Come sarà il cloud del futuro

Milano, 13 mar. (AdnKronos) – Quando il Gdpr (General Data Protection Regulation), il regolamento generale sulla protezione dei dati, diventerà una realtà, la sicurezza del cloud e il suo livello di sofisticazione assumeranno un’importanza senza precedenti. Questo il punto di vista di Ibm su quanto accadrà dal 25 maggio 2018, quando il GDPR diventerà una realtà che riguarderà le aziende, sia all’interno sia all’esterno dell’Ue, che gestiscono i dati dei cittadini dell’Ue.
Secondo un sondaggio in merito alla disponibilità ad accettare il Gdpr, quasi il 40% delle aziende teme le violazioni della conformità, consapevoli delle conseguenti sanzioni finanziarie, anche gravose, per il mancato rispetto del regolamento. Le aziende si stanno tutelando rispetto alla protezione dei dati personali raddoppiando la sicurezza del cloud e concentrandosi nell’adozione di misure di sicurezza atte a garantire che le loro app in cloud proteggano i dati personali da perdite, alterazioni o trattamenti non autorizzati.
Secondo Ibm i fornitori di servizi cloud continueranno ad adottare misure straordinarie volte a garantire che la sicurezza sia al centro del cloud. I servizi di sicurezza del cloud diventeranno più sofisticati con i progressi nelle funzionalità di crittografia, l’integrazione continua dell’AI (Artificial Intelligence) e lo sviluppo di servizi di sicurezza che funzionino indifferentemente in ambienti pubblici, privati e multi-cloud.
La multinazionale non ha dubbi nell’individuare il punto critico dell’evoluzione: container, Kubernetes e serverless. Le architetture dei microservizi basate su container e serverless hanno rivoluzionato la velocità con cui le app possono essere create e come esse si collegano alle tecnologie attualmente più competitive, quali AI, blockchain e machine learning.
Nel 2018 l’adozione di queste tecnologie, spiegano da Ibm, raggiungerà un punto critico: si passerà dall’adozione precoce a standard di fatto per app complesse e pronte per la produzione in tutti i settori di industria e nelle aziende di tutte le dimensioni.
Questo cambiamento è determinato da nuovi strumenti emersi nel 2017, come Grafeas, Istio e Composer, che consentono agli sviluppatori di gestire e coordinare in modo più sicuro le numerose componenti create nella costruzione di container, serverless e microservizi.
Questi strumenti consentono una maggiore visibilità per lo sviluppatore che potrà vedere chi sta lavorando con i dati, cosa viene modificato e chi ha accesso, il tutto finalizzato a una migliore sicurezza. Il risultato sarà un miglioramento nello sviluppo di app mature in grado di estendersi e operare su più sistemi, team e flussi di dati.
E secondo Ibm pensare al cloud porterà a quel cambiamento culturale che genera innovazione. Per la società il ‘cloud thinking”, sia in senso culturale che tecnico, è l’unica strada percorribile e molte organizzazioni si stanno orientando verso architetture che fondino le proprie radici nel cloud. Con questo cambiamento, le organizzazioni stanno adottando nuove tecnologie che sono sempre più facili da implementare.
Nel 2018 questi mutamenti cominceranno a determinare anche grandi trasformazioni culturali all’interno delle organizzazioni. I team tecnici, dai data scientist agli sviluppatori, si stanno ponendo domande quali: in che modo la mia architettura promuove l’innovazione gestendo l’esplosione dei dati provenienti dall’IoT (Internet of Things)? Come posso sfruttare il serverless per accelerare lo sviluppo? La sicurezza in atto è in grado di supportare le soluzioni blockchain nel mio settore?
Quando i team risponderanno a queste domande, si avvierà un processo di trasformazione verso una cultura più collaborativa e basata sull’apprendimento iterativo. Questo passaggio al ‘cloud-native thinking” guiderà l’innovazione organizzativa che mette insieme, in modi completamente nuovi, professionisti con competenze specialistiche compresi sviluppatori di app, data scientist e utenti di dati.
Per Ibm le soluzioni di settore sono il futuro del cloud nel 2018. Le aziende, sottolineano, sono andate oltre la pura infrastructure-as-a-service e si stanno rivolgendo al cloud come piattaforma per l’innovazione e la creazione di nuovo valore aziendale.
Quando si concentreranno sul valore più ampio del cloud, ovvero su quanto il cloud può fare per il loro business, le aziende cercheranno soluzioni settoriali specifiche in grado di fornire un’unica architettura, dall’infrastruttura fino a servizi di analisi e intelligenza artificiale di alto valore, anziché limitarsi all’acquisto di servizi cloud frammentari.
Ad esempio, le società di servizi finanziari si rivolgeranno al cloud computing per l’elaborazione ad alte prestazioni (HPC, High Performance Computing) come servizio, da affiancare all’infrastruttura con accelerazione GPU e funzionalità AI e ‘deep learning” in un’unica soluzione che consenta loro di trasformare in informazioni fruibili i miliardi di data point raccolti.

  18:38 13.03.18
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