Coppa Italia, il Prefetto di Roma: “Avrei fatto giocare anche con il morto”

Dichiarazioni molto forti, quelle di Giuseppe Pecoraro: “Non è pensabile cedere al ricatto di una minoranza”

Genny 'a CarognaGiuseppe Pecoraro, Prefetto di Roma, ha parlato a La Repubblica degli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia, raccontando gli istanti che hanno preceduto l’inizio della gara:  “Intorno alle 20 di sabato, ho chiamato il capo di gabinetto del ministro Alfano per informare che avrei fatto disputare la partita. Ho aggiunto che se il ministro fosse stato di diverso avviso sarei stato naturalmente pronto a riesaminare con lui la mia decisione. Non sono stato richiamato”
E se fosse arrivata la notizia della morte del tifoso? Avrei fatto giocare comunque, con l’animo di un prefetto che deve garantire il principio su cui si fonda uno Stato di diritto democratico e che, di conseguenza, è tenuto ad applicare la regola cardine dell’ordine pubblico. Il principio secondo il quale il diritto della maggioranza va tutelato dai tentativi di espropriazione e sovversione di una minoranza. Ieri sera, c’erano 55 mila tifosi per assistere a una partita e avevano diritto di farlo. E ce n’erano 5mila che sostenevano di volerlo impedire. Se avessi ceduto al ricatto di quella minoranza non solo sarei venuto meno al principio, ma il problema di ordine pubblico lo avrei creato io. E questo non è pensabile. Cosa si disse nel 2004 dopo la decisione di non far giocare il derby Roma-Lazio? Che le società e il prefetto di Roma avevano ceduto al ricatto delle curve”.

Pecoraro poi vuole precisare che non c’è stata nessuna trattativa con l’ormai famoso “Genny a’Carogna”: “Abbiamo interloquito, non trattato. Quel tipo è stato informato delle condizioni del tifoso colpito alla schiena e della natura occasionale del ferimento. Volevamo solo tranquillizzare la curva che, a quanto pare, aveva scelto lui come rappresentante, Non me li scelgo mica io gli interlocutori della curva. Né sono certo io che decido che un tipo come De Santis sia ancora in circolazione. E comunque è come dire che se vengo chiamato a sbrogliare una rapina con ostaggi, io mi scelgo il rapinatore con cui parlare. Cosa vogliamo? Liberare gli ostaggi parlando con il rapinatore o farli ammazzare?”.

Massima solidarietà verso la vedova di Filippo Raciti, che ha dovuto guardare la maglietta di Genny a’Carogna, che invocava la libertà per l’assassino del marito: “Non immagina quanto comprenda il dolore e l’amarezza della vedova Raciti. Ma, insisto, dobbiamo essere onesti nel dirci una volta per tutte la verità”. Quale? “Piaccia o no, le istituzioni hanno operato in ‘stato di necessità’, in nome di una ‘ragion di Stato’. Il problema non è del sottoscritto o dei funzionari di polizia che, per evitare il peggio, sono chiamati al lavoro sporco di sedersi davanti a certi soggetti. Il problema è di chi li legittima

Ma chi è che ha fatto diventare così importanti questi individui? “I tifosi – risponde il prefetto – innanzitutto. E anche alcuni presidenti di società calcistiche che finiscono per attribuire un ruolo a questi signori. Il presidente della Lazio Lotito, da mesi, combatte solitario la sua battaglia contro il ricatto ultrà della curva nord. Qualcuno lo ha forse additato come esempio di coraggio? Non mi pare. Al contrario, ho visto società lamentarsi per i vincoli imposti dalla tessera del tifoso. Dovremmo decidere con responsabilità di evitare che si creino le condizioni per cui in questo Paese finisca per contare più un Genny ‘a carogna che un funzionario dello Stato”

  15:05 05.05.14
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Dichiarazioni molto forti, quelle di Giuseppe Pecoraro: “Non è pensabile cedere al ricatto di una minoranza” Giuseppe Pecoraro, Prefetto di Roma, ha parlato a La Repubblica degli scontri che hanno preceduto la finale di Coppa Italia, raccontando gli istanti che hanno preceduto l’inizio della gara:  “Intorno alle 20 di sabato, ho chiamato il capo di
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2014-05-05 15:05:38
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