Pietro Vierchowod, alla Roma grazie ad Andreotti. Dai litigi con i compagni alla scaramanzia di Liedholm

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Pietro Vierchowod, ex calciatore di Roma e Samp

Nato a Calcinate, in provincia di Bergamo, il 6 aprile del 1959, Pietro Vierchowod deve il suo soprannome (Zar) al padre Ivan Lukjanovic Verchovod, un soldato dell’Armata Rossa originario di Kiev. Marcatore puro, sbocciò calcisticamente nel Como, con cui vinse un campionato di C1 e uno di B. Nel suo palmarés, piuttosto ricco, ci sono due scudetti, uno con la Roma (1982-1983) e uno con la Sampdoria (1990-1991), quattro Coppe Italia sempre con i blucerchiati e due Supercoppe Italiane (con la Samp nel 1991 e con la Juventus nel 1995). In campo internazionale, vanta la Coppa delle Coppe 1989-1990 con la Sampdoria e la Champions League con la Juventus nel 1995-1996., a 37 anni. Con l’Italia, 45 presenze e 2 reti, l’ultima delle quali – realizzata a 33 anni, 11 mesi e 18 giorni (il 24 marzo 1993 in Italia-Malta) – lo ha reso per diversi anni il marcatore più anziano nella storia della Nazionale. Meno importante la sua carriera da allenatore, iniziata nel 2001 al Catania in C1 e proseguita con i passaggi a Firenze e Trieste. Anche esperienze estere nel suo percorso, in Ungheria con l’Honved e in Albania con il Kamza.

“Hanno ragione a dire che sei Hulk, ti manca solo il colore verde” disse di lui Maradona. Epici i duelli anche con Marco van Basten. Sia l’olandese del Milan che l’argentino del Napoli non riescono ad uscire vittoriosi contro lo “Zar”. Un retroscena sulla trattativa con la Roma fu raccontato dallo stesso Vierchowod: “Sapevo che la Roma mi aveva voluto a tutti i costi – ricorda il difensore bergamasco al Corriere dello Sport del 22 ottobre 2008 – dicevano che per convincere Mantovani era dovuto intervenire Andreotti. Arrivai in prestito, sapevo che qualsiasi cosa fosse accaduta a fine campionato sarei ripartito. Ma fu bellissimo comunque: città splendida, pubblico magnifico. E poi che Roma! Sì, sono sicuro, quella è stata la Roma più forte di sempre. Eravamo un gruppo fantastico guidati inoltre da un allenatore super”.

Diversi i litigi in carriera, specialmente con i suoi compagni di squadra. Ben quattro i battibecchi con Gianluca Pagliuca. Il più famoso in un Sampdoria-Lazio. Troglio crossa, Pagliuca accenna l’uscita ma esita. Vierchowod riprende il compagno ad alta voce, il portiere non ci sta e corre verso di lui con il pugno alzato. Si sfiora la rissa. Un altro litigio avvenne a Cesena con Gianluca Vialli, nell’anno dello scudetto. Ma le litigate più violente furono tra lui e Renica. Si racconta di una clamorosa rissa tra i due una mattina di primavera a Celle Ligure. La società di Paolo Mantovani decise di cedere Renica.

Vierchowod raccontò anche della scaramanzia di Liedholm: “Liedholm era molto superstizioso. Non potevamo prendere le maglie, doveva consegnarle lui. Una volta, l’ho strappata dal mucchio, tanto sapevo il numero. Mi ha guardato malissimo: ‘Se succede qualcosa la colpa è tua. Non farlo più, capito?’. Un’altra volta mi metto, per sbaglio, il suo cappotto: nelle tasche c’era di tutto. Ma proprio di tutto: sale, ciondoli, amuleti, boccettine, cornetti. Uomo fine e ironico ma credeva a queste cose”.