Maldini: “bisogna riprendere la stagione o sarà un disastro. Sono il giocatore più perdente della storia”

Altra diretta su Instagram per l'ex attaccante Bobo Vieri. Ospite della trasmissione è stato il difensore Paolo Maldini, le indicazioni

Altro appuntamento con le dirette su Instagram di Bobo Vieri, ospite uno dei difensori più forti della storia del calcio: Paolo Maldini. L’attuale dirigente del Milan si è raccontato tra passato e presente. “Sono il giocatore più perdente della storia. Ho vinto tanto ma non ho mai accettato le finali perse. In nazionale ho avuto grandi occasioni ma ho perso anche lì. Nel 2006 Lippi mi chiese di andare ai Mondiali e risposi di no: poi hanno vinto e ho pensato di essere uno sfigato. Il mio momento più brutto? Quando siamo usciti dal campo di Marsiglia per le luci spente, c’era molta confusione”.  Il presente: “Quando Leo mi ha detto che se ne sarebbe andato ho pensato di rimanere solo. Da quando mi sono portato a capo della direzione sportiva mi sono trovato a mio agio, avendo anche Boban e Massara. Non ho problemi a discutere”. 

LA RIPRESA DELLA STAGIONE – “Se non si forza la situazione e il calcio non riparte il danno economico sarà enorme. Bisogna provare a riprendere e finire la stagione altrimenti per molti club saranno problemi. La priorità assoluta indicata dalla federazione è la salute dei giocatori e di chi sta loro attorno. In secondo luogo, bisogna essere pronti a un finale di stagione molto compresso, da disputare in circa un mese e mezzo. I protocolli per i giocatori sarebbero molto rigidi, ma il calcio resta uno sport di contatto”. 

IL MILAN DI SACCHI“Il segreto di quella squadra era avere un allenatore visionario e dei giocatori fantastici. Dal portiere a un terminale offensivo come Van Basten. C’era grandissima attenzione alla fase difensiva, ma anche attaccare gli spazi con otto uomini faceva parte della nostra filosofia”. 

IL RAPPORTO CON IL FIGLIO DANIEL“Ogni volta che Cesare che mi parlava dopo un allenamento o una partita mi dava un fastidio enorme: è quello che percepisco anche da mio figlio quando provo a parlargli io. Non è facile avere un papà allenatore o nel mondo del calcio”. 

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