le sue doti, i tifosi ne riconoscono l’impegno, non lo annoverano nella lista dei colpevoli del disastro e nel frattempo le grandi d’Europa sono alla porta, motivate ancor di più dalla retrocessione del River.
L’estate dopo la retrocessione viene convocato per il Mondiale Under 20, palcoscenico importante sia per lui che per tutte le squadre che hanno un occasione in più per studiarne il talento, nonostante un problema alla caviglia viene schierato titolare 4 volte su 5, andando 3 volte in gol.
AS Roma's Argentine forward Erik ManuelIn Italia il più esperto di calcio sudamericano è probabilmente Walter Sabatini, che nell’estate 2011 diventa il direttore sportivo della Roma, la quale ha un progetto tutto nuovo e come base rinascita pone il lavoro sui giovani. L’esperto ds giallorosso riesce, anticipando la concorrenza dei club europei più blasonati, a regalare a Luis Enrique il giovane argentino, a fronte di un offerta di 14 milioni di euro. Il ragazzo e la famiglia si innamorano subito dell’ambiente Roma, dell’atmosfera dell’Olimpico e del calore dei tifosi, la paura più grande è però di non riuscire ad ambientarsi nel difficile campionato Italiano, e a peggiorare le cose c’è il problema alla caviglia che continua a perseguitarlo e lo costringe a saltare le prime gare della sua nuova squadra.
All’ottava giornata di campionato c’è il Palermo di scena all’Olimpico, il problema alla caviglia è scomparso e parte titolare, è il primo contatto con i suoi nuovi tifosi, si presenta alla grande: un magnifico tiro a giro dall’out di destra che regala vantaggio e vittoria ai giallorossi e scaccia pensieri e paure di questa nuova avventura.
Il progetto tiki-taka di Luis Enrique però tramonta prima di iniziare, lo stile di gioco made in Barcellona non si vede mai dalle parti della capitale, la Roma rimane fuori dalle competizioni europee e la stagione successiva, quella in corso, nostalgici del bel gioco, i dirigenti romani ripartono da Zeman, reduce da un’annata spettacolare in B col Pescara. Il gioco offensivo del boemo esalta le qualità, scatena la rapidità e l’agilità del Coco che ripaga il mister con 10 reti, ma nonostante questo Zemanlandia non aprirà mai i battenti all’Olimpico, i risultati sono disastrosi e per dare una scossa all’ambiente la società promuove tecnico Aurelio Andreazzoli, il posto da titolare per Erik non è in pericolo e la sua fantastica stagione continua: domenica col fantastico gol al Torino è arrivato a quota 13 reti superando momentaneamente Totti nella corsa a miglior marcatore stagionale della squadra.
C’è chi lo ha paragonato a fenomeni del passato, chi lo ha additato come talento da circo, chi ha avuto la fortuna e il coraggio di scommetterci sopra, chi lo desiderava e invece si è limitato a guardare, e poi c’è lui, Erik El Coco Lamela, un predestinato, lui che ha sognato una vita di essere come Zidane, lui che si è creato lo stile grazie al futsal, lui che a 12 anni ha detto no al Barcellona, lui: Lamela il “frutto proibito” della Meglio Gioventù.

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  10:58 16.04.13
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LA MEGLIO GIOVENTU’ – Erik Lamela
Ne abbiamo trovato un altro! esclamarono gli attenti osservatori della celebre cantera blaugrana, quando nel 2004 in uno degli abituali tornei giovanili furono letteralmente folgorati dal talento dell’allora dodicenne Erik Lamela. I talent scout con l’acquolina in bocca, iniziarono a contattare la base, il Barcellona, e far partire le operazioni di routine. Come spesso accade
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