Vujadin Boškov, dalla morte del fratello all’Alzheimer. Gli aneddoti su Vialli e Pagliuca e le celebri frasi

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Vujadin Boškov, ex allenatore della Sampdoria

Vujadin Boškov nacque nel 1931 a Begeč, villaggio a una quindicina di chilometri da Novi Sad, nella provincia di Voivodina, all’epoca parte della Jugoslavia (oggi parte della Serbia). Aveva un fratello maggiore di nome Alexandre, morto diciassettenne nel 1943 per meningite. Nel 1955 si sposò con Yelena, alla quale rimase legato per tutta la vita. La coppia ha avuto una figlia, Alexandra. Boskov si laureò in storia in patria. In carriera giocò da centrocampista con le maglie di Vojvodina, Sampdoria e Young Boys, ma è da allenatore che scrisse le pagine più importanti. Allenò Young Boys, Vojvodina, Jugoslavia, Den Haag, Feyenoord, Saragozza, Real Madrid, Sporting Gijon, Ascoli, Sampdoria, Roma, Napoli, Servette, Sampdoria, Perugia e infine una seconda esperienza da ct della Jugoslavia. Morì il 27 aprile del 2014, dopo una lunga malattia, una forma di Alzheimer molto aggressiva.

L’esperienza più fruttuosa fu quella con la Samp. In Liguria vinse uno storico scudetto, due Coppe Italia, una Supercoppa di Lega e una Coppa delle Coppe. Ma fu un allenatore amato da tutti, specialmente per le sue frasi indimenticabili e per il suo modo di essere. Personaggio simpatico, istrionico, ironico, unico nel suo genere. Per ricordare Boškov abbiamo scelto alcune sue celebri massime e dei gustosi aneddoti.

Curioso episodio legato a Vialli, raccontato a ‘La Stampa’ dallo stesso Boškov: “Gianluca era uno che non voleva avere controlli. Giocava bene, in area era spietato, ma fuori campo era uno a cui piaceva uscire e fare serate. Le regole per lui non esistevano. Un giorno prima di un Milan -Sampdoria, lo trovai a fumare vicino sua macchina. Gli dissi: ‘Gianluca, tu puoi fumare quando vuoi, non c’è problema, a me non dà fastidio. Ma ricordati, se vengo a sapere che la notte vai in giro, ti faccio pentire di essere arrivato qui alla Samp. Diventerò tuo incubo.’ Lui, mi promise che se ne sarebbe stato buono. La sera andai sotto casa di Gianluca, e mi fermai li per 4-5 ore buone. Verso mezzanotte, vidi uscire lui con una ragazza. Senza farmi vedere, accesi i fari della macchina accecandoli entrambi. A quel punto, scesi, presi Gianluca per un orecchio e lo trascinai sopra fino a casa… In quanto alla ragazza, la invitai a salire in macchina e la portai a casa sua, dicendogli di lasciar perdere quel ragazzo perché l’avrebbe solo usata. Lei mi ringraziò e andò via. Sono stato sempre un signore con le donne…”.

E su come nacque il tormentone “Chi ha sbagliato, Pagliuca?”, che fece parte di una sigla di ‘Mai Dire Gol’, l’ex portiere della Samp spiegò: “L’anno dopo lo scudetto giochiamo a Bari, prendiamo un gol e Boškov chiede: ‘Chi ha sbagliato, Pagliuca?’ Il nostro medico Chiappuzzo, che era in panchina, gli dice no. Ma c’erano le telecamere di Mai dire gol e ‘Chi ha sbagliato, Pagliuca’ è diventato un tormentone. Ma ci abbiamo riso tutti su”.

Boškov e alcune delle sue frasi indimenticabili

  • “Benny Carbone con le sue finte disorienta avversari ma pure compagni”.
  • “Gullit è come cervo che esce di foresta” (quando l’olandese andò via dalla Samp)
  • “Gullit è come cervo ritornato in foresta” (quando l’olandese tornò)
  • “Rigore è quando arbitra fischia”.
  • “Chi ha sbagliato? Pagliuca?”.
  • “Ci sono allenatori che pretendono di far mangiare ai loro giocatori prosciutto di San Daniele e formaggio Bel Paese. Poveri noi e poveri loro”.
  • “Gli allenatori sono come i cantanti lirici. Sono molti e anche bravi, ma soltanto due o tre possono cantare alla scala di Milano”.
  • “Gli allenatori sono come le gonne: un anno vanno di moda le mini, l’anno dopo le metti nell’armadio”.
  • “Se io sciolgo il mio cane, lui gioca meglio di Perdomo” (riferendosi al centrocampista del Genoa).
  • “Io non dire che Perdomo giocare come mio cane. Io dire che lui potere giocare a calcio solo in parco di mia villa con mio cane”.
  • “La zona? Un brocco resta brocco anche se gioca a zona. Dov’è lo spettacolo?”.
  • “Io penso che tua testa buona solo per tenere cappello”.
  • “Non ho bisogno di fare la dieta. Ogni volta che entro a Marassi perdo tre chili”,
  • “Più bravi di Boskov sono quelli che stanno sopra di lui in classifica”.
  • “Se mettessi in fila tutte le panchine che ho occupato, potrei camminare chilometri senza toccare terra”.
  • “Un grande giocatore vede autostrade dove altri solo sentieri”.
  • ” Io penso che per segnare bisogna tirare in porta”.
  • ” Meglio perdere una partita 6-0 che sei partite 1-0″.
  • ” In campo sembravamo turisti. Con la differenza che per entrare allo stadio non abbiamo pagato il biglietto”.