Sócrates e la Democracia Corinthiana: il pugno in alto e l’autogestione nel calcio

Una vita trascorsa all’ombra di un progetto, un pensiero, una filosofia uno stil di vita: la Democracia Corinthiana

“Il calcio è l’unica industria in cui il salariato ha più potere del suo padrone”.

La storia di Socrates, campione del calcio brasiliano e italiano. Laureato in medicina e molto sensibile ai temi sociali e politici, Socrates diede vita tra il 1982 e il 1983 alla famosa Democrazia Corinthiana, dove di fatto giocatori e allenatore autogestivano la squadra di San Paulo del Corinthians, scavalcando presidente e dirigenti. Nonostante tutti i luoghi comuni del calcio che vedono in un uomo forte e in un allenatore condottiero una delle formule più efficaci, la Democrazia Corinthiana non solo fu un modello vincente, ma andò oltre i limiti dello stadio e del calcio, perché in quel periodo il Brasile – appena uscito da una lunghissima dittatura militare – chiedeva la democrazia. Finita la carriera di calciatore, Socrates riprenderà la sua professione di medico e si avvicinerà all’attività politica fino alla sua morte, avvenuta nel dicembre 2011.

Ma la democrazia, la rivolta, la rivendicazione e la denuncia sociale, con il calcio, proprio non si erano mai incontrate o, se lo avevano fatto, non si erano riconosciuti. Prima di Socrates. Prima del Corinthias di Sao Paulo. Prima della Democrazia Corinthiana. Socrates optò per il calcio a scapito della medicina, individuandone una sintesi. In un Brasile in cui i militari al potere formalizzarono nella Costituzione l’età minima per lavorare a 12 anni, in cui il 60% dei minori lavoravano più di otto ore al giorno in mansioni logoranti e sottopagate, in cui la mancanza di servizi sanitari sottometteva la popolazione a malnutrizione, endemie e verminosi con una mortalità infantile di oltre il 20%, in questo paese,

“Per poter giocare bene ho bisogno di tutti i giocatori e che la squadra abbia uno schema di gioco. La squadra è un tutto, io da solo non valgo nulla”. Il Socrates-pensiero era chiaro: stimolare alla concezione del collettivo come unica possibilità di riuscire in un obiettivo. Un libero pensatore, questo volle restare, in campo e fuori: come sgusciava fuori da ruoli prestabiliti in campo, altrettanto fece dalle continue richieste di tesserarsi per questo o quel movimento politico o sindacale.

C’era il leader, c’era il manifesto. Poi arrivarono gli uomini. Spodestato il presidente Matheus dai consiglieri societari a favore di Waldemar Pires, a ottobre ’81 arrivò un nuovo allenatore, Mario Travaglini (ex Palmeiras, Vasco de Gama e Fluminense), conosciuto per l’umanità con cui si rapportava ai giocatori e, soprattutto, per essere un compagno di lotta sindacale avendo formato un’associazione a tutela dei diritti degli allenatori brasiliani. Ai primi di novembre fu ingaggiato nel ruolo di direttore generale tale Adilson Monteiro Alves, giovane sociologo, capelli da rocker e barba da sovversivo, neofita calcistico, dirigente del sindacato studentesco, già arrestato per motivi politici. Prima decisione di Adilson: blindare lo spogliatoio da intromissioni di dirigenti altisonanti o tifosi intimidatori: solo giocatori, allenatore e medici avevano accesso. E dentro quello spogliatoio, la rivoluzione iniziò.

Siamo nel 1978, ed è qui che si incrociano le strade del doutor e del Timão. E’ qui che collidono per dare vita alla luminosa stella della Democracia Corinthiana. Sócrates è alto, elegante, gioca un calcio che è un verso libero: inquadrarlo in un qualsiasi schema di riferimento è difficile, impossibile. Nonchè inutile. Perchè al doutor non piace attirare tutta l’attenzione su di sè. Al doutor piace parlare di squadra, di collettivo, di insieme.

I cittadini brasiliani iniziano a far sentire la propria voce, a farsi forza l’un l’altro. E’ già iniziato un periodo di fermento popolare che raccoglierà i suoi frutti nel 1985, quando il popolo brasiliano potrà votare finalmente per libere elezioni. Lo spazio e il tempo in cui un laureato in medicina col nome, la mente e la lingua da antico pensatore incantava con colpi di tacco, frasi a effetto, atti rivoluzionari pacifici che mobilitarono un popolo intero. Lo spazio e il tempo in cui un uomo con le sembianze da guerrigliero attuò una rivolta con un pallone tra i piedi in luogo di un fucile tra le mani.

Negli anni bui e silenziosi della lunga dittatura militare brasiliana, una squadra di calcio ispirò un’intera nazione e contribuì al ritorno della democrazia e della libertà. Questa è la storia dell’ingenua Comune, repubblica democratica o incredibile soviet calcistico, che fiorì e prosperò in Brasile nello Sport Club Corinthians Paulista tra il 1981 e il 1985. Nello stesso popolarissimo club il destino riuscì a riunire un dirigente sociologo, un terzino sindacalista, un centravanti ribelle e un attaccante dal nome di filosofo, laureato in Medicina, Sócrates Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, per il mondo intero semplicemente Sócrates. A loro si unirono un geniale pubblicitario, i compagni di gioco, di lotta, di vita, di stadio e il popolo brasiliano. Nelle stagioni 1982/83 il Corinthians di San Paolo vinse il campionato con la parola “Democracia” stampata sulle magliette. Una vittoria che, per Sócrates, fu “probabilmente il momento più perfetto della vita”. Era il punto di arrivo di una battaglia iniziata con la Democrazia Corinthiana, il tentativo di trasformare l’autoritarismo con cui si gestivano le squadre di calcio in un sistema in cui tutti, dai massaggiatori alle riserve, condividevano le decisioni attraverso il voto: salari, contratti, cessioni e nuovi acquisti, arrivando addirittura a mettere in discussione il tabù dei ritiri prima delle partite. Genio e sregolatezza, Sócrates è diventato il simbolo di un calcio impegnato, amato in patria e nel mondo

E perché la storia di Socrates possa già oggi diventare leggenda basta ricordare una sua frase, datata 1983. Alla domanda di un giornalista: “Come immagini la tua morte?”,  lui rispose “Quero morrer em um Domingo e com o Corinthians Campeão”  (voglio morire di domenica e con il Corinthians campione”).

Qualcuno lassù deve averlo ascoltato,  il Brasileirao 2011 non poteva avere un epilogo differente.

Adeus doutor, descanse em paz. 

  22:24 12.01.17
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2017-01-12 22:24:34
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