Il bomber? Nel calcio di oggi non è indispensabile. Nell’Italia che guarda al futuro segnano tutti. Ecco perché è un gran segnale…

L'Italia di Mancini guarda al futuro con intelligenza: gioca un calcio moderno, un calcio in cui i bomber non sono più indispensabili in ottica gol

Eh sì, ma Gigi Riva? E Christian Vieri? E Luca Toni? Sì, li ricordiamo. Tutti. Lo facciamo con piacere, perché a loro associamo tante delle più grandi gioie azzurre. Erano loro a finalizzare, erano loro – spesso – a portare a compimento le azioni manovrate da dietro e che conducevano poi al gol. Già, loro. I bomber. Esistono ancora, eh! Non ne parliamo come di un’entità superiore ad oggi estinta. Esistono ancora in Italia e nel mondo. Ma, forse, sono un po’ più “nascosti”. Magari perché, adesso, non sono sempre loro i protagonisti delle nostre esultanze. Ora segnano, di più, anche gli altri. I centrocampisti, gli esterni. E lo fanno ovunque, nei club e in Nazionale.

Capitolo Italia. Era qui che volevamo arrivare. Con Mancini, finalmente, c’è freschezza di gioco e di idee, di manovra, di possesso, di pressing. Anche, ma non solo, grazie a quel 4-3-3 che ha dato una dimensione più omogenea ad una Nazionale rimasta troppo ancorata alla sua tradizione. Sono finiti i tempi del catenaccio e contropiede. E, quindi, sono  finiti i tempi dell’attaccante che faceva reparto da solo e la buttava dentro magari nell’unica occasione creata. Adesso, nei grandi tornei per club e Nazionali, si gioca all’attacco, si gioca per vincere. E lo si fa attaccando con tanti uomini. Mancini lo sa bene. Lo ha capito e, da quando è arrivato, ha inculcato questa mentalità ai calciatori. Ormai, anche loro, tra estero e qualche big italiana, hanno capito che il calcio è cambiato.

Sia chiaro, la difesa di ferro e il contropiede esistono e devono esistere ancora, e il finale di Olanda-Italia di ieri lo dimostra. Così come i grandi bomber mai scompariranno. Certo, forse si dovranno abituare ad essere meno protagonisti e meno “realizzatori” nel calcio del futuro. Calcio del futuro che, in realtà, è già adesso. Perché già adesso gli esterni si accentrano e concludono a giro, perché già adesso le mezzali hanno grandi capacità d’inserimento. Ma, soprattutto, anche perché sono gli stessi bomber a partecipare attivamente alla manovra, non aspettando per forza il pallone da buttare dentro.

Torniamo all’Italia e prendiamo come esempio l’azione che ha portato al gol di ieri. E’ Immobile a ricevere il pallone, a girarsi e a crossare. E’ Barella ad inserirsi e a colpire di testa. In altri tempi, magari, sarebbe stato il contrario. Non adesso, non nel calcio attuale, non con questa Italia. Una squadra in cui tutti partecipano con le idee chiare alla due fasi, in cui le ali giocano a piedi invertiti e anziché provare solo a metterla in mezzo provano spesso ad accentrarsi e a concludere (specialità di Insigne), in cui le mezzali hanno delle capacità di inserimento tali da andare spesso in rete (Barella, Sensi, Verratti). E così segnano tutti. Gli esterni, le mezzali. E gli attaccanti. Non preoccupino i pochi gol di Belotti e Immobile. Quest’ultimo, Scarpa d’Oro, non è diventato brocco all’improvviso. E’ semplicemente attore di una filosofia di gioco che nella Nazionale lo vede più “operaio”. Lo vede venire più spesso incontro al pallone, dialogare coi compagni, allargarsi. Nella Lazio, invece, la fa da padrone la continua ricerca della profondità. E il gol arriva più facilmente.

Classifica marcatori Italia alle qualificazioni ad Euro 2020: Belotti a 4, Barella, Immobile, Insigne e Jorginho a 3, Bernardeschi, Zaniolo, Verratti, Quagliarella, Kean, Romagnoli a 2. Un dato abbastanza significativo. Significativo del calcio del futuro. E, state tranquilli, Riva, Vieri e Toni non si offenderanno…