Gasperini: “A Roma avrei guadagnato di più ma non potevo lasciare l’Atalanta. Chiesi ai giocatori di scrivere il nostro traguardo su una lavagna e…”

Intervista esclusiva de "La Gazzetta dello Sport" a Gian Piero Gasperini, allenatore dell'Atalanta, dopo la qualificazione in Champions e la conferma sulla panchina della Dea

Gasperini intervista Gazzetta
Gasperini (Foto Mauro Locatelli/Laresse)

Intervista esclusiva de “La Gazzetta dello Sport” a Gian Piero Gasperini, allenatore dell’Atalanta, dopo la qualificazione in Champions e la conferma sulla panchina della Dea. Il tecnico svela il retroscena sulle offerte ricevute, in particolare su quella della Roma: “Roma è Roma. E credo si potesse fare un buon lavoro. Di sicuro avrei guadagnato di più. Ho preso tempo. A tutti i club che mi hanno contattato, anche dall’estero, ho spiegato che non avrei risposto prima dell’incontro con il presidente Percassi”.

Gasperini svela anche un altro retroscena. Nel momento più difficile della stagione chiese ai calciatori di scrivere su una lavagna il traguardo dell’Atalanta e “nessuno scrisse Champions. Un paio dei più giovani, ottimisti, scrissero Europa League. I più: togliersi in fretta dai guai. Ilicic: la salvezza. E non fu il solo. I ragazzi sono stati eccezionali e sono andati oltre ogni speranza, nonostante una rosa ridotta. Alla fine, forse, l’uscita dall’Europa League è stata un bene. Ma quanto è successo deve servirci da lezione per il futuro”.

Sul mercato della scorsa estate definito da Gasperini “triste”, l’allenatore risponde: “L’impegno economico è stato alto, vedi Zapata. Ma non mi era mai successo di affrontare una stagione con un numero così ridotto di giocatori. Giovani come Bettella, Tumminello, Reca… diventeranno importanti, ma per il livello raggiunto da questa Atalanta, hanno bisogno di un passaggio altrove. Poi forse torneranno. L’Atalanta è diventata un’altra cosa, tre anni fa nessuno poteva immaginarlo. Ormai bisogna tenerne conto”.

E per il prossimo calciomercato, Gasperini avvisa: “Per prima cosa, non parte nessuno: non avvicinatevi che tanto l’Atalanta non vende”. Neanche se portano 60 milioni per Mancini o Zapata, stuzzica il giornalista e Gasperini: “A quelle cifre ne parliamo, perché si possono trovare sostituti. Nessuno parte e poi acquisti importanti in attacco, alternative per Gomez, Ilicic e Zapata. Un centrocampista, due se non verrà riscattato Pasalic. In difesa e sulle fasce siamo più attrezzati. Vedremo le opportunità che si presenteranno. Il mercato ormai si fa così, non inseguendo i sogni. Non mi aspetto 4-5 Ilicic. E’ nella natura dell’Atalanta scommettere su qualche giovane, ma 3-4 devono essere giocatori di spessore, già pronti per la Champions. Penso a una rosa di 17-18 titolari più qualche giovane. Da settembre a dicembre ci aspettano 9 turni infrasettimanali. Per l’11-12 luglio, quando inizieremo la preparazione, questa volta, dovremo essere quasi al completo, per partire subito bene. Il presidente Percassi è stato sempre disponibile a rafforzare la squadra”.

La passione della città di Bergamo è unica e Gasperini ricorda un aneddoto: “Difficile trovare una proprietà appassionata e generosa come quella dei Percassi. Non potevo lasciare l’Atalanta e la sua gente prima della Champions. Al primo anno, dopo 4 sconfitte in 5 partite, un uomo mi fermò sotto casa e mi disse: “Mi piacciono le sue idee. Sono convinto che qui farà bene”. Dubitai che mi prendesse in giro. Salvai la panchina col Crotone, rincontrai quel signore che mi invitò a cena a casa sua. Non conoscevo ancora nessuno a Bergamo. Cucinò un ottimo risotto. Oggi Paolo è un mio buon amico. Di risotto in risotto siamo in Champions… Tutta la città mi ha voluto bene. Non esiste una tifoseria di famiglie come la nostra. Io sono orgoglioso del comportamento impeccabile dei nostri 25 mila a Roma, per la finale di Coppa Italia, nonostante i torti”.

Si passa poi a parlare di Champions. Gasperini non ha dubbi tra un girone con Zenit, Benfica, Salisburgo e uno con Manchester City, Real Madrid, Ajax: “Girone di ferro. Dobbiamo portare la nostra gente negli stadi più nobili. Se è una favola, che sia un gran ballo al Bernabeu o davanti alla curva del Liverpool. Il presidente sta facendo di tutto per ospitare la Champions nel nostro nuovo stadio. Sarebbe fantastico”.

Sui singoli, Gasperini dichiara: “Gollini all’inizio ha fatto maluccio, quando è rientrato tra i pali è stato determinante. Non è più una scommessa. Ora è un portiere. Hateboer e Castagne hanno corsa e agonismo europeo. Ora che sono cresciuti tecnicamente e ci hanno messo i gol che mancavano nella stagione scorsa, la forbice con Conti e Spinazzola si è chiusa. Mettiamoci anche Gosens. Un olandese, un belga, un tedesco. Sono molto legati tra loro. Djimsiti è stato la rivelazione. Masiello a inizio stagione ha faticato, ha lavorato in silenzio ed è tornato più forte di prima. Freuler e De Roon hanno terminato con le batterie scariche… Hanno mandato in tilt il contachilometri”.

Su Ilicic, aggiunge: “quando andai a trovarlo in ospedale e non rispondeva alle battute, mi preoccupai. Aveva un collo come un melone. Ci spaventammo tutti per quell’infezione. Josip scherza sempre, è strano. L’unico contento di andare in panchina. Prima di Sassuolo-Atalanta gli dissi che sarebbe entrato nella ripresa. Era felice come se gli avessi pagato una cena… Poi entrò e segnò 3 gol. Contro la Juve continuava a farmi segni per farsi sostituire. Io facevo finta di non vedere. Allora ci provò con Gritti: “Dì al mister che non ne ho più… Sono cotto…”

Determinante il Papu Gomez: “Quando ha cominciato a perdere qualche gol, l’ho trasformato in un tuttocampista. Splendido. Determinante per la sua qualità e la personalità. Spostandosi dalla fascia al centro si è sentito ancora più leader”. Zapata decisivo con i suoi gol: “Mai visto un uomo sudare tanto… Estate caldissima. Duvan faticava, strizzava gli occhi e zampillava come una fontana. Ma non si lamentava mai. I gol non lo hanno cambiato. Sorrideva solo di più e sudava meno”.

L’Atalanta, nonostante l’aggressività, è la squadra che ha ricevuto meno cartellini: “Si può essere aggressivi senza essere fallosi. Basta usare l’anticipo”.

Qualche battuta sulla vita privata di Gasperini: “Mio figlio Davide, 34 anni, ingegnere, non perde una partita, soffre, è scaramantico. Andrea, 31, laureato in Economia, in genere registra la partita, ma può capitare che poi non le veda… Porta fortuna. Quest’anno la prima volta che è venuto allo stadio abbiamo battuto la Juve 3-0. Mia moglie Cristina finge distacco, ma le interessa. Segue le partite a Bergamo. Mio padre Gino esponeva la bandiera del Genoa alla finestra quando vincevamo. Sarebbe stato bello vedere quella dell’Atalanta”.

Infine, una battuta sulla Panchina d’Oro: “Propongo che un allenatore possa vincerla una volta sola. Altrimenti la danno solo a chi arriva primo. E sono sempre i soliti. Si può essere bravi anche senza vincere”.

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