Eric Cantona, una carriera di follie: dalle liti con tifosi, allenatori e poliziotti alla nuova vita

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Eric Cantona, ex calciatore francese

Eric Cantona è un personaggio fuori dal comune, a dir poco. Nasce a Marsiglia, Sud della Francia, da padre infermiere e portiere, nonché tifoso sfegatato dell’Olympique. Inizia proprio tra i pali, ma ci resta poco. Viene spostato dove il suo estro può venire fuori. Guy Roux, istituzione all’Auxerre, sente dire che dalle parti della Provenza, c’è un ragazzino molto forte. Viene provinato e preso ma viene mandato a farsi le ossa altrove: Martigues, in seconda divisione. Anche qui ci resta poco. Viene richiamato dall’Auxerre e si guadagna la prima chiamata in nazionale. Dopo poco litiga con Henri Michel: “Mickey Rourke dice che chi assegna gli Oscar è un sacco di merda. Non giocherò più nella Francia finché Henri Michel sarà il selezionatore”. Verrà sospeso dalla Federazione. Il Marsiglia lo riporta a casa, ma il carattere è quel che è. In amichevole contro la Torpedo Mosca viene sostituito: calcia il pallone in tribuna, si toglie la maglia e la getta a terra. Il presidente Bernard Tapie dice: “E’ un gesto inqualificabile. Se ce ne sarà bisogno lo rinchiuderemo in una clinica psichiatrica“.

Non lo rinchiuderanno in clinica, ma andrà via. Prima al Bordeaux, poi al Montpellier. Qui, liti, mani addosso e un calcio volante dritto e preciso sul volto di Jean-Claude Lemoult. Mezza squadra vuole che sia messo fuori rosa, devono intervenire Laurent Blanc e Carlos Valderrama per impedirlo. Il talento sul campo si vede ed Eric Cantona con il Montpellier vincerà la Coppa di Francia. Nel 1990 torna a Marsiglia ma, manco a dirlo, litiga con il nuovo allenatore, Raymond Goethals. La sua nuova squadra sarà il Nimes. In una gara contro il Saint-Etienne non è d’accordo con una decisione del direttore di gara, così prende il pallone e lo scaglia addosso all’arbitro che lo espelle. In commissione disciplinare, quando si discute il suo caso, apostrofa ogni singolo membro della Commissione con l’appellativo di “idiota”. Risultato? Due mesi di squalifica, lui risponde dicendo che a calcio non ci vuole giocare proprio più. “Ho avuto il privilegio di assistere al mio funerale”, dichiara, e se ne va. Altra celebre frase è: “Il pallone è come una ragazza: prima gli piace essere accarezzata e poi violentemente sbattuta”.

Cantona, però, è ancora troppo giovane. Platini lo convince a ripensarci. Torna a giocare ma in Inghilterra, con il Leeds. Conquista il titolo nel 1992 e arriva la chiamata del Manchester United, difficilmente rifiutabile. Si presenta rispondendo a Sir Alex Ferguson che lo aveva punzecchiato: “Mi chiedo se tu sia abbastanza bravo per giocare ad Old Trafford”, il francese replica: “Mi chiedo se Manchester sia abbastanza per me”. Poi risponde sul campo: vincerà 4 Premier League e due Coppe d’Inghilterra, 64 gol in 143 partite con la maglia dei Red Devils. Ma gli episodi di follia non mancano, anzi.

Una volta, in casa del Galatasaray, viene espulso per insulti all’arbitro. Nel tunnel degli spogliatoi un poliziotto lo prende a manganellate. Roy Keane, suo compagno all’epoca, scriverà nel libro ‘King Eric: Ritratto di un Artista che ha cambiato il calcio inglese’: “Dopo l’espulsione nel camerino Eric è impazzito. Era determinato a tornare fuori per sistemare il poliziotto furfante che lo aveva colpito con il manganello. Eric era grosso e forte. Era molto serio, insisteva che avrebbe ucciso quello s*****o. Ci sono voluti gli sforzi di Ferguson, di Brian Kidd e di alcuni giocatori per trattenerlo. Normalmente non mi sarei tirato indietro da una rissa, ma nemmeno io ero preparato ad una cosa del genere. C’erano troppi turchi là fuori!”.

Ma c’è un’immagine che è ben scolpita nella mente di tutti. A ‘Selhurst Park’, il 25 gennaio 1995, Cantona viene espulso per aver colpito Richard Shaw, difensore del Crystal Palace. I tifosi di casa insultano Eric che sta uscendo dal campo. Uno più degli altri, in verità. Si chiama Matthew Simmons. Cantona, con un colpo di kung fu, lo colpisce al volto. Mano pesante: due settimane di prigione che diventano 120 giorni di servizi sociali e 8 mesi di squalifica dai campi. Ma anche Cantona non è tenero nei confronti dei giornali, rei di averlo trasformato in un mostro: “Quando i gabbiani seguono il peschereccio è perché pensano che verranno gettate in mare delle sardine”, dirà.

Roy Keane ha raccontato anche un particolare di quando Cantona era allo United: ogni anno ciascun giocatore riceveva 800 sterline per la collaborazione con il giornale ufficiale del club e video vari realizzati nel centro sportivo. Si era però deciso che quei soldi sarebbero stati messi in un cappello e ad estrazione sarebbero stati assegnati. Tutti, eccetto Beckham ed i fratelli Neville che (a detta loro) non si potevano permettere certe perdite, accettarono. Cantona fu estratto come vincitore. Prese i 16 mila pound che gli spettavano e ne diede metà a Scholes e metà a Nicky Butt perché loro, anche se non potevano permettersi di perdere una tale somma, avevano rischiato per il bene del gruppo e della squadra. Anche questo era Cantona.

Dopo il titolo della stagione ’96-’97 si ritirerà. Dopo l’addio al calcio, Cantona viene coinvolto dal fratello nel mondo del beach soccer. E nel 2005 vince il campionato del mondo. Si dedica anche al teatro. Partecipa a due film, uno che parla della sua vita personale. Riscopre anche antiche passioni quali la pittura e la lettura. Nel 2012 rischia quasi di candidarsi come Presidente della Repubblica francese. Lavora per Amnesty International e porta alla ribalta dei media francesi il problema dei senzatetto.