Coronavirus, Galliani: “Ripresa lunga. Stipendi? Serve arbitrato. No ai playoff, ecco come passo le giornate”

Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza, ha parlato della situazione Coronavirus in Italia e della ripresa di campionati ed economia

Adriano Galliani, attuale dirigente del Monza, ha parlato dell’emergenza Coronavirus e dei danni che porterà al mondo del calcio in una lunga intervista al “Corriere dello Sport”: «Il cambiamento sarà, oltre che sociale, economico, le due cose sono evidentemente collegate. La ripresa sarà lunga, difficile, la riduzione dei consumi mi preoccupa. Potrei farle un sacco di esempi, ma preferisco soffermarmi su un aspetto poco considerato, gli effetti del Coronavirus sull’industria del turismo che ha un’incidenza notevole sul pil del Paese. Per turismo intendo hotel, ristoranti, bar, impianti balneari. La contrazione del pil sarà inevitabile per questo servono strumenti di contrasto e protezione. Quando finirà? Tanti procedono al buio e straparlano. Troppe campane suonano inutilmente, irresponsabilmente. Io mi fido della comunità scientifica, è ai ricercatori che do retta. Ho maturato una forma di odio nei confronti dei social che danno voce a chiunque e ci inondano di false informazioni. Sono legato alla carta, ai quotidiani, inseguo l’autorevolezza, la credibilità dei professionisti… Scelgo l’intermediazione più vicina ai miei gusti, alle mie idee, alle mie posizioni. Ma non trascuro affatto le opinioni di chi non la pensa come me. Pretendo però che sia un professionista».

La Uefa ha deciso di spostare gli Europei: «Ha fatto benissimo a spostare Euro2020 e la Fifa si è adeguata con la Coppa America, anche se da quelle parti il problema è meno avvertito. La ripresa dei campionati potrebbe essere a maggio, ci sarebbero i tempi per concluderli».

Altro tema calcio è quello dei tagli degli stipendi: «Mi lasci dire che non ci siamo. Dieci, quindici, venti per cento: ma che senso ha indicare numeri a capocchia? Mi assumo la paternità della proposta e lascio che sia un giornale autorevole come il suo a diffonderla: ci si affidi alla migliore società di revisione del mondo, autonoma e indipendente, e le si chieda nei tempi corretti di fare la conta dei danni. Sulla base delle sue conclusioni si potrà stabilire il taglio dei compensi, magari prevedendo dei premi sulle stagioni successive. Serve un arbitrato. Il calcio perderà alla fine il 5, il 10, il 15? E il taglio dovrà essere del 5, del 10 o del 15. Il resto sono soltanto chiacchiere, demagogia, improvvisazione, non potendo ancora sapere se la stagione finirà. Se davvero si potesse ripartire a maggio basterebbe una deroga alle scadenze dei contratti prorogata di quindici giorni o un mese. Sia chiaro che le squadre non potrebbero essere modificate attraverso fine prestiti o altro».

L’idea di giocare i playoff non trova un estimatore in Galliani: «Sono per il rispetto del regolamento. Siamo partiti in un modo e in quel modo dobbiamo finire. Se non si dovessero completare tutte e 38 le giornate sarebbe giusto cristallizzare la classifica al momento dell’ultimo turno disputato, come in altri sport, la Formula 1, la moto. Mi auguro che non ci sia bisogno di questo e che tutto si risolva nel migliore dei modi. In questa fase tanti tirano la corda dalla propria parte, per questo faccio i complimenti alla Lega Pro che ha preso una direzione unica. Ricordo che sono stato anche presidente della Lega di A, per questo dico che Francesco Ghirelli è stato il primo a istituire un comitato di crisi che assicura assistenza sotto tutti i punti di vista ai club attraverso una società di revisione. Il calcio non è soltanto Ronaldo, Ibra e Messi, è fatto di giocatori che nelle categorie inferiori guadagnano poco più della gente comune. Calciatori, tecnici, staff e direttori sportivi sono lavoratori a tempo determinato, per questo hanno bisogno di misure di sostegno».

Infine un paio di curiosità. Prima dello stop c’è stata una squadra che ha divertito Galliani: «L’Atalanta. Meravigliosa. È riuscita a combinare il bel gioco con i risultati, come il Milan fine anni 80. L’Atalanta è la più bella realtà europea, Bergamo una città di 120mila abitanti, peraltro oggi devastata dal virus, tra le prime otto d’Europa. Plaudo al lavoro di Antonio Percassi, di suo figlio e di Gasperini». Ecco come passa le giornate Galliani: «Lei non sa che io sono pazzo. L’altra sera ho rivisto la finale di Atene 2007 sentendo al telefono Dida, Oddo, Costacurta, Maldini, Gattuso, Ambrosini, Pirlo, Kakà e Inzaghi. Li ha segnati tutti? Pippo è il nostro capopopolo. Carino anche Sheva che ieri mi ha chiamato per sapere come stavo. E come sto? Chiuso in casa, a Milano. Io e la signora filippina che segue la casa, è una casa grande. Purtroppo è una gran cuoca, avrò messo su un chilo e mezzo, due in una settimana. Ho settantacinque anni, anche se ho uno stile di vita giovanilistico, appartengo alla categoria più a rischio e non mi muovo, non esco. Sono disciplinato di natura. Pazzo come sono, mi sono riguardato anche tutta la finale di Wimbledon, cinque ore, per l’esattezza quattro e cinquantasette, e non mi sono perso uno scambio. Sono amico del manager di Djokovic, Dodo Artaldi, oltre che di Paolo Bertolucci. Ogni tanto ci telefonavamo: “Senti, Dodo, ma non credi che sia più in palla Federer?”. E sotto di quattro: “Paolo, ormai è andata, questo non si ferma più”».

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