Carletto Mazzone, la corsa sotto la curva dell’Atalanta e il siparietto con Carboni: le 7 perle di Sor Magara

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Carlo Mazzone, ex allenatore molto amato

Compie 82 anni Carlo Mazzone. L’ex allenatore ha scovato giovani, lanciato talenti ed è stato molto amato in tante piazze. Romano de Roma, spontaneo e genuino. I suoi inizi da calciatore sono con la maglia delle giovanili della Roma. Poi SPAL, Siena, Ascoli, club per cui giocò per nove anni. Sor Carletto è un marchigiano d’adozione, grazie proprio all’esperienza prima da giocatore e poi da allenatore con la maglia bianconera. Allenò poi Fiorentina, Lecce, Cagliari, Roma. Con lui in panchina esordì in Serie A un certo Francesco Totti. In carriera ha guidato anche Catanzaro, Bologna, Pescara, Napoli, Perugia, Brescia e Livorno. Allenò anche Baggio, alle Rondinelle. A Brescia, Baggio visse una seconda giovinezza che lo ha portato a salvare per ben due volte la squadra a suon di gol e giocate d’altissima cifra tecnica.

Detto Sor Magara per via della sua tipica parlata romanesca, Mazzone ha regalato diverse perle nella sua carriera. La più famosa è, senza dubbio, la sua esultanza nel derby Atalanta-Brescia allo stadio Atleti Azzurri d’Italia dopo il gol del 3-3 dei suoi. Correva l’anno 2001, era il 30 settembre: durante il derby tra Brescia e Atalanta, le Rondinelle si trovano sotto di 2 gol e dalla curva bergamasca partono cori e insulti rivolti alla defunta mamma di Mazzone. Un gesto spregevole a cui l’allenatore reagisce con una promessa: Se famo er 3-3 vengo sotto la curva!“. Detto, fatto: quella corsa infinita oggi è leggenda!

Spesso è stato paragonato a Trapattoni. Si diceva: “Mazzone è il Trapattoni dei poveri”. E lui rispondeva: “Amici miei, Trapattoni è il Mazzone dei ricchi”. Mazzone allenò anche Pep Guardiola, un tipo poco loquace. “Posso dire che Pep è un ragazzo di una serietà pazzesca, a volte troppa. Per raccontare un aneddoto. Mi ricordo che a Brescia a un certo punto vedevo che non parlava mai e gli faccio: “Ahò, ma te voi sta’ zitto?” E lui: “Ma come, non ho detto niente!”. E io: “Appunto, ti prendo in giro. Non mi dici niente? Non hai osservazioni da fare?”. E lui mi diceva che era così, non contestava, apprendeva e basta”.

Qualcuno gli chiese anche se il derby Lazio-Roma fosse il migliore al mondo. Inaspettata e curiosa la sua risposta: “Guardi, uno che ha fatto Ascoli-Sambenedettese credo che, sul piano dell’intensità emozionale, abbia provato tutto”. Non manca, tra le celebri frasi di Mazzone, quella rivolta agli arbitri: “Dicono che gli errori degli arbitri cor tempo se compensano. Allora dico: fate presto perché io sto quasi pe’ andà in pensione e sto sempre in rosso“.

Fu Mazzone ad inventare Pirlo regista. Gli arretrò la posizione in campo rendendolo uno dei più forti di sempre: “Aveva bisogno di essere rapido, agile e veloce sia nei pensieri che nelle intuizioni. Lo portati centrale e leggermente arretrato, in modo che avesse il tempo giusto per pensare e inserirsi. Mi ringraziò, ma io risposi ‘Devo essere io a dire grazie a te, sei tu che corri e giochi, io ti metto solo nelle condizioni migliori per farlo”. Sempre diretto. Chiedere ad Amedeo Carboni. Un giorno Mazzone gli chiese: “Quanti gol hai fatto in Serie A?” “4, mister”, “Ecco, allora vorrei proprio capì ‘ndo c***o vai?. Carletto Mazzone è tutto questo. Uno degli ultimi allenatori sanguigni e genuini e per questo amatissimo.