Furio Valcareggi racconta Messico ’70: la diarrea di Rivera, il testicolo gonfio di Anastasi e il ‘biscotto’ con l’Uruguay

Furio Valcareggi, figlio dell'allenatore dell'Italia a Messico '70 Ferruccio, racconta alcuni retroscena di quella spedizione

50 anni da quel Mondiale, Messico ’70. L’Italia ci arrivava da campione d’Europa. Fu la Coppa de ‘La partita del secolo’ e della vittoria solo sfiorata. In finale fu monologo Brasile, che vinse 4-1 trascinata da Pelé. L’allenatore della compagine azzurra era Ferruccio Valcareggi. Il figlio Furio, presente con quella spedizione, racconta alcuni retroscena di allora. Aveva 24 anni.

“Li raggiunsi a dieci giorni dall’inizio – l’intervista a calciomercato.com – La nazionale era andata con largo anticipo, un mese quasi, per via dell’altitudine. Era il periodo necessario per ambientarsi. Lassù, a 2600 metri, l’aria è rarefatta, non a caso Moser ha fatto il record dell’ora. Il massaggiatore aveva in panchina la bombola con l’ossigeno al posto del vecchio secchio dell’acqua. Anche Riva ne soffrì all’inizio anche se lui era talmente forte che lo superò alla svelta. E poi c’era Montezuma. La diarrea, tremenda. La presero in diversi, a cominciare da Rivera che infatti non iniziò alla pari con gli altri e impiegò un po’ a entrare in condizione. Anche per questo Mazzola partì titolare…”

E l’assenza dell’ultim’ora di Anastasi. “Purtroppo, perché col “Picciotto” (Anastasi, ndr) centravanti avremmo vinto noi. La notte prima di partire per il Messico, in albergo a Roma si svegliò di soprassalto. Un male cane: gli si era gonfiato il testicolo. Entra un dottore: questa è una cosa seria, bisogna operare. Addio Mondiali. A quel punto mio padre decise di convocare Boninsegna che però era un centravanti e rischiava di pestarsi i piedi con Riva. Così chiamò anche Pierino Prati del Milan”.

Le prime partite. “E subito si infortuna Comunardo Niccolai, il re degli autogol e titolare con Cera. Coppia centrale del Cagliari, collaudatissima. Cera, il libero, era forte come Beckenbauer, con lui si giocava in superiorità numerica a centrocampo. Fu la rivelazione di quel mondiale. Anche Rosato fece benissimo: entrò e non uscì più. La partita fu brutta. Ciabattata di Domingo, mezza papera del portiere svedese, 1-0 e via a Puebla per la seconda contro l’Uruguay. Nel viaggio in pullman verso Puebla incontrammo tutte e quattro le stagioni: estate, inverno, primavera, estate. Gli occhi spalancati sul finestrino. Incredibili le varietà climatiche del Messico. La partita con l’Uruguay fu un “biscotto” in mondovisione: lo 0-0 andava bene a tutti e infatti la terza partita contro Israele, altro 0-0, fu pleonastica, eravamo già ai quarti”.