Simone Perrotta, dalla statua costruita in suo onore ai retroscena sul Mondiale e sul matrimonio del fratello

Si rinnova il classico appuntamento con la nostra rubrica "L'uomo del giorno". Protagonista di oggi è Simone Perrotta, ex centrocampista italiano

Nato a Ashton-under-Lyne, nella contea inglese di Greater Manchester, Simone Perrotta vi ha vissuto fino all’età di 5 anni, trasferendosi in seguito a Cerisano, nella provincia di Cosenza. Inizia la carriera con la maglia della Reggina, uscendo da uno dei vivai più floridi d’Italia. Nell’estate del 1998 viene ingaggiato dalla Juventus. Trova pochissimo spazio e passa al Bari. Vive tre stagioni ottime con la maglia del neopromosso Chievo Verona. Nel 2004 passa alla Roma. in giallorosso vivrà le sue stagioni più belle. In particolare nel campionato 2005-2006 viene schierato da trequartista da Luciano Spalletti. I suoi inserimenti diventano proverbiali e alla fine segna 8 gol, guadagnandosi la chiamata per il Mondiale del 2006. Diventa campione del mondo, giocando tutte le gare da titolare. Dopo il ritiro entra a far parte del Consiglio Federale della FIGC. Ad Ashton gli hanno dedicato una statua, al pari di altri due illustri concittadini iridati nel ’66 Geoff Hurst, quello della celebre tripletta con gol fantasma ai tedeschi, e Jimmy Arfield.

Recentemente ha svelato a ‘Sky Sport’: “Non credevo di partecipare al Mondiale, mio fratello doveva sposarsi, lo aveva deciso nel marzo del 2005 ed io ero fuori dal giro azzurro. Lui però mi diede fiducia e pose come data l’11 luglio del 2006. Lippi mi disse che il mio ruolo non era previsto, ma io arrivai in buonissime condizioni e giocai tutto il Mondiale. La mia cartolina di quella vittoria è senza dubbio quando ho consegnato la Coppa del Mondo nelle mani di mio padre. Credo sia stato il coronamento di tutti i nostri sacrifici”.