Ventura a tutto tondo: il modulo, il discorso Berardi, il caso Pellè e la bordata a Balotelli

Il ct Giampiero Ventura si è raccontato a tutto tondo affrontando molti temi interessanti per il presente e il futuro della Nazionale

In una lunga intervista al ‘Corriere dello Sport’, Giampiero Ventura si è raccontato affrontando diversi temi a partire dalle sempre discusse convocazioni: “L’Europeo ci ha lasciato una squadra che dal punto di vista del temperamento ha detto e dimostrato molto. Noi dobbiamo conquistare una qualificazione, in un girone fra i più difficili degli ultimi anni. Ma questa Italia era la squadra più vecchia dell’Europeo, la Nazionale più vecchia di sempre. Serve un ricambio ed in Italia questo è possibile solo gradualmente”.

Il ct affronta spiega poi le mancate convocazioni di Berardi e Balotelli, rifilando una bordata clamorosa a ‘SuperMario’: “Berardi è un capitale del calcio italiano, bisogna creare i presupposti per farlo essere protagonista anche in Nazionale. Per questo penso di convocarlo per gli stage. Vorrei spiegargli come vorrei giocare e come sfruttare le sue caratteristiche. Giovedì ne parlerò a pranzo con lui e Di Francesco.

LaPresse/Reuters
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Il problema-Balotelli è che lui è più famoso per quello che fatto fuori dal campo che in campo. Si deve adattare ad un gruppo. Se tutti si chiedono se sia cambiato o meno, significa che prima c’era qualcosa che non andava. Così la domanda deve farsela lui, mettendosi in discussione e dandosi delle risposte. Se avrà questa umiltà non troverà porte chiuse. Di certo lo conoscerò, anche per correttezza“.

Anche con Pellè non risparmia dure parole: “Difficile dare una motivazione, lui era partito titolare anche contro la Francia e contro Israele, giocando 90’. Non c’erano i presupposti per quello che è successo. Che ha sconcertato e sorpreso me e anche i giocatori. Se tornerà in Nazionale? Credo che in questo momento gli faccia bene un periodo di riflessione su cosa significhi vestire la maglia azzurra e far parte di questo gruppo”.

Riguardo alla possibilità di abbandonare la difesa a tre per sposare il suo amato 4-2-4 il Ct spiega: “Lo faremo nel momento in cui non avremo più Barzagli, Bonucci e Chiellini. Allora potremo passare alla difesa a quattro e potremo sfruttare gli esterni. E torneranno El Shaarawy, Insigne, Berardi, Verdi oltre a Bernardeschi e Sansone“. 

LaPresse/Daniele Badolato
LaPresse/Daniele Badolato

Con il 4-2-4 potranno anche coesistere Verratti e De Rossi, ma non solo: “In un centrocampo a due si integrano alla perfezione. E lo stesso vale per Marchisio. Il futuro con me, quando sarà, prevede un centrocampo a due, avendo a disposizione Marchisio, De Rossi, Verratti e Parolo”.

Al momento però Ventura si tiene stretto i suoi senatori: “Barzagli è uno dei migliori giocatori d’Europa, è pazzesco, per quello che fa, per quello che rappresenta, per quello che trasmette quando si allena. Per questo non ci posso rinunciare mai. Chiellini e da dieci e lode, dopo Barzagli c’è lui, però adesso paga l’impegno di tante battaglie. Comunque loro non sono un freno, lo sarebbero se non fossero disposti a mettersi a disposizione”.

Donnarumma un predestinato: “Se non ci fosse Buffon, questo Buffon, sarebbe il numero uno della Nazionale. E’ un giocatore baciato da Dio, è stata una sorpresa, ha un futuro importantissimo, deve solo avere pazienza perché davanti ha il portiere migliore del Mondo, ma lui è un predestinato. Di sicuro uno dei pochi problemi che non ho riguarda questo ruolo”.

Sturaro (Foto LaPresse - Marco Alpozzi)
Sturaro (Foto LaPresse – Marco Alpozzi)

In altri ruoli invece ci sono molte carenze: “Trovatemi in Italia una mezz’ala di ruolo, Parolo e Marchisio a parte, che dovrebbe comunque riadattarsi, dato che negli ultimi due anni ha fatto il centrale. Sapete quale è la risposta: non c’è. Sembra incredibile ma è così. E un terzino sinistro mancino, a parte Antonelli?”.

Infine Ventura spiega quali devono essere le caratteristiche per far parte del suo gruppo: “Bisogna avere personalità, ci sono giocatori eccellenti qualitativamente ma che si perdono davanti ad una critica. L’esempio giusto è Sturaro: il Genoa lo voleva dare in B, lo hanno tenuto, sei mesi dopo ha giocato con la maglia della Juventus e dopo ancora con quella della Nazionale. Senza battere ciglio”.