Accadde oggi, 18 dicembre 1994: muore il presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi, scaramantico oltremodo

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "Accadde oggi". Torniamo al 18 dicembre 1994, data della morte del presidente dell'Ascoli Rozzi

Ricade oggi il 25° anniversario della morte del presidente dell’Ascoli Costantino Rozzi. Protagonista della cavalcata della squadra bianconera dalla serie C fino alla serie A agli inizi degli anni ’70, il ricordo del “presidentissimo” è sempre vivo nella memoria dei tifosi marchigiani, della città e del calcio italiano. Ascoli Piceno lo ricorderà con una serie di manifestazioni. Oggi alle 18 verrà celebrata una messa in Duomo ed alle 18,45 al teatro Ventidio Basso avrà luogo l’evento “Costantino nel cuore, 25 anni dopo” organizzato dal Comune. Giovedì 19 a Palazzo dei Capitani verrà inaugurata una mostra video fotografica aperta fino al 6 gennaio 2020.

Famose sono state le “vulcaniche” partecipazioni al Processo del Lunedì di Aldo Biscardi e a 90° minuto, intervistato dal giornalista ascolano Tonino Carino. Rozzi si spense il 18 dicembre 1994, una domenica di calcio. L’Ascoli in campo contro il Pescara vinse 3-0, ma la città perse un mito.

E dire che uno dei presidenti più amati si disinteressava totalmente di calcio fino ai 40 anni. Faceva il geometra e irrideva quei pazzi che andavano allo stadio, proprio a due passi da casa sua. Nel giugno del 1968 venne eletto presidente del Del Duca Ascoli. Pochi anni per i successi. Alla prima riunione direttiva disse di voler andare in Serie B. Qualcuno lo prese per pazzo, ma lui ci credeva davvero. Affidò la panchina ad un ex calciatore bianconero, che si ruppe una gamba durante un derby con la Sambenedettese: Carletto Mazzone.

Con Mazzone allenatore l’Ascoli in tre anni conquistò la promozione in serie B. Ma Rozzi non si accontentò. Voleva di più, voleva la Serie A. Ora sì. Agli occhi degli altri era veramente un folle. Nel 1972-73, al primo anno di B sfiorò il miracolo: quarto posto ad un solo punto dalla promozione. L’appuntamento col destino fu solo rimandato. Nella stagione successiva arrivò il secondo posto, che voleva dire promozione diretta. Una piccola realtà di provincia, poco più di cinquantamila abitanti era arrivata all’apice, alla Serie A.

Rozzi chiese ed ottenne l’ampliamento dello stadio. In tre mesi fu completato, tant’è che è conosciuto con il nome di stadio dei cento giorni”. L’Ascoli, dato per molti per spacciato, si salvò, togliendosi anche lo sfizio di vincere a San Siro contro l’Inter di Mazzola con un gol di Massimo Silva. Mazzone passò alla Fiorentina e la sua storia “d’amore” con Rozzi si interruppe. Nella stagione 1975-76 l’Ascoli retrocesse, poi una stagione da record nel 77-78 gli consentì di tornare in A. Rozzi richiamò Mazzone in panchina nel 1980. Altri quattro anni di successi: una vittoria nella Mitropa Cup, una nel torneo internazionale del 1980 in Canada, un quinto e un sesto posto nel massimo campionato, sfiorando la Uefa.

Il Presidentissimo, complessivamente, ha tenuto l’Ascoli per ben 14 anni in serie A. Un risultato di valore assoluto, probabilmente irripetibile per una piccola squadra di provincia. Una perdita immensa per Ascoli Piceno e per il calcio. Personaggio molto scaramantico Rozzi. Mangiava i lupini e indossava i calzettoni rossi, suo colore portafortuna. Mitica anche la sua frase che dimostra più di ogni altra cosa il legame con Carletto Mazzone: “Se Mazzone decide di andarsene non gli sparo, ma lo faccio rapire, sequestrare”. Rozzi non è stato solo un presidente ma un trascinatore, un punto di riferimento. E’ il tipico personaggio che si è fatto da solo, uno degli ultimi. E di questo ne andava particolarmente fiero.