3 settembre 1989: il tragico incidente di Gaetano Scirea, uomo elegante e libero formidabile

Sono passati trentun'anni. Trentuno maledettissimi anni da quando Gaetano Scirea non è più tra noi. Un uomo d'altri tempi e un calciatore eccezionale

Sono passati 31 anni dalla tragica scomparsa in un incidente d’auto di Gaetano Scirea, libero, campione del Mondo con la nazionale e d’Europa con la Juventus. Gaetano Scirea incarnava perfettamente questo ruolo, ormai scomparso. Nato il 25 maggio del 1953, esordì in Serie A con la maglia dell’Atalanta. La pagina più importante della sua carriera fu quella con la Juventus. In maglia bianconera rimase 14 stagioni e collezionò 552 presenze. Con la Juve vinse in totale 7 campionati nazionali, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe, una Coppa UEFA, una Supercoppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Un uomo straordinario, che il fato ci tolse troppo presto. Un incidente, quello in cui perse la vita Gaetano Scirea, a dir poco incredibile.

In qualità di allenatore in seconda della Juventus, Scirea fu inviato a visionare il Górnik Zabrze, squadra polacca che avrebbe affrontato i bianconeri nei preliminari. Una squadra che aveva preoccupato a tal punto i dirigenti bianconeri da mandare un osservatore. La Juventus vincerà contro i modesti polacchi nella doppia sfida: 0-1 in trasferta e 4-2 in casa. Era il 3 settembre del 1989 e la vettura su cui era a bordo fu tamponata da un furgone nei pressi di Babsk. Un incendio, divampato a causa delle taniche di benzina che l’autista aveva voluto riempire per evitare di rimanere a secco durante il viaggio, saranno la causa della morte di Scirea e di altre 2 persone.

Aveva solo 36 anni. La tragedia sconvolse immediatamente il mondo sportivo italiano e non solo. Sandro Ciotti diede la notizia in diretta nel corso de ‘La Domenica Sportiva’: “E’ inutile spendere parole su un uomo che si è illustrato da solo per tanti anni su tutti i campi del mondo, che ha conquistato un titolo mondiale con pieno merito e che era un campione non soltanto di sport ma soprattutto di civiltà”, disse il giornalista con voce affranta. Il caso volle che in studio ci fosse Marco Tardelli, compagno per tanti anni di Scirea alla Juventus e in Nazionale, che abbandonò la trasmissione con gli occhi lucidi non riuscendo a continuare.

Di Scirea non si può che parlare bene. Era un libero molto offensivo, non falloso e non cattivo. Grande eleganza e classe, un uomo schivo, riservato. Non gli si conosceva un vizio. Anche i compagni lo ricordano come un calciatore e un uomo fuori dal comune. Tardelli dice: “Era uno dei giocatori più forti del mondo, ma era troppo umile per dirlo o anche solo per pensarlo. Il suo essere silenzioso e riservato forse gli toglieva qualcosa in termini di visibilità, ma certamente gli faceva guadagnare la stima, il rispetto e l’amicizia di tutti, juventini e non. Era dotato di una grande forza interiore e sapeva parlare anche con i suoi silenzi. Io e lui avevamo caratteri completamente opposti, ma stavamo bene insieme. Una volta venne a trovarmi al mare e giocammo insieme a nascondino. Una cosa strana per dei professionisti di serie A, invece faceva parte del nostro modo di stare insieme e di divertirci in maniera semplice. Nel calcio d’oggi credo che si sarebbe trovato un po’ spaesato, ma solo a livello personale. Calcisticamente era uno molto competente e avrebbe saputo rendersi anche autorevole. Diciamo che personaggi con il suo carattere, al giorno d’oggi, nel mondo del calcio non ce ne sono più“. Un esempio. Un modello da seguire per i giovani. Uomini d’ altri tempi, dei quali si è gettato lo stampo. Questo era ed è Scirea. A distanza di 31 anni vogliamo ricordarlo così.

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