Ridateci i tifosi negli stadi e risparmiateci queste pagliacciate

Restituiteci il calcio vero, quello con i tifosi sugli spalti. Dove il contagio è zero si può fare, con le dovute misure di cautela

Ridateci il calcio, quello vero con i tifosi sugli spalti. E abbiate la bontà di evitare pagliacciate e prese per i fondelli. Perchè le immagini dei calciatori che non possono andare in panchina e sono costretti a sedersi sugli spalti indossando le mascherine sono un insulto all’intelligenza di ogni italiano: sono ragazzi che condividono lo stesso spogliatoio, la stessa doccia, gli allenamenti di uno sport di contatto, arrivano tutti insieme sullo stesso pullman, poi scendono in campo, segnano e si abbracciano per esultare, perdono e si abbracciano per conforto. Insomma, appare evidente come quel distanziamento sia soltanto una pagliacciata che rappresenta l’ultimo simbolo dell’idiozia con cui vengono disposte le norme anti-Covid.

Intanto in tutti gli altri Paesi del mondo si stanno organizzando per le riaperture degli impianti al pubblico. Spagna, Francia, Inghilterra e Germania sono le più caute rispetto a Ungheria, Polonia e Bulgaria (oltre alla Bielorussia, dove il campionato non si è mai fermato) che hanno già riaperto gli stadi, seppur a capienza ridotta e per i soli tifosi di casa. Sono tra i Paesi meno colpiti dal contagio, e hanno deciso ragionevolmente di tornare ad una semi-normalità. Ma anche in Italia abbiamo zone a contagio zero: persino Walter Ricciardi, noto rappresentante del Ministero della Salute all’OMS, lo aveva detto già il 4 giugno: “Tifosi allo stadio? Teoricamente si potrebbe già aprire. Abbiamo zone a zero casi da diversi giorni. In qualche Regione teoricamente si potrebbe già fare“.

Di giorni ne sono passati altri 20 e ormai, eccezion fatta per Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Liguria, in tutte le altre Regioni il contagio si è azzerato. Perchè, quindi, non riaprire gli stadi? L’hanno fatto persino Australia e nel Vietnam, confinante con la Cina.

E’ da ormai quasi due mesi che raccontiamo assembramenti quotidiani: la movida del sabato sera, le passeggiate all’aperto, hanno riaperto persino i locali con centinaia di posti a sedere al chiuso, abbiamo visto persino la grande festa dei tifosi napoletani dopo la vittoria della Coppa Italia. E il contagio è rimasto a zero.

Perchè, quindi, continuare a tenere gli stadi vuoti? Siamo all’aperto, il rischio del contagio si può annullare consentendo l’ingresso distanziato e con le mascherine. Basta un po’ di criterio per sconfiggere la paura. E restituirci il calcio che amiamo: quello del pubblico con i suoi colori, i suoi suoni, le sue emozioni. Senza cui neanche le girandole di gol hanno poi così tanto senso.