Milan, il mondo al contrario: Pioli sta facendo un miracolo, ma fa più “figo” lo “straniero” uomo immagine

Il Milan vive nel suo mondo al contrario, quello che non premia chi fa bene e chi lavora in silenzio con quel poco che ha

Narnia? No, questo è il mondo reale. Ma forse un po’ al contrario. E’ quello in cui vive il Milan. Nella sua dimensione, ma un po’ bizzarra. Una dimensione in cui si ostina a cercare continuamente la figura di innovatore, di rivoluzionario, di “professore”. Come lo era Giampaolo, come lo è Rangnick. E la situazione fatta in casa? Non piace. Non era piaciuta lo scorso anno, in cui fu salutato Gattuso che – nonostante non fosse un innovatore – sapeva sicuramente trarre il massimo da ciò che aveva. Non piace quest’anno, dove – dopo il fallimento Giampaolo (preso per sostituire Gattuso) – Pioli viene messo alla porta, anche lui silenzioso, conservativo, pratico, cinico e “risultatista”, per far spazio all’innovatore, al rivoluzionario, all’allenatore manager tutto immagine e comunicazione: Ralf Rangnick.

Il “rivoluzionario” che sopravanza il “pratico”

Risultato? La speranza, per i tifosi del Milan, è che sia diverso da Giampaolo. Sia chiaro, i due sono da mettere a paragone solo per la loro determinazione, magari con gli uomini giusti, di proporre un certo tipo di calcio. Ma sono diversi in tutto: modo di giocare, modo di comunicare, atteggiamento fuori e dentro il campo con media e calciatori, gestione totale della squadra. Ma sono, appunto, due innovatori.

Pessimismo e incertezza

Ma è la scelta giusta? Lo è quantomeno in questo modo? Con questa gestione? Con questi uomini e con questa proprietà? Tutto un grande punto interrogativo. E’ così al Milan da un po’ di anni. Pessimismo e incertezza. Si aspetta il campo per parlare, che poi come sempre smentisce senza mezzi termini. Con allenatori, tanti deludenti, con calciatori, che magari hanno fatto bene prima e faranno bene dopo dell’esperienza rossonera (nomi? la lista è infinita).

L’ostinazione produce passi falsi

Anche con Rangnick si lascerà parlare il campo. Ma questa ostinazione, già provata sulla pelle soprattutto dei tifosi, finora ha prodotto solo passi falsi. Chi lascia la via vecchia per la nuova sa quel che lascia e non sa quel che trova. Ecco. Non si può premiare chi ci prova, chi sa fare con poco, sta in silenzio e si accontenta di quel che ha?. Che poi, tra l’altro, Pioli ha “semplicemente” portato una squadra al quinto posto dopo averla presa al decimo. L’ha sistemata, gli ha dato un’identità, l’ha fatta correre. Certo, c’è la “spinta” emotiva Ibra e c’è stato il lockdown, ma ben venga una squadra che ancora, ieri, al 95′ correva e sapeva come farlo.

Niente più scusanti

E’ chiedere troppo una riconferma? Probabilmente sì, anche perché nell’eleganza delle parole di Pioli c’è la voglia di non osare. “Vedremo”, “Aspettiamo fine stagione”. Sai cos’è, caro Stefano? Quelli come te non vanno bene. Va bene chi rivoluziona e chi sa far parlare di sé. E se anche Rangnick fallisce? Nessuno avrà più scusanti. Il “nuovo” rossonero avrà “pieni poteri”, tra campo e mercato. Niente più frizioni o idee differenti. Una linea univoca e condivisa. E, come sempre, l’attesa per la risposta sta tutta a quel rettangolo verde. Verde di speranza come quella a cui si appigliano i tifosi…

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