“Ho rifiutato il Manchester Utd, ma il mondo stava per finire. Il sabato lodavo Cristo”: Carlos Roa racconta

Carlos Roa, ex portiere argentino ha svelato aneddoti e retroscena sulla sua carriera: dal mancato passaggio al Manchester United alle lodi a Cristo

Carlos Roa è stato uno dei portieri più eccentrici degli anni ’90. Un look non proprio sobrio e alcune scelte che l’hanno mandato sotto i riflettori. Come quella volta che disse no al Manchester United: “A quel tempo ero molto legato alla religione e allo studio della Bibbia. È stata una decisione difficile da prendere ma allo stesso tempo riflessiva. La mia famiglia era d’accordo con me. Sono successe alcune cose che non potrò mai raccontare… Tante cose sono state dette per ignoranza e sono stato marchiato a vita per la mia scelta. Penso ancora che a livello spirituale sia stata la giusta decisione. Ma in termini sportivi non proprio, ho lasciato il calcio nel momento migliore della mia carriera. Sarei potuto crescere ancora, firmare grandi contratti e giocare in Inghilterra. La gente non capirà mai, per quanto ho cercato di spiegarglielo”. Roa rifiutò di diventare l’erede di Peter Schmeichel perché secondo lui il mondo sarebbe finito di lì a poco. Diciamo che non andò esattamente così.

Ma non è l’unica stranezza nella carriera del ‘lattuga’, soprannome affibbiatogli per via della ferrea dieta vegana. Dopo il Mondiale del ’98, che lo vide grande protagonista con l’Argentina, trascorse un anno compiendo lavori caritatevoli e religiosi come membro della Chiesa cristiana avventista del settimo giorno, che, tra l’altro, insegna a rispettare il Sabbath, dal tramonto di venerdì a quello di sabato, senza lavorare per servire gli altri e lodare Cristo senza distrazioni. Ecco perché Roa non si allenava e non giocava di sabato. Tornato in campo con il Maiorca nei primissimi anni 2000, fu costretto allo stop per un cancro ai testicoli ai tempi dell’Albacete. Tornerà in campo ancora per una stagione, nel 2005-2006, in patria con l’Olimpo.

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