Roma, ricordi di una beffa: i 70 mila dell’Olimpico gelati dal Liverpool e dai calci di rigore

Il racconto di quella notte per la Roma che, da festa, si trasformò in incubo: sconfitta ai rigori di Coppa Campioni all'Olimpico contro il Liverpool

Poteva essere una festa, un ricordo indelebile della prima vittoria in assoluto in Coppa Campioni alla prima finale della storia. Se poi il teatro della contesa è anche il luogo di casa, l’Olimpico, l’occasione non può che essere ghiotta. Ma la festa si trasforma in lacrime, scese via dopo i tiri dal dischetto. Il 30 maggio del 1984, la Roma veniva sconfitta dal Liverpool in finale di Champions ai calci di rigore. Era la prima volta nella storia della competizione che la vittoria si decideva dagli undici metri.

Quella sera… – L’atmosfera non può che essere festante in casa giallorossa. All’incontro sono presenti 70 mila spettatori. L’undici di Liedholm, che un anno prima aveva vinto lo Scudetto, è squadra forte e dotata di ottime individualità. Dal centrocampo brasiliano a Di Bartolomei, Conti e la coppia d’attacco Pruzzo-Graziani. Ma il Liverpool è compagine tosta ed esperta, già tre volte campione.

La partita – E’ la Roma a partire bene e fare la gara, ma è il Liverpool a passare in vantaggio con Phil Neal. I giallorossi non demordono e prima dell’intervallo riacciuffano il match con Pruzzo, in una delle sue solite incornate. Nella ripresa, però, iniziano a farsi sentire le conseguenze di una condizione fisica non proprio ottimale da parte di qualche calciatore capitolino: Falcao “si tiene in piedi” solo grazie a delle infiltrazioni causate da un problema al ginocchio, Pruzzo è invece alle prese con dei problemi intestinali che lo costringono al cambio ad inizio ripresa. La Roma perde così il suo smalto offensivo ed ha come unica soluzione quella di limitare i danni e provare ad arrivare ai rigori. La lotteria dal dischetto sembra incoraggiante. Sbaglia Nicol, segna Di Bartolomei. Ma gli errori di Conti e Graziani, fortemente condizionati dai “balletti” del portiere degli inglesi Grobbelaar davanti alla linea di porta, condannano Roma e tutto l’Olimpico ad una serata che – da festa – si trasforma in incubo. Finisce 4-2.

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