L’allarme di Mario Sconcerti: “ci sono almeno dodici-tredici società sul punto di saltare”

Il giornalista Mario Sconcerti lancia l'allarme sul campionato di Serie A, la situazione dal punto di vista economico è difficilissima

E’ allarme per il mondo del calcio italiano. La situazione economica (già difficile negli ultimi anni) è diventata drammatica a causa dell’emergenza Coronavirus e alcune società si trovano in difficoltà nel pagamento degli stipendi. I prossimi mesi saranno di sofferenza, i primi benefici potrebbero arrivare solo dalla prossima stagione, nel frattempo tutti i tesserati dovranno effettuare dei sacrifici per evitare ai club pesanti conseguenze. L’allarme è stato lanciato anche dal giornalista Mario Sconcerti, intervenuto in diretta a Stadio Aperto, trasmissione di TMW Radio.

“In un momento così delicato è difficile trovare regole comuni per club e nazionali. Quelle ci sono già: sono quelle dei governi e delle regioni, ma se le applichi al calcio non si gioca. Il sistema della bolla non funziona: le squadre hanno avuto talmente tanti contagiati che ormai saranno vicini all’immunità di gregge”.

“Il calcio è un importante movimento in Italia ma anche in Europa, ma quello che la gente non vuole capire è che non hanno incassato niente da ormai 8 mesi, con stadi chiusi e sponsor che se ne sono andati. E sento anche parlare del prossimo mercato… Si chiede il grande centravanti ma non solo non c’è un euro, ma anche 4 miliardi di debiti consolidati per il calcio italiano e diverse centinaia di milioni che mancano da marzo a oggi. In molte società i giocatori non stanno prendendo gli stipendi adesso… Sotto questo aspetto a Firenze siamo avvantaggiati, ma ci sono almeno dodici-tredici società sul punto di saltare”.

“Pensate che la nostra squadra migliore ha 500 milioni di debiti e, nonostante il taglio stipendi, ha concluso l’anno in deficit di 90 milioni. Bisogna capire quanto è possibile aiutare un sistema che porta 1,4 miliardi di euro di tasse, o quanto il paese accetti grandi province che rimarranno senza calcio. Serve un approccio di guerra, serve capire che non si va più al supermercato ma si mangia quello che si trova”.