Dybala si racconta: un “uomo solo” con un sogno nel cassetto ed un triste ricordo del padre

Paulo Dybala ha raccontato i retroscena della sua vita privata, condizionata dalla morte del padre e dalla vita da calciatore "solitario"

Dybala (LaPresse/Marco Alpozzi)

Paulo Dybala è nuovamente finito al centro di qualche mugugno a causa delle sue prestazioni non certo esaltanti in Champions League. Che la Joya abbia un carattere particolare lo si sa bene, ma adesso è giunto il momento di mettere da parte la timidezza e prendere in mano la sua Juve anche in Europa. Il calciatore bianconero ha raccontato alcune sfaccettature del suo carattere a Vanity Fair. Dybala ha lavorato molto sulla sua testa, sulla mentalità da calciatore: “Dio ci dà un dono, ma poi quel dono va lavorato. Ne ho visti tanti di fenomeni nei settori giovanili. Ragazzi di cui dicevano: “Se solo avesse avuto la testa, avrebbe potuto essere Maradona o Messi”. Ecco, io ho lavorato soprattutto per evitare questo”.

Dybala (LaPresse/Marco Alpozzi)

La solitudine dei calciatori è un altro aspetto singolare del racconto del giovane argentino: “Quando abbiamo un pallone tra i piedi, noi calciatori siamo felicissimi. Quello che succede dietro, nel retropalco, spesso non è proprio bellissimo. Chi diventa un calciatore quando arriva al mio livello? Il più delle volte un uomo molto solo“. Difficile da pensare. Quando arriva il successo spesso ci si isola, ci si chiude in sè stessi, ovviamente dipende dal carattere del calciatore in questione. Una pagina triste della gioventù di Dybala è stata senz’altro quella legata al padre: “È morto per un tumore, quando avevo 15 anni. Fu un dolore fortissimo. Nei mesi precedenti non riusciva più a venirmi a trovare e il club mi fece andare a casa per un po’ di tempo. Sei mesi erano troppo pochi e mi venne la tentazione di mollare tutto. Forse un giorno lo ritroverò o forse no, a papà però penso sempre e gli dedico tutti i miei gol”.

LaPresse/Fabio Ferrari

Il sogno nel cassetto è senz’altro quello di emulare Messi e vincere il Pallone d’oro: “Quando ci riunivamo intorno al fuoco, da bambini, d’estate, espressi quel desiderio con i miei amici. Vincerlo sarebbe un messaggio importante per tanti bambini. Per tutti quelli che nati in un piccolo posto lontano dai grandi centri possono sperare di poter raccontare una storia simile alla mia”. Infine il no alla Nazionale italiana: “Mi è stato chiesto di vestire l’azzurro e sono stato molto grato. Avevo 19 anni e rispondere “no, grazie” fu dura. Ma sono argentino e sarebbe stato un inganno”.

  15:46 06.12.17
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Dybala si racconta: un “uomo solo” con un sogno nel cassetto ed un triste ricordo del padre
Paulo Dybala è nuovamente finito al centro di qualche mugugno a causa delle sue prestazioni non certo esaltanti in Champions League. Che la Joya abbia un carattere particolare lo si sa bene, ma adesso è giunto il momento di mettere da parte la timidezza e prendere in mano la sua Juve anche in Europa. Il
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