Luka Modric, dagli orrori della guerra alla morte del nonno. Un cugino d’eccezione e i palleggi tra le bombe

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Luka Modric, centrocampista croato

Luka Modric compie oggi 35 anni. E’ considerato uno dei migliori calciatori in circolazione, non a caso ha vinto il Pallone d’Oro nel 2018. Dopo gli inizi con Zrnjski Mostar e Inter Zapresic, la prima importante esperienza è stata quella con la maglia della Dinamo Zagabria, poi si è messo in mostra nel campionato inglese con il Tottenham, infine la grande chiamata, quella del Real Madrid. Grande personalità e visione di gioco, è anche un leader della nazionale croata, seconda agli ultimi Mondiali.

Il croato è sposato dal 2010 con Vanja Bosnic, che oltre ad essere la moglie è anche il suo agente. La coppia ha due figli: Ivano ed Ema. Javi Marquez, giocatore dei New York Cosmos, ha chiamato suo figlio Modric, in onore del centrocampista croato. Modric è cugino dell’ex attaccante Mark Viduka.

Da piccolo ha vissuto in mezzo alla guerra. Si allenava in un campo dove cadevano delle granate, nel parcheggio dell’Hotel Kolovare. Ogni giorno a Zadar piovevano circa 600 bombe, ma quel bimbo di 7 anni, dal caschetto biondo, non smetteva di palleggiare. Nel 1991 suo nonno Luka è stato ucciso dai serbi davanti agli occhi della famiglia. Da quel momento diventa un rifugiato di guerra. Dopo un provino fallito con l’Hajduk Spalato, squadra per la quale tifava, ha pensato di mollare il calcio.

Curioso aneddoto raccontato da Modric su Cristiano Ronaldo e Mourinho: “Stavamo vincendo in Coppa del Re per 2-0 ma Ronaldo non inseguì il terzino avversario in una loro azione di rimessa. Vidi José furioso con Cristiano e i due ebbero un lungo botta e risposta. E confesso che quella reazione da parte dell’allenatore mi lasciò sorpreso. Rientrati negli spogliatoi per l’intervallo vidi Ronaldo quasi in lacrime per la rabbia… ‘Faccio del mio meglio e lui continua a criticarmi’ diceva. Quando Mourinho entrò e continuò ad attaccarlo stava per scoppiare una rissa. Solo l’intervento dei compagni la evitò”.