Coronavirus, Mihajlovic: “ho vissuto la guerra, le bombe e la leucemia. Torneremo e sarà bellissimo”

Il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic parla dell'emergenza Coronavirus e le prospettive per il futuro sul campionato di Serie A

Tutti insieme ce la faremo. E’ il messaggio lanciato da Sinisa Mihajlovic sull’emergenza Coronavirus, l’allenatore del Bologna sta affrontando una doppia battaglia, anche quella contro la leucemia. “Dopo? Sarà bellissimo… E quel dopo arriverà presto”, è il messaggio mandato dal serbo a ‘La Gazzetta dello Sport’. “Cinquanta? Me ne sento 20 in meno di anni ma a volte penso di averne 150 di anni per tutto quello che ho vissuto”. 

LE SUE CONDIZIONI “Non sto sminuendo né i pericoli del coronavirus, che debelleremo, né l’ansia di chi magari non è abituato a stare chiuso in casa. Anche mia moglie Arianna sembra un leone in gabbia: fa l’uncinetto poi si alza, poi lo riprende, poi va in cucina, poi in camera, poi torna… Si muove più lei di certi calciatori in campo (ride, ndr). Esce solo per fare la spesa. Ognuno ha il suo vissuto, non faccio paragoni. Ma secondo te dopo aver vissuto due guerre, le bombe che potevano distruggerti la casa, i coprifuoco, sarà mai un problema stare a casa, sul divano davanti alla tv, leggere un libro o andare in terrazzo a fumare? Dopo mesi in ospedale stare in casa con la mia famiglia intorno è un privilegio… Dopo la malattia ho detto spesso che ogni cosa ha riacquistato per me valore e mi sembra bellissima: una boccata d’aria, una doccia con l’acqua che ti scende sul viso, un panorama. Io ormai apprezzo ogni singolo momento della mia vita”. 

“Si dice, muoiono soprattutto gli anziani con altre patologie, come fosse una consolazione… Gli anziani non sono un numero, sono una risorsa. Sono la nostra storia, i nostri affetti, il nostro cordone ombelicale, quello che ci ha permesso di essere ciò che siamo. Agli italiani dico, seguiamo le istruzioni che ci danno, dopo il picco arriverà la discesa e allora il dopo sarà bellissimo. La normalità della vita quotidiana, un abbraccio, lo stare insieme, il piacere di andare a vedere una partita di calcio”.

SULLA RIPRESA DELLA STAGIONE “Mi aspetto che il campionato finisca. Bisogna spostare gli Europei e far finire i tornei nazionali e le Coppe. Lo vogliono le federazioni, i club, le tv che hanno pagato i diritti. È giusto terminare ciò che si è cominciato. Dovremo valutare anche da quanto siamo fermi e dovranno darci un paio di settimane per riprendere il lavoro fisico prima di ripartire a giocare. Faremo meno vacanze, ci sarà qualche sacrificio in più ma chissenefrega… La gente non si è resa conto del pericolo, non ha capito. Ma una cosa è la gente e un’altra chi ha il potere di decidere e soprattutto le informazioni scientifiche per farlo. Vivo in Italia da una vita, i miei figli sono nati qui, questa dopo la Serbia è la mia seconda casa e quando ne parlo, anche se esprimo una critica, lo faccio con affetto. Però è incredibile come in Italia le decisioni vengano prese sempre a metà. Non sono mai decise fino in fondo, c’è sempre una scappatoia. Ognuno interpreta le regole a modo proprio. C’è poco coraggio. La scelta di chiudere tutto doveva essere fatta prima e in maniera netta, invece c’è stato un decreto al giorno, un pezzetto alla volta. Proprio perché si conosce la mentalità del Paese, che tende un po’ a dribblare le regole, bisognava essere netti sin dall’inizio. Spesso qui le persone rispettano le regole quando si mettono paura, come in questo caso. Ogni Paese ha le sue caratteristiche, gli italiani sono geniali, conoscono l’arte e il gusto del vivere, sono svegli, ma se vuoi imporgli le cose o lo fai in modo netto oppure ti sfuggono da tutte le parti. Ma si compattano e ritrovano l’orgoglio nel momento delle estreme difficoltà. Anche nel calcio è così, guardi gli ultimi due mondiali vinti…”.

“La Juve è ancora la più forte di tutte e quando ci sono queste partite (contro l’Inter) non le sbaglia, come si è visto sia all’andata che al ritorno. L’Inter ha comprato tanti giocatori ma è ancora dietro. Nonostante la Juve stia facendo peggio dello scorso anno e l’Inter invece meglio, il gap resta molto ampio”. 

SUL BOLOGNA “Siamo stati pieni di assenti. Non so perché, ma siamo la squadra più ammonita del mondo… Eppure io non ho 11 Mihajlovic in squadra che menano. Capisco che sia più facile ammonire dei ragazzini invece che dei campioni, ma noi siamo bersagliati. Ogni giornata 3-4 gialli e quindi tante squalifiche. Con l’Udinese ci mancavano 11 giocatori. E a noi quando ne mancano un paio è già un problema”. Su Barrow: “deve migliorare molto nella cattiveria. Fa quello che Dio gli ha dato, ma ci mette ancora troppo poco del suo. Viene da un Paese povero, deve ritrovare quella fame e quella umiltà tipica di chi viene da Paesi che hanno sofferto. Ci sto lavorando molto dal punto di vista mentale. Come con Orsolini. So che il carattere non si può cambiare, ma si può migliorare: io nel caso loro glielo voglio peggiorare, rendendoli più cattivi nel senso sportivo del termine”. 

UN CONSIGLIO PER RIPARTIRE – “Di vivere il finale di stagione tutto d’un fiato con grande passione. Senza polemiche, scuse o alibi perché ci siamo fermati, chi ci ha guadagnato, chi ci ha perso, chi deve recuperare una partita, chi ha giocato a porte chiuse o aperte… Quello che stiamo passando ci serva da insegnamento. Soffriamo ora e quando torneremo alla normalità, quella normalità sarà bellissima. Godiamocela fino in fondo”.

Mihajlovic con… i baffi: “e barba… D’altra parte i parrucchieri sono chiusi. Già sono pelato in testa, da qualche parte dovevo farmi crescere qualcosa. Non posso essere pelato dappertutto. Quando ricresceranno i capelli deciderò se e cosa tagliare. Quando torneremo a vivere normalmente saremo tutti diversi e saremo migliori. Non nel look, ma nell’animo. Anche le difficoltà, le sofferenze, le crisi, possono lasciare qualcosa di buono quando finiscono. E anche questo periodo difficile finirà. Dipende da noi”. 

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