‘Non complicarti il Diabete!’, campagna su stili di vita e giuste terapie

Roma, 22 ott. (Adnkronos Salute) – Sono oltre 3,7 milioni le persone con diabete in Italia, ai quali si aggiunge un altro milione che non sa di esserlo. Oltre l’80% è affetto da un diabete tipo 2, non insulino-dipendente e 8 diabetici su 10 non raggiungono un buon controllo della glicemia con un valore di emoglobina glicata inferiore a 7, mantenendo quindi un alto rischio di sviluppare complicanze. Vivere con una malattia cronica e ‘a vita’, quale il diabete, ha un forte impatto sulla quotidianità, ma la convivenza con questo ‘compagno di viaggio’ può essere facilitata e a volte la soluzione è a portata di mano. Parte da questa premessa la campagna, promossa da Novo Nordisk, “Non complicarti il Diabete!”, che si propone di rimettere al centro dell’attenzione la gestione del diabete e i nuovi trattamenti che stanno cambiando il paradigma di cura e la vita dei pazienti.
Il sito web è online con consigli e suggerimenti su corretta alimentazione, attività fisica, benessere psicologico, aderenza alla terapia, e a breve verrà lanciata una miniserie web. L’accettazione di questo ‘compagno’ per tutta la vita – si legge in una nota – non è per nulla scontata e questo è vero sia per le persone che sviluppano il diabete di tipo 2 in età adulta, ma anche per i giovani che incontrano il diabete tipo 1.
“La fase di accettazione è un momento di estrema importanza perché se ciò non avviene si rischia di vivere in contrapposizione al diabete stesso – dichiara Paolo Di Bartolo, Direttore Rete clinica di Diabetologia, Ausl Romagna e presidente dell’Associazione medici diabetologi (Amd) – e quindi avere una vita caratterizzata da un profondo disagio e da un atteggiamento di costante rifiuto della ‘condizione diabete’ come, ovviamente, elemento di stigma sociale ma anche come ostacolo a una vita pienamente normale. La dieta, l’attività fisica, la terapia, il monitoraggio glicemico, le visite mediche, l’attenzione ad altre malattie e il rischio delle complicanze – sostiene – rappresentano una routine faticosa e stressante che può condurre spesso a sintomi depressivi, ansia e disturbi del comportamento alimentare, che tuttavia è possibile superare”.
La gestione del diabete tipo 2 è profondamente cambiata negli anni. Il valore dell’emoglobina glicata (HbA1), l’eccesso di peso e il rischio micro- e macro-vascolare sono i fattori chiave da tenere sotto controllo. Una diversa organizzazione dei servizi di diabetologia, l’integrazione tra medico di medicina generale e diabetologo e l’arrivo di farmaci innovativi permettono un’evoluzione nella presa in carico e nel trattamento globale dei pazienti.
“L’utilizzo di farmaci innovativi purtroppo, in Italia, è ancora inferiore a quello che vediamo in Paesi limitrofi, come Spagna e Germania”, sottolinea Agostino Consoli, ordinario di Endocrinologia all’Università di Chieti e direttore Uoc territoriale di Endocrinologia e malattie del metabolismo all’Ausl di Pescara. “Le cause – spiega sono diverse: pastoie burocratiche, limitazioni alla loro prescrizione imposte a livello regionale, ma, soprattutto, ‘inerzia’ da parte del terapeuta che fatica ad abbandonare le sue vecchie abitudini terapeutiche per rivolgersi, invece, a offerte della farmacologia moderna sicuramente più utili”.
“Le più recenti Linee guida raccomandano fortemente che un paziente con diabete tipo 2, con un profilo di rischio cardiovascolare alto o altissimo o che abbia avuto già un evento vascolare (come accade per il 25-30% delle persone con diabete), debba essere trattato anche con un farmaco per il diabete che abbia dimostrato di avere caratteristiche di protezione cardiovascolare, ad esempio un agonista recettoriale del Glp-1. Dai dati risulta invece che ad oggi in Italia non più del 15% dei diabetici è trattato con i nuovi farmaci”.
L’innovazione terapeutica aiuta i pazienti con diabete tipo 2 a gestire meglio la malattia e il percorso di cura attraverso farmaci che, insieme a una maggiore efficacia nel portare i pazienti a target, grazie a una frequenza di somministrazione ridotta aiutano a tenere sotto controllo il diabete senza il pensiero quotidiano della terapia. Semaglutide, che fa parte della classe degli analoghi del Glp-1 o agonisti del recettore del GLP-1 è una di queste terapie innovative che stanno cambiando il paradigma nella terapia del diabete. “”Innanzitutto, perché è un farmaco che si inietta sottocute ma non è insulina e quindi non dà ipoglicemie, oltre al fatto che non vi è il problema di cambiare la dose come si fa con l’insulina, perché la dose è prestabilita”, spiega Francesco Giorgino, direttore Uoc di Endocrinologia, Aou Policlinico consorziale di Bari e presidente della Società italiana di Endocrinologia (Sie).
“Gli analoghi del GLP-1, come semaglutide, sono farmaci ‘intelligenti’ perché riducono la glicemia solo quando è alta, mentre se è normale non agiscono. In più questa terapia fa dimagrire perché agisce a vari livelli sui centri dell’appetito e del senso della sazietà. Inoltre c’è la possibilità di usare questi farmaci non solo per ridurre la glicemia e il peso ma per ridurre le complicanze cardiovascolari e renali. Numerosi studi in questi ultimi anni hanno rivelato che questi agonisti hanno un’importante azione protettiva nei confronti di infarto, ictus e morte cardiovascolare. Farmaci molto utili che, per tutti questi motivi e per la maggiore efficacia ipoglicemizzante, sono da preferire rispetto all’insulina basale quando nella persona con diabete i farmaci orali non sono più in grado di assicurare un adeguato controllo della glicemia”.
è necessario che il diabetico trovi un nuovo equilibrio, un nuovo stile di vita attraverso la corretta alimentazione, una regolare attività fisica, l’aderenza ai farmaci prescritti. Il paziente può trovare difficile aderire alle prescrizioni del diabetologo ma c’è un modo per non complicare la malattia diabetica e raggiungere questi obiettivi. “Bisogna avere un rapporto con la malattia e una conoscenza di essa molto stretti, soprattutto imparare che non si tratta di vivere una vita da asceti, ma semplicemente cercare di vivere una vita normale, più sana, e con un valido motivo per farlo: la salute”, commenta Andrea Giaccari, responsabile Centro malattie endocrine e metaboliche, Fondazione Policlinico Universitario ‘A. Gemelli’ Irccs di Roma.