Ecco chi è “Cavallo Pazzo”: la storia di un invasore

In principio fu Cavallo Pazzo. Era soprannominato così Mario Appignano, uno che tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90 è diventato un’icona dell’apparire. Dove c’era una telecamera o una macchina fotografica c’era lui. Ma è allo stadio Olimpico, teatro del calcio capitolino, che le sue invasioni durante le partite della “Magica” sono diventate leggenda.

Sono gli invasori di campo, gente sopra le righe, tanto esibizionista quanto folle. Un mix esplosivo in grado di suscitare lo sdegno di molti, ma anche di strappare il sorriso a chi, dalle tribune, assiste alle loro galoppate. Autore di questa azione si chiamava Mario Appignani, autoproclamatosi Cavallo Pazzo, uno degli ex leader degli Indiani Metropolitani,artista, ala creativa nata tra gli odori acri dei lacrimogeni del movimento e ultimo dei rivoluzionari del ’77, anno della nuova contestazione nelle università italiane dopo il ’68, per altri.  “Il suo scopo era di parlare alla gente, anche se non aveva nulla da dire“, affermò il conduttore tv Pippo Baudo, che più volte subì le irruzioni di Cavallo Pazzo a Sanremo. Le sue performance, le sue irruzioni televisive,  sono dell’ordine della rottura del codice della narrazione che cessa di essere falsificante e viene spiazzata dall’irruzione dell’Evento nell’Evento, in cui la potenza del falso (Evento) showimg2viene tagliata e diviene tutt’uno con l’eternità del vero (Evento). Cavallo Pazzo: e mai nome di battaglia si adattò meglio alla realtà. Il punto è che questa pregiudiziale pazzia si fece in lui arte, vita, rischio, dolore, spettacolo, condanna e tante altre cose difficili da esprimere, forse perché confusamente esprimono esse stesse il senso ultimo e nascosto di una trasformazione collettiva, l’ ombra distorta di una società che andava imbizzarrendosi. Per cui, sì, Cavallo Pazzo, con tanto di linguaggio apache, segni di guerra sul volto e piccola tribù al seguito. Si intravedeva Appignani in mezzo alla folla nella celebre foto di Pasolini con Veltroni e Adornato adolescenti a una festa di giovani comunisti, sul Tevere, spericolatissimo aspirante suicida, come pure si sarebbe mostrato nudo a piazza Navona, su un palco dei radicali che, pur tolleranti, presero a evitarlo come la peste. Schiaffeggiò Moravia e ne ebbe in cambio da Amanda Lear, oltre che da un numero spropositato di poliziotti, guardiani e body-guard nel corso della sua carriera di inesorabile guastatore professionale di eventi. Lo si incrociava dovunque e a qualunque ora, in quegli anni…Al festival di Sanremo balzò addosso a Pippo Baudo e gli diede una ginocchiata sui santissimi rubandogli il microfono per venti interminabili secondi. Alla mostra del cinema di Venezia s´arrampicò su un pennone strofinandosi la bandiera americana sul sedere. Roma-Cagliari_94-95_af_cavallo_pazzoRiuscì a fare un numero pazzesco anche in Vaticano, col Papa che se lo vide di colpo a un metro, urlante e gesticolante. Né mai tralasciò presentazioni di libri, sfilate di moda, premi letterari e quando decise di dedicarsi al calcio, o meglio alla Roma, divenne presto un mito delle invasioni di campo.

Probabilmente il primo culture jamming italiano, traducibile in italiano con “sabotaggio culturale” o “interferenza culturale“, è una pratica contemporanea che mira alla contestazione dell’invasività dei messaggi pubblicitari veicolati dai mass media nella costruzione dell’immaginario della mente umana.  Non era affatto chiaro perché lo facesse. Le ultime incursioni di Cavallo Pazzo negli anni ’90, benché malato terminale di Aids, lo hanno immortalato nelle invasioni di campo, durante le partite della sua amatissima AS Roma, in casa ed in trasferta, accompagnato dagli applausi degli stadi, come nell’irruzione durante Roma Brescia del 1994, imprese che comportavano uno sforzo fisico enorme per lui, finchè il suo corpo non ha ceduto, nel 1996.  hqdefaultPiombano sul terreno di gioco all’improvviso, prima o durante la partita non fa differenza. Beccano botte da orbi quando gli addetti alla sicurezza li acciuffano, e spesso si mostrano al pubblico come mamma li ha fatti, invasori di campo ed suoi successori, streakers, come sono chiamati gli invasori senza veli. Cavallo Pazzo però era sempre vestito e non si fermava mai…

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In principio fu Cavallo Pazzo. Era soprannominato così Mario Appignano, uno che tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’90 è diventato un’icona dell’apparire. Dove c’era una telecamera o una macchina fotografica c’era lui. Ma è allo stadio Olimpico, teatro del calcio capitolino, che le sue invasioni durante le partite della “Magica” sono
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2016-07-28 21:26:10
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