Van Der Meyde: “feste, vino e cocaina, ero vicino alla morte!”

Andy Van Der Meyde, olandese classe 1979, che ha prematuramente smesso gli scarpini da gioco, ha raccontato la sua esperienza di vita attraverso un libro. Ex centrocampista destro, talentuoso al punto che gli era stato pronosticato un futuro radioso, passò dall’Inter di Moratti negli anni che vanno dal 2003 al 2005, senza lasciare tuttavia alcun segno tangibile.

Dicevamo dell’autobiografia, il cui titolo è tutto un programma: Senza pietà. Un libro in cui si capiscono molte riguardo il mancato mantenimento delle promesse di Van Der Meyde. Ma andiamo con ordine e capirete meglio il tutto.

Il ragazzo entra ben presto nell’Ajax, precisamente nel 1993, a soli 14 anni. Presso i “lancieri” fa tutta la trafila delle giovanili, prima di approdare in prima squadra, attorno ai 18 anni. E’ qui che, nel corso del tempo, Van Der Meyde stringe amicizia con due teste calde, vale a dire Zlatan Ibrahimovic ed Hossam Mido, egiziano ex, tra le altre, della Roma.

Ecco le parole di Andy riguardo quegli anni: “Entrai nell’Ajax giovanissimo, e la prima cosa che feci fu quella di chiedere di giocare col cognome di mia madre. Odiavo mio padre perchè era un alcolizzato. In società, però, non ne vollero sapere. Quelli con cui legai di più furono Mido ed Ibrahimovic. Erano due matti, si sfidavano facendo delle corse notturne pazzesche sull’anello A10 di Amsterdam. Mido aveva una Ferrari, Zlatan un Mercedes SL AMG. Ad avvicinarmi al fumo fu invece Thomas Galasek“.

Giunge quindi, il momento di parlare dell’era interista, siamo nel 2003: “L’Inter mi chiese con insistenza, ed io volli andarci, nonostante il mio allenatore, Ronald Koeman, non mi ritenesse maturo per trasferirmi all’estero. Tuttavia, dopo appena una settimana di soggiorni milanese, chiama il team manager dell’Ajax e lo pregai di riportarmi in Olanda. Non me ne fregava nulla del denaro. Volevo solo tornare ad Amsterdam. Trasferirmi dall’Ajax all’Inter è stato come passare da un negozietto ad una multinazionale. Furono anni pazzeschi, e guadagnai un mucchio di soldi. Ogni qualvolta vincevamo una partita, Moratti ci dava 50.000 euro a testa. Lì io e mia moglie conducemmo una vita assurda. Avevamo uno zoo nel giardino di casa. Sì, un vero e proprio zoo! Lei era una fanatica di animali, possedevamo cani, zebre, pappagalli, cavalli e via dicendo! Un giorno arrivai in garage, c’era buio, intravidi una sagoma grande: era un cammello! Figuratevi che per lei rifiutai di andare a giocare al Monaco, perchè a Montecarlo c’erano solo appartamenti e non c’era spazio per gli animali“.

Dopo due anni in nerazzurro, avari di soddisfazione, arriva il momento di firmare per l’Everton: “I dirigenti dei Toffees mi offrirono un contratto di 37.000 euro la settimana. Era più del doppio di quanto guadagnassi all’Inter. Ovviamente firmai immediatamente. Appena giunsi a Liverpool feci due cose: comprare una Ferrari ed ubriacarmi in uno dei pub più famosi del posto. Dopo me ne andai in uno strip club, e lì conobbi Lisa, una spogliarellista di cui mi innamorai. Mia moglie Dayana si accorse presto dei mille tradimenti che subì, anche perchè non mi facevo scrupoli nell’andare a letto con una ragazza conosciuta al semaforo piuttosto che con l’igienista mentale. Così non mi fece più vedere le mie due figlie. Una serai andai a Manchester e mi scolai una bottiglia di rum, così l’indomani mi recai all’allenamento ubriaco. Fece la mia miglior performance di sempre, ma la mia ubriachezza non riuscii a nasconderla. Presto iniziarono anche i problemi della figlia che ebbi con Lisa, Dolce. Ebbe gravi disturbi all’intestino, e ad 8 anni fu operata ben due volte. Io per dormire avevo bisogno di pillole pesanti, per le quali serviva prescrizione medica. Così le rubai dallo studio medico dell’Everton. ma se ne accorsero. Da lì continuò repentinamente la mia caduta verso l’inferno. Arrivarono le feste, il vino, ed anche la cocaina. Ad un certo punto realizzai che se non me ne fossi andato da Liverpool sarei morto. E così feci“.

Ad offrirgli possibilità di rinascita, nel 2010, è Rutten, ex allenatore del Psv: “Mi diede una mano, mi concesse la possibilità di tornare a giocare a calcio. Ma fu una missione impossibile: era come cercare di mettere in moto un’automobile ferma da troppo tempo. Di fare il professionista di calcio non ero più capace“.

Adesso Andy ha chiuso col calcio giocato, la sua compagna Melissa aspetta da lui il secondo figlio (che sarebbe il quinto per l’olandese), e lui ha ricominciato a vivere: “Ora sono felice. Non sono più milionario ma non mi importa. Voglio solo allenare qualche squadra a livello giovanile. Penso che nessuno, più di me, sia adatto ad insegnare ai bambini ed ai ragazzi quali errori non vadano assolutamente fatti“. Come dargli torto, del resto?

  11:23 10.05.14
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2014-05-10 11:23:03
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