Ramon Diaz, idolo di Avellino: dai gol con l’Inter di Trapattoni allo schiaffone di Bruscolotti

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Ramon Diaz, ex attaccante argentino

Ramon Diaz, talento argentino e vecchia conoscenza della Serie A, spegne oggi 61 candeline. Attaccante cresciuto calcisticamente nel River Plate, si trasferisce all’Avellino, gioca tre stagioni di alto livello e diventa ben presto l’idolo dei suoi nuovi tifosi con 22 gol in 78 partite, la Fiorentina sborsa 10 miliardi di lire ma l’esperienza non può essere considerata positiva, la rottura avviene dopo solo due anni. Poi la chiamata dell’Inter e in maglia nerazzurra mette a segno 12 gol in 33 partite: un vero e proprio protagonista nello scudetto (1988-89) dei record di Trapattoni. Poi affronta l’avventura al Monaco ed il ritorno al River Plate, prima della chiusura della carriera in Giappone a Yokohama, dove si laurea capocannoniere a 35 anni. Intraprende dunque la carriera da allenatore alla guida del River Plate trionfi in campionato, Copa Libertadores e Supercoppa Sudamericana, oltre alla finale di Coppa Intercontinentale (1996) persa contro la Juventus. Poi gira il mondo tra Inghilterra, Messico e Argentina ma con scarsi risultati, allena anche il Paraguay, infine le esperienze con Al-Hilal, Al-Ittihad e Pyramids.

Beppe Bruscolotti, ex difensore del Napoli, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel corso di ‘Campania Sport’ su Canale 21, raccontando alcuni aneddoti della sua carriera, uno legato anche a Ramon Diaz: “Quell’anno avemmo qualche problemino, andavamo piuttosto maluccio, era uno che aveva poche responsabilità perchè era nuovo e giovane, aveva un’aria dimessa, quando si parlava del momento critico diceva: ‘e che me frega’, alla terza volta che lo disse, gli diedi uno schiaffone. Sono momenti particolari, venivano 80mila persone a vedere quelle partite, si hanno delle responsabilità, almeno si deve sudare la maglia, come si suol dire. Lo ritrovai da avversario in una partita scudetto al San Paolo, prendeva palla, si dimenava, al che in un momento di pausa, a palla lontana, gli dissi: ‘scemo eri e più scemo ti trovo, ti sei guardato intorno? Qua ci sono 100mila persone, che vorresti fare? Tu e la Firorentina che fate oggi?, se si incrociano i risultati rischiate pure di retrocedere’. Rispose: ‘E va be’, gioca’, la prima palla che arrivò mi ricordo gli andai direttamente sul ginocchio per fargli capire che era l’assaggio. Dopo giocava alla larga, poi si sono addolciti perchè la partita si incanalò sull’1-1 e quindi i risultati erano favorevoli”.