Tevez si racconta: “Giocavo a calcio e non pensavo alla povertà”

carlos tevezSul programma ‘Tiki Taka’ in onda su ‘Italia 1’, è stata trasmessa un’intervista esclusiva a Carlos Tevez, che ha parlato della sua infanzia vissuta in uno dei tanti quartieri difficili che sono presenti in Argentina: “Il mio primo pallone lo ricordo ancora, era fatto di stracci e non di cuoio. C’era solo la parte interna e si giocava con quello lì. Non era insomma un vero pallone, non c’era la consistenza del cuoio, ma era come se lo fosse. Ricordo che con i miai amici ci riunivamo e giocavamo a calcio per giornate intere. Così facendo lasciavamo fuori i problemi, come la povertà, perchè quando un bambino gioca a calcio pensa solo a quello, a divertirsi. Così era per tutti e così era anche nel mio barrio. Io, a differenza di qualche mio coetaneo, ho avuto la fortuna di essere quel che sono, forse mi ha aiutato un Dio personale. Purtroppo c’è chi non ce l’ha fatta, come il mi migliore amico. Fino a 13 anni abbiamo giocato insieme, poi lui ha scelto strade diverse, o forse è stato il destino a portarlo a rubare e drogarsi. Era comunque uno dei più forti tra tutti noi. Nella mia vita sono stati fondamentali i miei genitori, l’educazione che mi hanno fornito. Se non avessi giocato a calcio? Difficile immaginare cosa sarei adesso, non l’ho mai pensato. Non ho neppure finito gli studi, il mio sogno era solo quello di diventare quello che sono, di sfondare nel calcio. E l’ho realizzato. La strada? Arrivare dalla strada penso che sia un vantaggio nella vita. Tutto quello che hai visto, che hai vissuto, ti serve da insegnamento. A me il calcio ha dato tanto economicamente, ma mi manca il barrio, è l’essenza di quello che sono. I soldi non mi hanno cambiato e ne sono contento, ma non mi hanno cambiato. Nelle villas ci sono stessi codici, stessa gente, stessa sofferenza, stessa allegria. Ecco, l’allegria è la cosa che mi manca di più. Io oggi andrei a farmi una partita nel ‘fuerte apache’ e so che mi divertirei volentieri. Io ho una mensa nel Fuerte Apache, diamo da mangiare a chi ne ha bisogno, io quando mi trovo lì mi avvicno a loro e gli dò un consiglio. E’ bello, come è bello anche vederli sorridere. Papa Francesco? Vorrei parlargli della mia infanzia, delle cose che mi mancavano e che oggi mancano ai bambini. Questo mi farebbe felice, parlargli della mia gente. La plastica al viso? Potrei farla, potrei far quello che voglio, mettermi qualsiasi volto addosso, ma voglio far capire che ognuno è bello per quello che ha dentro. Dell’apparenza non mi interessa niente, preferisco i sentimenti. Un uomo non lo si giudica dall’aspetto“.

  01:17 15.10.13
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Tevez si racconta: “Giocavo a calcio e non pensavo alla povertà”
Sul programma ‘Tiki Taka’ in onda su ‘Italia 1’, è stata trasmessa un’intervista esclusiva a Carlos Tevez, che ha parlato della sua infanzia vissuta in uno dei tanti quartieri difficili che sono presenti in Argentina: “Il mio primo pallone lo ricordo ancora, era fatto di stracci e non di cuoio. C’era solo la parte interna
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2013-10-15 01:17:59
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