Squinzi e il Sassuolo: quando il calcio non deve essere scambiato con l’industria

Squinzi (LaPresse)

Assemblea ConfindustriaPartiamo da una premessa, senza cadere nella retorica, ma fatta con la massima considerazione che ci è possibile: il calcio è, prima di tutto, passione, coinvolgimento, amore. Sentimenti veri, che neanche il denaro che ormai ammorba questo splendido sport potrà mai cancellare. Sentimenti cui le frasi inopportune di Giorgio Squinzi sono da veleno, di quelli esagerati e nocivi, quasi letali. Per chi non ne fosse a conoscenza, nella giornata di oggi, il patron del Sassuolo, interpellato sul suo rapporto con la squadra neopromossa in Serie A, ha detto: “Il Sassuolo rappresenta un investimento economico, io sono milanese, tifo Milan e sempre continuerò a farlo“. Tradotto in soldoni, per Squinzi il Sassuolo è un oggetto dal quale ricavare soldi, un qualcosa non meritevole di affetto, un’azienda vera e propria, come quella Mapei che l’ha portato in alto nel mondo industriale, fino a divenire il numero uno, appunto, di Confindustria..

Un autogoal dei più clamorosi, quello di Squinzi, perchè non è con il denaro in sè che si compra l’amore dei tifosi, la passione della gente,la riconoscenza di una città. Ed è stato sicuramente poco furbo, Squinzi, nel fare queste affermazioni, anche in funzione del popolo calcistico così malizioso e sempre pronto a dare adito al sospetto: cosa penserà il tifoso di turno, se e quando il Milan andrà a vincere facilmente contro il Sassuolo? Perchè prestare il fianco a simili sospetti? E sia chiaro che il Milan è qui citato unicamente in quanto squadra dichiaramente del cuore di Squinzi.

Tra l’altro tutto ciò fa anche venire in mente un’altra riflessione. Una riflessione che ci porta a constatare che una piccolissima realtà come Sassuolo abbia potuto, grazie al denaro, guadagnarsi la Serie A, mentre vi sono tante altre piazze costrette a sfangare nelle serie inferiori nonostante rappresentino una grande città, un grande pubblico, una straordinaria tifoseria, un territorio che pulsa amore e che potrebbe regalare tantissimo al calcio se avesse la propria rappresentanza nelle categorie che contano. Basti pensare alle varie Venezia, Salernitana, Messina o Triestina.

Purtroppo, contro questo paradosso calcistico vivente, non possiamo fare nulla. Dovremmo appellarci alle leggi della passione, ma quelle sono regolate unicamente dal cuore che ognuno riesce a metterci nel mondo del calcio. Per cui, non rimane che rassegnarci a convivere con gli industriali del calcio, con coloro i quali ci rimangono dentro solamente per puro tornaconto economico. Peccato, senza nulla voler togliere al Sassuolo, che la Serie A se l’è conquistata duramente sul campo. E però, una domanda ci preme: quando un giorno Squinzi registrerà qualche perdita economica, quando si stancherà di gestira la sua azienda, cosa accadrà? La manderà al macero? Non è così che dovrebbe funzionare…

  23:39 29.05.13
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2013-05-29 23:39:08
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