La leggenda del rigore durato una settimana: “El gato” Diaz, la promessa ad una ragazza e l’arbitro svenuto

Si rinnova l'appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è "El Gato" Diaz, portiere passato alla storia per un episodio

Il rigore, anzi (visto che si tratta di Sudamerica), il penál. Uno degli elementi che più può indirizzare una partita di calcio. E ancor di più quando si va alla famosa lotteria. E noi italiani ne sappiamo qualcosa, nel bene e nel male. Ma non divaghiamo. Oggi vogliamo raccontare la storia di un rigore in particolare, il rigore, quello più lungo del mondo, perché (udite, udite) durò una settimana. A narrarlo è Osvaldo Soriano, un celebre e bravissimo scrittore argentino (venuto a mancare nel 1997), nel suo “Cuentos de los años felices”. Questa è la vera storia di una miseranda squadra della Patagonia, l’Estrella Polar, che nell’ultima giornata di campionato contendeva il titolo al Deportivo Belgrano. Era il 1958. Una squadra nata per puro passatempo e che non si allenava mai. Il portiere protagonista di questa vera e propria leggenda, all’epoca dei fatti, aveva 40 anni suonati. Non vincevano mai, o quasi. Eppure in quel 1958 successe l’incredibile. Iniziarono a vincere. Eppure non cambiarono nulla. Continuavano a passare le giornate al bar e a non allenarsi. Giocavano malissimo ma vincevano.

Arrivò lo scontro diretto tra Estrella Polar e Deportivo Belgrano. Un solo punto di vantaggio per la piccola squadra amatoriale. Tutti scommisero sulla sconfitta dei padroni di casa. Perché ad un certo punto la fortuna deve finire e devono sucire i veri valori. E invece, al minuto 88, l’Estrella conduceva per 2 a 1, come nelle favole più belle. Herminio Silva, l’arbitro, pensò che se la partita fosse finita così si sarebbe scatenato un putiferio. E allora decise di metterci del suo. Attese, con il fischietto in bocca, fino a quando Padin, la punta del Deportivo Belgrano, entrò in area e, non appena gli si avvicinò un difensore, l’arbitrò fischiò: penál. Proteste vibranti e un pugno di un calciatore dell’Estrella in pieno volto. Questo rimediò Herminio Silva. Scoppiò una rissa furibonda fino a tarda notte. Per motivi di sicurezza la partita venne rinviata. Mancavano pochi secondi e un calcio di rigore. Ma nulla. Si decise che si sarebbe ripreso la domenica successiva senza spettatori. Tutto si sarebbe deciso in quel duello tra il portiere Emilio “El Gato” Diaz e Constante Gauna, il capocannoniere del Deportivo.

Una settimana lunghissima per tutti, specialmente per “El Gato”. Non riusciva a muovere un passo che subito veniva assalito dai tifosi. Una sola domanda: Lo pari?. E la solita risposta: “Che cambia?”. Gli dissero che almeno doveva provarci per un riscatto personale e di tutti gli emarginati, di quel popolo che sognava. E lui disse di sì ma ad una condizione. Viveva in paese una ragazza bellissima di cui Emilio era innamorato: la Rubia Ferreira, la Bionda. Bene, se lei gli avesse detto “ti voglio bene” avrebbe provato in ogni modo a parare quel rigore. Fu il sindaco a convincerla. Si presentò a casa della ragazza con un mazzo di fiori e la pregò in ginocchio di fidanzarsi con Diaz. E lei non rifiutò.

La sera prima della partita i novelli fidanzati uscirono e anche lei gli rivolse la solita domanda: “Lo pari?”. E ottenne la solita risposta: “Che mi cambia?”. Allora la ragazza disse: “Se non lo pari, vuol dire che non mi vuoi bene”. Ci siamo. E’ il giorno decisivo. E’ trascorsa una settimana. In molti provano ad arrivare allo stadio ma vengono bloccati. Un bambino di sei anni sarà l’unico testimone di quel rigore. Riuscirà ad arrampicarsi su un tetto da dove si vedeva la porta e fece una sorta di cronaca del penalty. Un altro ragazzo, sul marciapiede, fece da tramite per tutti gli altri, urlando come un pazzo.

Sfida finale. Gauna contro Diaz. Undici metri a separare i due. Sembra un duello da Far West. Herminio Silva si portò il fischietto alla bocca e diede il segnale. Diaz si tuffò sulla destra ma il pallone era indirizzato verso il centro della porta. Una mossa impressionante e la parata con i piedi. Ma quando tutta l’Estrella Polar si riversò sopra al portiere per festeggiare, il guardalinee corse verso l’arbitro e con la bandierina alzata gridò: “Non vale!”. Herminio Silva era a terra. Si rialzò e disse che bisognava ripetere il rigore perché nel regolamento c’è scritto che non si può giocare con l’arbitro svenuto. Diaz fece intendere chiaramente di non essere disposto ad aspettare un’altra settimana. Si doveva calciare in quella domenica. E così fu. Gauna si avvicinò a Padin, l’uomo che aveva guadagnato il rigore e gli propose di prendere il suo posto. Niente da fare. Toccò ancora a Gauna. Il guardalinee aiutava l’arbitro a restare in piedi. Fischio. Rincorsa, tiro a sinistra e…

Parata! Ancora una volta un miracolo di Diaz. I tifosi aprirono le damigiane di vino per festeggiare. La Rubia Ferreira, la Bionda, venne portata in trionfo verso il loro campione. Così i due novelli innamorati si incontrarono a metà strada per dare il lieto fine ad una bellissima favola. La partita narrata da Osvaldo Soriano non è quella tra Estrella Polar e Deportivo Belgrano, ma si disputò veramente. Qualche anno prima, nel 1954. Accadde a Cipolletti, vicino a Neuquén. È il club Cipolletti che ispirò l’Estrella Polar: giocò in casa una partita decisiva contro l’Union Allen Progresista, squadrone della vicina città di Allen. La partita di Cipolletti fu interrotta sullo 0-0 a 20 minuti dalla fine, quando l’arbitro decretò un rigore per i padroni di casa e venne aggredito dagli ospiti, con invasione di campo. Fu ripresa una settimana dopo a porte chiuse, per battere il rigore e giocare altri venti minuti: il portiere dell’Union parò il penalty, poi il Cipolletti cercò invano il gol che gli avrebbe dato la vittoria del campionato. Ecco come andò veramente. Un grande scrittore Osvaldo Soriano. Siamo sicuri che il suo racconto vi ha tenuti incollati a quest’articolo. E di storie così ce ne sono a migliaia. Basta scoprirle. Basta raccontarle. Perché questo è il calcio. Anzi el fútbol.