Il retroscena di Luque: “sequestrato dai militari, sono vivo per miracolo”

Leopoldo Jacinto Luque svela un clamoroso retroscena riguardante il Mondiale del 1978, le rivelazioni che hanno fatto discutere

Era il 1978 e sono passati più di 40 anni dal Mondiale in Argentina con la vittoria dell’Albiceleste. Leopoldo Jacinto Luque, che a 42 anni di distanza, in un’intervista a Clarín ha rivelato retroscena inquietanti: “Mi fa rabbia quando dicono che diventammo campioni grazie alla dittatura. Dicevano che andavamo in giro coi militari, invece mi hanno sequestrato, derubato e per miracolo non mi hanno anche ucciso. Ti dico: quando iniziai a camminare verso la radura nella mia testa aspettavo solo il suono dello sparo, il ‘Puum’ che mi avrebbe ucciso”.

Mi rincorse un uomo, aveva in una mano il distintivo della Polizia e nell’altra una pistola. Mi si avvicinò e mi chiese i documenti, io li avevo nel portaoggetti. Mi disse: ‘Stai tranquillo perché altrimenti ti stacco la testa con un proiettile’. E ancora: ‘Non alzare la testa, perché te la faccio volare’. Fino a che mi chiese di scendere dall’auto, fu un in quel momento che vidi la macchina che li accompagnava. Scappai tra le erbacce e strinsi i denti, aspettavo solo il proiettile. Sentii andar via un’automobile, era la mia. Mi fermai e respirai”.