Thiago Motta, la lentezza fatta persona: il ’10’ che l’Italia non voleva, le risse con Buffon e Ibrahimovic

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Thiago Motta, ex centrocampista dell'Inter

Nato il 28 agosto 1982, Thiago Motta compie oggi 38 anni. Un modo di giocare lento e compassato, odiato dal pubblico che ammira il calcio veloce e dinamico. Eppure il brasiliano, naturalizzato italiano, ha calcato grandi palcoscenici: Barcellona, Atletico Madrid, Genoa, Inter e Psg. Con la maglia nerazzurra vince uno scudetto, la Champions League 2010, un Mondiale per Club, due Coppe Italia e una Supercoppa italiana. Thiago Motta è sempre stato un uomo d’ordine, quello che si definisce un regista metodista. Fragile fisicamente e lento, terribilmente lento. Di una lentezza di che si può assegnare a tanti registi, da Pirlo a Xavi, che però (ci scuserà il buon Thiago) avevano una classe innata, un talento che pochi nella storia del calcio possono vantare.

Il 9 febbraio del 2011 esordisce con la maglia della Nazionale italiana, voluto da pochi. Già gli italiani apprezzano poco gli “oriundi”, figurarsi Thiago Motta. Sempre convocato da Prandelli, Thiago Motta sarà praticamente fatto fuori dal pubblico. A Verona, in amichevole, contro la Finlandia, viene fischiato sin dall’inizio. Viene insultato dai social perché non meritevole della numero 10. Non sappiamo se sia scelta sua o della Federazione o peggio ancora del CT. Quel che è certo è che la 10 a Thiago Motta è stato uno sbaglio. Ha rovinato quello che era un onesto giocatore, lento sì, ma con piedi buoni. Un giocatore che non è mai stato messo in risalto, ma che con le sue giocate ha esaltato le qualità dei compagni.

Diversi diverbi accesi in carriera: “La rissa con Buffon? Sul momento mi mise paura, ma poi mi telefonò e gli chiesi scusa. Con lui c’era un bel rapporto. Come con Ibrahimovic, anche se da avversari ci menavamo. Mi diceva: ti aspetto fuori da scuola dei nostri figli, a Milano. Poi però al Psg ho imparato ad apprezzarlo. È uno che come me difende il gruppo, anche l’ultimo dei ragazzi”.