Josef Bican, il più grande marcatore di tutti i tempi: dai numeri circensi in allenamento al Comunismo

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". La storia di oggi è quella di Josef Bican, attaccante austro-cecoslovacco

Peccato che la Scarpa d’Oro venne istituita solo nel 1967. E sì, davvero un peccato perché Josef Bican si era già ritirato da oltre dieci anni, altrimenti avremmo avuto un plurivincitore del trofeo tra Messi e Cristiano Ronaldo. Il fuoriclasse argentino ne ha vinte 6, quello portoghese 4, Bican ne avrebbe vinte 5 e per di più consecutive. Era un bomber di razza, i suoi numeri sono impressionanti: 1468 reti contando anche le amichevoli, 805 in gare ufficiali. Nato a Vienna il 25 settembre del 1913, Bican acquisì molti anni dopo la cittadinanza cecoslovacca, grazie alle origini della madre. Anche il padre era un calciatore. Durante uno scontro di gioco si infortunò gravemente ai reni, ma rifiutò di operarsi morendo a soli 30 anni. Il piccolo Josef aveva solo 8 anni. Crebbe in povertà e si allenava senza scarpe. La cosa gli tornerà utile per il suo sensibilissimo tocco di palla. A 12 anni entrò nelle giovanili dell’Herta Vienna, poi venne notato e messo sotto contratto dal Rapid. La madre Ludmila andò a vederlo giocare poche volte, ma in una delle rare occasioni prese ad ombrellate un avversario, reo di aver steso il suo ragazzo. Finalizzatore tecnico e velocissimo. Nel 1935 si trasferì all’Admira Vienna. Dopo due campionati vinti passò allo Slavia Praga, per sfuggire al regime nazista. In Repubblica ceca segnò 385 gol in 204 partite. Cifre assurde. Giocò sia con la nazionale austriaca che con quella cecoslovacca, anche se i compagni di quest’ultima selezione non presero bene il suo arrivo nella selezione tant’è che lo chiamavano “bastardo austriaco”. Disputò anche un incontro con la Boemia-Moravia contro la Germania, realizzando 3 gol nel 4-4 finale, diventando l’unico giocatore della storia a giocare e segnare con 3 nazionali diverse.

Una leggenda racconta che i tifosi dello Slavia assistessero volentieri ai suoi allenamenti perchè Bican si sarebbe esibito in numeri circensi: mentre il resto della squadra svolgeva lavori atletici, Pepi prendeva delle bottiglie vuote e le metteva sulla traversa; posizionati poi diversi palloni al limite dell’area e presa la mira, avrebbe colpita una ad una tutte le bottiglie. Un vero e proprio show, che lo Slavia faceva pagare qualche corona. Inseguito a lungo dalla Juventus, rifiutò l’Italia perché temeva un governo comunista. Il Comunismo arrivò, ma in Cecoslovacchia. La famiglia Bican venne isolata e a fine carriera Josef fu mandato a lavorare come operaio in ferrovia. Ebbe minor fortuna da allenatore. Nel gennaio del 2001 IFFHS assegnò a Bican il Pallone d’Oro quale più grande bomber del secolo precedente. A dicembre dello stesso anno morì, a 88 anni, a Praga.