Capello: “Il Milan gioca con paura. Zaniolo è il più forte talento che abbiamo in Italia”

Fabio Capello, intervenuto ai microfoni di "Radio Anch'io Sport" su Radio Uno, ha parlato del momento del Milan, di Zaniolo, di razzismo e arbitri

“Che la squadra sia in difficoltà, che i giocatori non siano di grandissimo livello, ma normali, lo sanno tutti, lo si vede. Ma quello che si vede maggiormente quando si è a San Siro è che giocano con paura, non hanno personalità, hanno timore e non stanno rendendo secondo il loro valore”. Così Fabio Capello analizza il difficile momento del Milan, ieri sconfitto in casa dalla Lazio. “Ogni qualvolta hanno il pallone fra i piedi, vedi Paquetà, non hanno la serenità per poter dare il meglio”, ha spiegato il tecnico ai microfoni di Radio anch’io Sport su Radiouno. “Pioli deve fare un lavoro psicologico per riportare la squadra al livello in cui potrebbe essere. E’ un Milan che ha dei problemi soprattutto nella testa. Se non c’è la personalità e la qualità si va in difficoltà”.

“Giocatori sopravvalutati? Ce ne sono che hanno un certo valore, anche se ce ne sono pochi da Milan e – ha sottolineato – hanno difficoltà a indossare questa maglia. Leao? Quello che ho visto ieri sera mi ha innervosito, deve pensare che c’è una fase offensiva, difensiva, di partecipazione al gioco. Invece in questo momento sta giocando solo con la palla fra i piedi e quando ha la palla è un giocatore da Milan. Deve cambiare e fare qualcosa di più”. “Ci vorrebbe qualcuno, che non vedo in questo momento nella squadra, un capitano che trasmetta dei valori, che abbia ancora il dna del vecchio Milan, che prenda in mano la situazione e aiuti l’allenatore. La forza di un allenatore – ha aggiunto Capello – è avere dei leader che fanno capire le idee di gioco ma soprattutto riescono a creare un gruppo nel convincimento di poter fare qualcosa di più”.

Capello è tornato anche su Zaniolo, oggetto di polemica nelle scorse settimane per una sua frase mal interpretata: “Io sono un ammiratore di Zaniolo, è il più forte talento che abbiamo in Italia. Forse quando ho parlato di lui ho dimenticato il nome di Kean. Io stesso ho avuto dei giovani che si sono persi, vedi Cassano”. 

Sui cori razzisti a Balotelli, Capello ha un suo pensiero: “Perché non riusciamo a isolare i razzisti? Perché abbiamo dato loro importanza. Si sentono forti quando sono in gruppo e sono pecorelle quando non lo sono. Il razzismo non deve esistere. La reazione di Balotelli è stata importante e va appoggiata. Parliamo molto ma decisioni serie poche, basterebbero delle telecamere come succede in Inghilterra, ci vogliono decisioni, non parole”. 

Non si poteva, infine, non parlare di arbitri: “Ogni minimo contrasto, ogni minimo tocco, con la moviola diventano falli. Mi piacerebbe che gli arbitri usassero un metodo ‘inglese’. Manca la continuità di gioco”. “Il mani di de Ligt nel derby? In area di rigore devono legarsi le mani, non si può più avere l’equilibrio con le mani aperte. Sul fatto che possa essere rigore o meno dipende secondo me dalla pericolosità della palla, del passaggio”.