La Reggina del “Maestro”, Tommaso Maestrelli storia di un amore eterno

Una squadra meravigliosa, unita, un gruppo in sintonia dentro e fuori dal campo. Rigotto, Alaimo, Florio, Persico, Mupo, Barbetta e soprattutto lui il “Maestro”: Tommaso Maestrelli

Ascoltare i racconti  di nonno, papà la voce roca di chi ricorda con emozione le immagini e le partite di un calcio lontano fatto di sentimenti, amicizie, passione è qualcosa che non smette mai di emozionare. Non basta pertanto una ricerca su google o su qualsiasi altro motore di ricerca per controllare le origini, le fonti e le immagini in bianco e nero, informazioni virtuali reperibili ma che nulla hanno a che fare con gli occhi e le voci invecchiate dal tempo capace di incantare la nostra mente da l’idea moderna del calcio. La storia di un grande uomo e di un tempo – gli anni Sessanta – in cui tutto si colorava di epico e di vitale. Emozioni difficili da descrivere, lo sfondo della tribuna gremitissima del Comunale, i primi piani di Gallusi, Santonico, Alaimo, Florio, Ferrigno, Gatto , Camozzi, Persico, Barbetta, e il massaggiatore Catalano, del presidente Granillo e del Mister:  Tommaso Maestrelli.reggina_1964-65 A Reggio Calabria  li ricordano tutti, perché protagonisti di alcune importanti stagioni calcistiche calciatori che, grazie al Maestro, vengono ancora oggi  amati come sempre. Non è quindi casuale che, a distanza di anni,i tifosi ricordino l’eccezionalità di quella esperienza calcistica e, ancora di più, della loro vita quotidiana a Reggio Calabria.  La storia di una squadra di uomini veri anche se imperfetti, capaci di sbagliare, di dare e togliere tutto per furore più che per raziocinio, tutto sotto l’occhio del papà, dell’amico del Mister Maestrelli. La storia della Reggina è da sempre caratterizzata dall’amore incondizionato della città verso la sua squadra, da quel legame morboso che lega i propri cittadini alla maglia amaranto. Una passione fatta di rapporti semplici, umani e di un uomo, allora 42enne, arrivato tra l’indifferenza generale e andato via da Reggio con il massimo della gratitudine di una città, sportiva e no. I ritiri di Palmi, le risate del gruppo e soprattutto il carisma ed il lavoro di un uomo semplice. Tommaso Maestrelli, il suo sorriso, le camminate  in compagnia dei suoi ragazzi, le partitelle in famiglia arbitrate cercando di non scontentare nessuno e soprattutto Massimo e Maurizio, i suoi due gemelli. Durante i racconti ti fermi, ti perdi …pensi. Ripensi alla foto di tuo nonno con accanto l’allenatore, anzi l’uomo, che più di tutti l’ha reso felice. Il mister e la Reggina simboli positivi di una città anche nei periodi molto bui. Sì perché la storia che questo spettacolo  va a raccontare è una storia che ti appartiene solo di traverso: tu reggino vero, ma figlio degli anni Novanta e di successi più importanti  ma meno romantici, meno poetici, di quegli anni ascoltati solo dai racconti o in qualche video in bianco e nero.maestrelli Nella stagione 1964-1965 la Reggina, guidata dall’allenatore Tommaso Maestrelli (futuro campione d’Italia con la Lazio), riesce a centrare l’attesa prima promozione in Serie B, ricevendo la medaglia del seminatore d’oro come miglior allenatore di Serie C. Partita dopo partita il tecnico costruisce un gruppo, unito fuori e dentro il campo. Oltre che un grande uomo, però, Tommaso Maestrelli era un grande allenatore e uno straordinario psicologo. La stagione successiva gli amaranto sfiorano la Serie A, perdendola per un solo punto all’ultima giornata e chiudendo quarti in classifica. Sembrerebbe normalità ma si tratta di periodi storici importanti per il calcio e per la sua città. Nel 64 Maestrelli, viene chiamato ad allenare la Reggina in serie C dal Presidente Oreste Granillo. Tra i calciatori che Maestrelli richiede c’è proprio il difensore Carlo Mupo del Bari. Mupo da calciatore rimane a Reggio fino al 67/68, anno in cui concluderà la carriera  in amaranto.  La carriera nasce da lontano, prima calciatore con non molto da ricordare se non la ferita di una guerra che lo aveva disperso in Jugoslavia: un mediano destro di stile lineare, coriaceo nella sua mitezza, con quindici anni di professionismo sulle spalle (tra Bari, Roma e Lucchese) e una sola presenza in nazionale alle Olimpiadi londinesi del 1948, convocatovi dal vecchio Vittorio Pozzo.stadio_reggina Un’etica tanto più forte quanto meno esibita, il credo religioso, il culto patriarcale della famiglia e delle solide amicizie, sono questi per lui i necessari contravveleni alla successiva scelta di divenir allenatore: qui Maestrelli brucia le tappe, colleziona promozioni (con Reggina e Foggia) per approdare alla Lazio nell’estate del ’71 e riportarla immediatamente in serie A. Intanto proprio mentre  sua moglie Lina mette alla luce due maschietti gli viene offerta  l’occasione di continuare la carriera di allenatore da Oreste Granillo, presidente della Reggina. A Reggio gli occhi consumati dei tifosi ricordano ancora oggi con emozione  il 1º posto nel girone C e la conseguente promozione in serie B. Alberto Gatto, Italo Alaimo, Pietro Camozzi, Vito Florio, Olmes Neri, Giuseppe Santonico, Piero Persico Nuccio Vigliarolo, Carlo Mupo, Tresoldi, Felice Barbetta, Dante Portelli, Luciano Gallusi, Achille Baldini, Rosario Sbano ma il ricordo è soprattutto lo sguardo del Maestro, a volte perso nel vuoto, a volte serio e concentrato, la sua bontà infinita, l’amore del pubblico.

reggina_1965-66E quando si è insieme, come in una  foto, la squadra diventa un gruppo solido, omogeneo, con la stessa la passione e gli stessi desideri, e la volontà di fare bene edivenire  presto uomini. L’umanità di Maestrelli si capisce dal racconto di chi con  voce tremula, continua a parlarmi di lui, tra un dialetto più fitto ed un caffè  amaro capisco sempre più  di conoscere finalmente una persona onesta e leale che in una città difficile, come Reggio Calabria, è andato oltre i meri eventi calcistici. Questo era Tommaso Maestrelli, uomo dal cuore immenso, all’apparenza mite ma dal grande carattere. Quel carattere che gli ha consentito di restare in sella all’inizio della sua avventura laziale, quando prendendo il posto del “santone” Lorenzo si è trovò contro l’intero ambiente bianco celeste. La voce mi ricorda soprattutto soprattutto la folla immensa ai suoi funerali e quella processione ininterrotta al campo di Tor di Quinto dopo la sua morte, quando in una sorta di pellegrinaggio silenzioso i tifosi laziali, reggini , maestrellifoggiani e gli sportivi tutti si recavano in quell’angolo dove è sistemato quel busto di bronzo con il suo volto. Un volto amaranto che niente e nessuno può cancellare. Al di là di date, ricorrenze, denominazioni e successi sportivi Tommaso Maestrelli vive e vivrà nella storia calcistica amaranto.

  09:20 15.11.16
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Una squadra meravigliosa, unita, un gruppo in sintonia dentro e fuori dal campo. Rigotto, Alaimo, Florio, Persico, Mupo, Barbetta e soprattutto lui il “Maestro”: Tommaso Maestrelli Ascoltare i racconti  di nonno, papà la voce roca di chi ricorda con emozione le immagini e le partite di un calcio lontano fatto di sentimenti, amicizie, passione è
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2016-11-15 09:20:44
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