Giampiero Boniperti, il no al Torino e il provino con la Juve. Dal siparietto con Tubaro alla foto in ufficio

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica “L’uomo del giorno“. Protagonista di oggi è Giampiero Boniperti, ex calciatore e dirigente

Giampiero Boniperti compie 92 anni. Il suo nome è legato inevitabilmente alla Juventus, ha trascorso infatti tutta la sua carriera da calciatore con i colori bianconeri, dopo gli inizi con le giovanili di Barengo e Momo Novarese. Ha disputato più di 400 partite con i bianconeri, mettendo a segno oltre 170 gol, era un attaccante e poi diventato presidente onorario della Juventus. Come giocatore ha fatto parte, assieme a John Charles e Omar Sívori, del cosiddetto Trio Magico, uno dei più prolifici reparti d’attacco ammirati nella massima serie italiana. Alla fine degli anni ’90 ha inoltre ricoperto il ruolo di eurodeputato al Parlamento europeo. Nell’estate del 2006, dopo il coinvolgimento della Juventus nello scandalo Calciopoli, Boniperti è stato richiamato dalla famiglia Agnelli per seguire l’opera di ricostruzione della società. Da calciatore era soprannominato ‘Marisa per via dei boccoli biondi.

Diversi gli aneddoti raccontati dallo stesso Boniperti nel corso degli anni: “Ho avuto tante offerte. Inter, Milan, Roma, il Grande Torino. Era stato Valentino Mazzola a fare il mio nome a Ferruccio Novo. Il presidente mi ricevette nel suo ufficio: ‘Commendatore’ – gli dissi – sono della Juve, non posso. Le trattative con la Juve furono brevi; io avevo firmato il cartellino per il Momo ma, sentimentalmente, il mio cuore era per la squadra del mio paese, il Barengo, e desideravo che, nel passaggio alla Juventus, anche quella società avesse qualche guadagno. Andò a finire così: prezzo di acquisto 60.000 lire; 30.000 furono per il Momo e 30.000 per il Barengo, in scarpe, maglie e reti, di cui avevano bisogno. Io, mi accontentai dell’onore. Il fenomeno di casa, però, era Gino, mio fratello. Solo che fumava come un turco. Sarebbe diventato un fuoriclasse. Ha fatto il radiologo. Me l’ha portato via un tumore. Feci il provino in Piazza d’Armi, dove si allenavano i ragazzi. Borel venne a vedermi. Poi, entrò in campo. Mi lanciava la palla. Di destro: pim, di sinistro: pim. Chiamò il dottor Egidio Perone, medico di Barengo e tifosissimo della Juventus, e gli disse: ‘Portamelo ancora domenica, così lo faccio giocare nelle riserve prima della partita con il Livorno‘. L’avversario era il Fossano e mi marcava un giocatore vero, anche se un po’ in là con gli anni. Era stato lo stopper del Torino. Vincemmo 7-0 ed io segnai 7 goal“.

Altro episodio raccontato da Boniperti: Ludovico Tubaro. Veniva dal Toro, giocava nel Legnano. Un tronco di stopper. Una domenica, mi entra a catapulta sulla caviglia e rischia di spezzarmela. Esco, mi medicano, rientro. Lo aspetto. Palla sopra la testa e gran botta, gran goal. Lo cerco e gli faccio il gesto dell’ombrello: ‘Tubaro, tiè’. Mi ha inseguito fin sotto la doccia. Un giorno, che ero ancora europarlamentare, squilla il telefonino. Era lui. Quasi mezzo secolo dopo. Quel pomeriggio, l’avrei ammazzato. Quel giorno, l’avrei abbracciato”.

Un altro curioso aneddoto è stato svelato dal giornalista Maurizio Pistocchi sul suo profilo Twitter: “Il 16 maggio 1976 successe che il Torino, pareggiando in casa con il Cesena, vincesse il suo 7° scudetto. La Juve, battuta a Perugia, arrivò seconda Boniperti mise la foto di quella sconfitta nel suo studio, per mostrarla a tutti i giocatori che chiedevano aumenti di stipendio”.

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