Juve, i numeri dell’eliminazione: quattro sconfitte in dieci partite, troppe per chi punta a vincere. L’ultima volta fu nel 2002-2003

La Juve termina troppo presto la sua avventura europea, eliminata da un Ajax, sembrato più in forma. Ma a far riflettere sono soprattutto le 4 sconfitte subìte durante il cammino

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Gian Mattia D'Alberto

Serata di Champions amara per la Juve, eliminata dall’Ajax ai quarti di finale. Un verdetto cocente, che mette fine all’avventura europea troppo presto. Non ti puoi permettere di giocare sotto ritmo in Champions League, perché il livello della altre squadre è nettamente superiore a quello delle nostre italiane con le quali la Juve gioca in campionato, dove vince a mani basse da 8 stagioni. E, appunto questo sarebbe dovuto essere un motivo in più per andare avanti in campo europeo, perché se da mesi hai già vinto lo scudetto (cosa che, invece, non si può dire per l’Ajax, visto il duello con il Psv), in Europa non puoi presentarti con una condizione fisica a dir poco imbarazzante. E se nel primo tempo reggi, anche per la poca pericolosità degli olandesi, è inevitabile che nella ripresa crolli, lasciando spazio alla freschezza degli avversari e non calciando praticamente mai nello specchio della porta. E, se negli anni passati la Juve ha dimostrato di avere una grande forza mentale per risollevarsi, ieri, dopo il gol subìto, questo aspetto è mancato. Certo, l’assenza di Chiellini sotto questo punto di vista si è fatta sentire, ma non giustifica questo calo di concentrazione, visti i tanti campioni in campo, che sotto l’aspetto del carisma non hanno nulla di invidiare al capitano bianconero.

Se tu, Juve, compri Cristiano Ronaldo, significa che la Champions vuoi vincerla e non farti eliminare ai quarti da un gruppo di ragazzini. Poi che la Juve programmi il futuro e l’anno prossimo sarà di nuovo lì a giocarsela, nessuno lo mette in dubbio. Dybala, chiamato a dare risposte è mancato e Bernardeschi, che contro l’Atletico Madrid era stato il faro della squadra, ha sbagliato la partita più importante. Ma i risultati sono mancati, è evidente, e le colpe di Allegri ci sono (anche se la società ha deciso di confermarlo). I motivi di questo fallimento vanno ricercati anche nei numeri, che parlano chiaro. Quattro sconfitte in 10 partite, segnale che, in campo internazionale, qualcosa non va. Un cammino iniziato benissimo, in un girone abbordabile, vincendo le prime tre partite senza subire gol.

Poi le prime sconfitte: il Manchester United passa allo Stadium, anche se per come è arrivata quella vittoria c’è di mezzo una buone dose di fortuna; poi, la squadra di Allegri cade in Svizzera (e se ti chiami Juve, non puoi perdere con lo Young Boys, anche se sei già qualificata). Agli ottavi di finale perdi a Madrid con l’Atletico, e ci può anche stare, perché al ritorno annichilisci l’avversario e passi il turno. Ai quarti trovi l’Ajax, fresco di impresa al Bernabeu e , forse sottovalutandolo, finisci con l’essere dominato per due tempi su quattro. Quattro sconfitte, troppe se vuoi arrivare in fondo. Anche perché l’ultima volta che la Juve ebbe questi numeri fu nel 2002-2003, ironia del destino una delle volte in cui i bianconeri arrivarono in finale. Ma c’è da dire che il format era diverso: si giocavano più partite viste le due fasi a gironi previste. Dopo quella stagione la Juve è stata eliminata 3 volte agli ottavi, 4 volte ai quarti, 2 volte ai gironi e ha disputato 2 finali, entrambe perse. Quest’anno non è bastato nemmeno Cristiano Ronaldo che, seppur in calo come numeri (6 gol in Europa rispetto ai 15 della scorsa edizione), la Champions la vinceva da tre stagioni consecutive. Cosa serve allora alla Juve per alzare la Coppa dalle grandi orecchie?

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