Maradona senza peli sulla lingua: “De Laurentiis non mi vuole al Napoli!”

MaradonaDiego Armando Maradona ha rilasciato domenica sera una lunga intervista a Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, in onda su Rai Tre. Una conversazione che ha toccato numerosi argomenti ed in cui l’argentino si è confessato ed ha risposto, come sua consuetudine, senza peli sulla lingua. El Pibe de Oro, prima di tutto, ha ribadito una volta di più che sogna di poter sedersi un giorno sulla panchina oggi occupata da Rafa Benitez. E’ consapevole, tuttavia, che tornare a Napoli da allenatore sarà impresa assai difficile e spiega anche perché:  “Dopo Benitez vorrei allenare il Napoli? Sì, ma se c’è De Laurentiis non credo. Non mi vuole…”. Dieguito ha affrontato, tra gli altri, la vicenda che da anni lo vede contrapposto al Fisco del nostro Paese: “Io non sono mai stato un evasore. Lo dico a Equitalia, o Equifrancia o qualsiasi altro. Il contratto – ha ricordato – lo hanno firmato Coppola e Ferlaino, non io. A me possono togliere orecchini, orologio o altro. Tanti sponsor volevano pagare il mio debito col fisco per poi farsi pubblicità. Io ho detto di no, perché voglio arrivare in fondo a questa storia. Ripeto, non sono un evasore. Io non mi nascondo. Giocando per il Napoli ho sempre rispettato tutti, andavo in campo a far sorridere la gente. Non ho rubato a nessuno. L’80% della mia carriera si è svolto in Italia. Spero che non mi tolgano anche questo”. E’ lucido l’ex numero 10 del Napoli nel commentare la lunga fase della sua esistenza in cui è stato prigioniero della cocaina: “Il 30 ottobre faccio 53 anni, ma come dico sempre ad Dalma (la figlia maggiore ndr) oggi avrò 85-86 anni per tutto quello che ho vissuto. Nel male e nel bene. Sono stato male per colpa della droga per tanti anni. Il mio rimpianto è di non aver visto crescere le mie due figlie. Io prendevo la droga e mi nascondevo. Avevo paura di farmi vedere dalle mie figlie. Quando sono uscito dal coma e sono nato un’altra volta ho pensato che non volevo vivere per me, ma per Giannina, la mia figlia più piccola. Lei tutti i giorni veniva e mi diceva ‘Babbo non morire, vivi per me’. Questo mi ha fatto capire che non ci sarebbe stata più la droga per me. Io non ho avuto, grazie a Dio, dottori, psicologi o altro perché dico che per farcela ci sono dei valori. L’amore di una figlia ti aiuta in queste situazioni. Perché la droga è tanto cattiva che solo l’amore ti aiuta. Ora sono dieci anni che sono fuori. Dieci è il mio numero simbolo. Ho sempre pensato che numero 10 ci si nasce. Ma ora è un numero che portano tutti…”. Tornando ai tempi dell’infanzia, ai primissimi passi della sua leggendaria carriera da calciatore ed ai passaggi salienti della sua avventura nel mondo del calcio, rivela: “Il primo pallone? Me lo ha regalato mio cugino con il suo primo stipendio. Era un pallone bianco. Il mio sogno? Il principale era andare via dal posto dove vivevamo, non avevamo acqua, luce, niente. La prima cosa che pensavo era quella di prendere una bella casa a mia madre, e l’ho potuto fare. Ora se ne è andata, ma continuo ad amarla e ho potuto darle tutto quello che mi ha dato lei. Ma io gliel’ho dato col calcio, lei con l’amore. Il gol all’Inghilterra è il gol del secolo? Sì. Ho capito mentre correvo verso la porta di poter dribblare gli avversari, poi ho fintato di passare e poi di tirare forte sul portiere (i portieri non capiscono mai dove tiri), e poi ho colpito con le tre dita per metterla in rete”.”Chi dietro di me tra i più grandi?  Io non dimentico Careca, Van Basten, Gullit, Mattheus. Non so se oggi è meglio o peggio. Oggi se fanno gol sorridono alle telecamere per la pubblicità, si cambiano magliette come i pantaloni. Una volta le bandiere non si cambiavano, e non tradivi la gente per i soldi”. “Quando ho capito che ero Maradona? Da sempre -ha risposto con sicurezza-. Ho sempre avuto la fede che non mi lasciava pensare a un’altra cosa che non fosse giocare a calcio e divertirmi. Non mi ha mai spaventato avere tanta gente a vedermi (anche se ora non mi sembra che lo stadio del Napoli sia pieno come ai miei tempi…). A 16 anni andavo a lottare con il presidente della mia squadra per chiedere i premi per i compagni che avevano 30anni. A 17 ero capitano, ho sempre avuto la responsabilità ma ho sempre ascoltato quelli più grandi di me. L’ultimo che mi ha dato la fascia di capitano a Napoli, Beppe Bruscolotti, lo ringrazio ancora perché mi ha fatto diventare più grande e più uomo. Mi ha fatto fare la squadra che voleva tutta Napoli. Paura della folla? Se non hai paura del campo del Napoli non hai paura da nessuna parte. Chi guida a Napoli guida in qualsiasi parte del mondo…”. I guai e le difficoltà che ne hanno caratterizzato il passato sono ormai alle spalle: “Ora vivo in Dubai, sono rappresentante per lo sport di questo paese. Vivo tranquillamente, posso andare al supermercato senza problemi. Però ci sono anche i napoletani, che sono ovunque! Il mio arrivo a Napoli? Incredibile. Mia figlia mi ha detto che le macchine sembravano tutte delle cabriolet, perché i tetti erano tutti appiattiti per la gente che ci era salita sopra!”. “Nella mia vita mi è capitato di sentire persone che mi hanno detto ‘Mi hai salvato la vita’ -dice con orgoglio-. Gente inviata in guerra che ha mostrato la mia foto e l’hanno fatta passare. Ma non ho mai voluto essere l’esempio di nessuno. L’esempio devono essere i genitori. Possiamo essere un esempio sportivo, ma non voglio entrare nella casa di un altro. Non contate su di me sotto questo aspetto. Ai genitori dico: fate giocare a pallone i vostri figli, ma non chiedetegli di essere Maradona”.

  09:36 21.10.13
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Diego Armando Maradona ha rilasciato domenica sera una lunga intervista a Fabio Fazio nel corso della trasmissione “Che tempo che fa”, in onda su Rai Tre. Una conversazione che ha toccato numerosi argomenti ed in cui l’argentino si è confessato ed ha risposto, come sua consuetudine, senza peli sulla lingua. El Pibe de Oro, prima
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2013-10-21 09:36:17
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