Emergenza Coronavirus: “Atalanta-Valencia è la partita zero”

La partita di Champions League Atalanta-Valencia ha probabilmente contribuito alla diffusione dell'epidemia, le parole di Francesco Le Foche, immunologo

CalcioWeb

L’Italia sta lottando contro l’emergenza Coronavirus, sono tante le ipotesi che stanno circolando in queste ore, ma le certezze sono veramente poche. Francesco Le Foche, medico immunologo, responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma ha affrontato l’argomento in un’intervista a ‘Il Corriere dello Sport’.

LA DIFFUSIONE DEL VIRUS A BERGAMO “Probabilmente in quel distretto hanno agito più fattori trigger, i capitalizzatori che attivano in modo repentino la diffusione del virus, facendolo esplodere in tutta la sua gravità. Quella bergamasca è un’area molto attiva nel mondo degli scambi economici e sociali. Un terreno ideale per il virus. Parliamo di gente sempre molto operosa, con una grande cultura del lavoro e una tendenza a sottovalutare e dunque trascurare malesseri che sembrano di stagione”. 

SUL MATCH DI CHAMPIONS ATALANTA-VALENCIA“Ha rappresentato l’apice in termini di euforia collettiva di una stagione calcistica unica nella storia del club. E’ passato un mese da quella partita. I tempi sono pertinenti. L’aggregazione di migliaia di persone, due centimetri l’una dall’altra, ancora più associate nelle comprensibili manifestazioni di euforia, urla, abbracci, possono aver favorito la replicazione virale. Ovvero, un’espulsione di quantità di particelle virali molto alta e a grande velocità delle prime vie aree, bocca e naso. Devo immaginare che a questa partita siano andati quasi tutti, inclusi probabilmente asintomatici e febbricitanti”. Potrebbe essere una delle concause dell’anomalia Bergamo? “Potrebbe essere”. 

UNA FOLLIA GIOCARE A PORTE APERTE? “Sì, col senno di poi. All’epoca troppe cose non erano ancore chiare, a cominciare dall’enorme diffusibilità di questo virus. Oggi sarebbe impensabile”. Riprendere a giugno è realistico? “Dubito molto fortemente. Un contesto così socialmente aggregante ed empatico come il calcio è l’antitesi dei comportamenti che si devono avere nell’emergenza sociale di un virus. Molto probabile che circoli in modo ridotto da qui all’autunno. Dopo di che potrebbe esserci una ripresa dell’attività virale. Stiamo ragionando per ipotesi. E’ improbabile il via libera alle aggregazioni prima della fine dell’anno, soprattutto a livello sportivo”. 

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