Tony Adams, tra calci e bottiglie: la vita barcollante di un campione

Una carriera solo tra le file dell’Arsenal, vita sempre più barcollante tra le lacrime, successie e solitudine. Tony Adams un campione disperato tra calci e bottiglie

“Ho sempre firmato ogni contratto che l’Arsenal mi metteva davanti senza neanche leggerlo. Il calcio però è ipocrita. Per questo bevevo. Ai ragazzi di oggi mi sento di dire solo una cosa: giocate per il nome che portate davanti, e loro si ricorderanno per sempre di quello che avete dietro’.

Lui dice di sentirsi come il pilone di un ponte che non fa niente di straordinario, semplicemente sta lì e resiste. Uno di quei muri difficili da abbattere, entrato nel 1980 nelle giovanili dell’Arsenal ed uscito ventidue anni più tardi come il pilone e leggenda dell’ Highbury una bandiera  rimasta nella memoria di tutti grazie all’ impegno, alla correttezza e alla fiducia nei confronti del popolo londinese. Nato ad Havering il 10 ottobre 1966  crea un legame indissolubile con i tifosi. Adams esordì a diciassettenne nel 1983 contro il Sunderland e già il 1º gennaio 1988 divenne capitano, il più giovane di tutti i tempi per la società londinese, ruolo che ricoprì per i successivi 14 anni. Tony è uno stopper dal corpo di granito, piedi di calcestruzzo e cattiveria da bravo ragazzo. Lo stopper, il cattivo, il mastino… il giocatore designato a “mordere” le caviglie degli attaccanti avversari per tutti i 90 minuti arrivando sin sotto la doccia a fine partita.adams-young-boy Non un tipo con cui scherzare, Tony, nè in campo nè fuori. Tony Adams è stato tanto grande sul campo e quanto debole fuori. Un vero armadio se calcoliamo 1,91 cm d’altezza e sorriso indefinito, orecchie  ad asino proprio come veniva sbeffeggiato dagli avversari.

Una vita da  stopper, uno di quelli che entra nella pelle e nella testa del numero 9 avversario o nel peggior dei casi sulla caviglia per far capire le intenzioni. Stopper ruvido di scuola anglosassone: 4 Premier League, 3 Coppe d’Inghilterra, 2 Coppe di Lega, 3 Charity Shield e una Coppa delle Coppe. Adams è stato il capitano della nazionale inglese, il simbolo e leader dell’Arsenal. Nel 1989 in una delle pagine più belle della storia dei Gunners, Tony Adams e Paul Merson sono il leader (in campo e fuori tra fiumi di birra), una squadra forte che nei primi anni ’90 vincerà due volte il campionato. In molti la descrivevano come una squadra di alcolisti più forte … ma visti i risultati!! La verità è che in campo si beveva anche in campo. Figuriamoci dopo ogni partita…. che fosse una vittoria, un pareggio o una sconfitta, vigeva la regola del 3: tre pinte di birra per volta, moltiplicato per 5-6 ordinazioni. E’ una storia incredibile di calcio primi anni novanta e i protagonisti sono proprio Adams e Merson. “La dose che mi serviva per dimenticare” affermerà più tardi Tony… il ragazzone in soggezione verso gli insegnanti, timido con le ragazze e preso di mira dai compagni di scuola.0581c0_94739ea6b68b4f92b100ad1a02952b54 Cercare di definire le caratteristiche di una persona, capire una personalità prealcolica, valutare i fattori psicologici che portano ad una condizione di alcolismo non sono tutt’ora chiari; è difficile stabilire un nesso tra ciò che è l’alcolista e la persona che era prima. Sta di fatto che Adams prima è stato uno studente deriso e silenzioso, adolescente ribelle in seguito e calciatore ed alcolista professionista dopo. Adams non si ricorda quando è diventato un alcolizzato cronico, ma si ricorda perché lo è diventato. «Questo è stato il percorso della mia vita e della mia carriera: ubriacarsi per riuscire ad affrontare le grandi delusioni, ubriacarsi per riuscire ad affrontare i momenti felici – dirà nella sua autobiografia – l’alcol agiva per me come un anestetico per sfuggire dai sentimenti intensi”. 

Beve per dimenticare una sconfitta o per festeggiare una vittoria, per dare sapore ad un pareggio. Insomma, beve sempre. Nel 1991 viene arrestato per guida in stato di ebrezza di cui “Non mi ero reso conto”, come scriverà nella sua autobiografia. Cade dalle scale di un pub procurandosi 29 punti di sutura in testa, dopo aver scoperto di avere un debito da saldare di 5.800 sterline. E nel pieno della giovinezza, a 24 anni, da nazionale affermato aveva addirittura fatto l’esperienza del carcere. 2613Frequentemente in mezzo a risse, si prende 8 mesi di carcere per aver causato un incidente automobilistico, ovviamente sbronzo Si allena con un doppio strato di tessuto per smaltire meglio l’alcol di cui abusa la notte prima, si allena come una furia, nella catarsi della fatica, che però non cancella l’ inquietudine. Ma i risultati in campo si vedono, le critiche arrivano e Adams sembra non farcela: “Il mio valore come persona era in quello che facevo, non in quello che ero”. Una moglie con problemi di tossicodipendenza, 3 figli che quasi dimentica. Nel 1996 incredibilmente partecipa agli Europei e subito dopo l’eliminazione in semifinale per mano della Germania, Tony inizia a bere. “Negli allenamenti che seguivano una sbronza, mi mettevo un doppio strato di indumenti, sudavo tutto quello che avevo bevuto e riuscivo ad andare avanti. Gli allenamenti mi davano la possibilità di fuggire da me stesso, bastava che ci si limitasse agli esercizi fisici e che Graham non tirasse fuori il pallone”.

Negli spogliatoi, in trasferta,  di notte e di giorno. Da solo, Tony e le sue pinte… l’alcool come ansiolitico/anestetico delle sue difficoltà psicosociali.

Paul Emerson
Paul Emerson

Debole e a disagio sempre e solo per l’Arsenal, solleva trofei con giocatori del calibro di Alan Smith,Emerson,  David Rocastle, Michael Thomas, Thierry Henry, Dennis Bergkamp, Patrick Vieira. Ma oltre ai trofei, Tony comincia a collezionare pinte di birra. Adams era un calciatore era forte, deciso, guidava la difesa e rispondeva agli insulti dei tifosi avversari con determinazione e sicurezza nei propri mezzi poi il declino…

Proprio quando inizia a sentirsi un  padre fallito, un marito abbandonato ed un giocatore debole si guarda allo specchio e capisce di non meritare tutto questo. il Convoca i compagni in spogliatoio e annuncia: “Sono un bevitore cronico, ne voglio uscire, rispettatemi”. Aveva perso il sorriso semplice da ragazzone duro  lui che ne vecchio e nuovo Arsenal era sempre considerato il pilastro della squadra. Arrivò persino a scendere in campo ubriaco, durante la stagione 93/94. Personalità contrastante quella di Adams ma c’è sempre un uomo allo specchio e bisogna ascoltarlo.senza-titolo-15-600x300

Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari e malattie epatica dovuto all’alcol e sono alcuni estremi effetti dell’alcool… niente di tutto ciò, per fortuna  nel 1996 arriva sulla panchina dell’Arsenal Arséne Wenger proprio quando Adams è un campione barcollante. Si confida e si affida al suo nuovo allenatore, che con i suoi  consigli aiuta il difensore a rimettersi in carreggiata. Venerdì 16 agosto 1996 Adams beve il suo ultimo goccio d’alcol. Per due giorni se ne sta chiuso in casa a sudare, sino a quando il corpo espelle le ultime gocce etiliche. I compagni dell’Arsenal si stringono intorno a lui, ma il giorno dopo la notizia è su tutti i giornali. “Il capitano dell’Inghilterra è un alcolizzato”, titola il Daily Express.

Pian piano dopo i primi periodi difficili il suo corpo si asciuga e si rimette in forma. E il suo ritorno al calcio giocato avviene prima del previsto, Adams alzerà al cielo ancora sei trofei prima di ritirarsi da capitano dell’Arsenal, un ruolo che ha ricoperto per quattordici stagioni. In una stagione vince il campionato e la coppa nazionale, cosa che ripeterà anche nel 2002 ma, soprattutto, non si accontenterà di vincere la sua sfida con l’alcol. gun__1357644158_adams_tottenham1993Sì perché dopo aver sconfitto il suo mostro, Tony decide di aiutare gli altri a uscire dal proprio tunnel fondando una clinica per la riabilitazione, la Sporting Chance. Reazioni capaci di stravolgere ogni contesto e rendere accessibile a tutti un programma psicoterapico. Adams adesso è il testimonial dell’ impresa riuscita: «A un certo punto devi capire che puoi fermare l’ attaccante che hai davanti ma non te stesso» e finalmente il sorriso del ragazzone torna a splendere e dare fiducia senza bisogno di una bottiglia.

 

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Una carriera solo tra le file dell’Arsenal, vita sempre più barcollante tra le lacrime, successie e solitudine. Tony Adams un campione disperato tra calci e bottiglie “Ho sempre firmato ogni contratto che l’Arsenal mi metteva davanti senza neanche leggerlo. Il calcio però è ipocrita. Per questo bevevo. Ai ragazzi di oggi mi sento di dire
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